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Il Pride degli adolescenti

A migliaia sono scesi in piazza per difendere il loro diritto di amare chi vogliono. Mentre dal comune di Roma non arrivano segnali incoraggianti sulle iscrizioni dei figli di coppie omosessuali. Il vicesindaco Bergamo: “Applichiamo le leggi”

Pubblicato il 10/06/2018 .-
FLAVIA AMABILE –
ROMA –
Brufoli, sorrisi irrigiditi dagli apparecchi per i denti, gli zaini sulle spalle: mai prima d’ora la piazza del Gay Pride di Roma era stata così piena di adolescenti. C’erano i soliti carri, i corpi esibiti, i costumi appariscenti, ma rappresentano quasi una minoranza in una manifestazione sempre più popolata dalla stessa folla multiforme di ogni altra protesta di ampio respiro.

All’interno della folla tantissimi minorenni, molti di più che in passato. Per molti di loro era il primo Pride, per altri il secondo o il terzo. Sono arrivati a gruppi di tre, di quattro, come quando vanno a scuola o a via del Corso il sabato pomeriggio. Nessuna organizzazione, nessun partito alle spalle, nessuna tessera in tasca, hanno deciso di indossare i colori dell’arcobaleno perché temono per la loro libertà. «Sono qui per difendere il mio diritto di essere chi voglio. Nessuno può dirmi come e chi amare», afferma Elisa, 15 anni, secondo anno in un liceo scientifico a Guidonia.

Per gli adolescenti l’amore è una scoperta di libertà, è un modo per affermare sé stessi. Si sono sentiti minacciati in modo diretto dalle parole del nuovo ministro della Famiglia Lorenzo Fontana che non solo nega l’esistenza delle famiglie Arcobaleno e quindi la possibilità a molti di loro di sognare un futuro ma esprime giudizi contro tutto quello che riguarda il mondo omosessuale e, quindi, contro le loro scelte o quelle dei loro amici. Non hanno avuto dubbi su come reagire. Appoggiata alla fontana di piazza della Repubblica c’è Angela, 15 anni, primo anno in un liceo artistico di Roma: «I politici pensano soltanto a loro stessi, non alle persone e ai loro bisogni».

Miriam ha 18 anni, sta preparando la maturità in un liceo linguistico di Roma: «E’ importante essere qui in questo clima politico per affermare che vogliamo celebrare l’amore in ogni modo. Se un ministro vede che in tutt’Italia si fanno manifestazioni e che ci sono tante persone che scendono in piazza, non può chiudere gli occhi solo perché ha un problema. Amarsi se si è dello stesso sesso non è un problema».

In piazza c’è anche il mondo politico che finora si è sempre battuto per i diritti della galassia omosessuale in tutte le sue sfaccettature. C’è Maurizio Martina, segretario del Pd, il partito che sta provando attraverso i suoi sindaci a garantire ai figli delle coppie omosessuali un riconoscimento giuridico attraverso l’iscrizione nei registri dell’Anagrafe. Ci sono Emma Bonino, Susanna Camusso, Nicola Zingaretti. Arrivano anche il vicesindaco di Roma Luca Bergamo e Laura Baldassarre, assessora ai Diritti alla Persona per affermare l’impegno del Campidoglio contro l’omofobia. «La sindaca è fuori Roma ma il Comune è rappresentato ai massimi livelli con me che ho anche la fascia tricolore e con l’assessore Baldassarre», avverte Bergamo.

L’impegno contro l’omofobia però non basta al mondo omosessuale, in questo momento l’attacco è contro le famiglie e proprio le famiglie omosessuali romane non si sono sentite tutelate dalla sindaca Raggi che, a differenza di quello che sta accadendo in altri comuni italiani, ha delegato la questione dell’iscrizione dei figli all’Anagrafe e non ha detto nulla quando a fine maggio una coppia si è vista rifiutare la richiesta di iscrizione. Anche il vicesindaco Bergamo preferisce rimanere sul vago: «Le iscrizioni all’Anagrafe? Esiste una legge che regola i diritti dei figli delle coppie omosessuali, il Comune la applica».

http://www.lastampa.it/2018/06/10/italia/il-pride-degli-adolescenti-RQ9mnMKB64aChTFdIFYPBL/pagina.html

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