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Il programma di M5s in parole semplici

Alcuni sono cavalli di battaglia ‘storici’ del moVimento, altri invece sono temi meno familiari all’elettorato pentastellato. I 20 punti del programma presentato dal candidato premier di M5s Luigi Di Maio mettono in chiaro quali sono le intenzioni una volta arrivato a Palazzo Chigi, ma alcuni hanno bisogno di qualche spiegazione, o anche solo una traduzione

  • Green economy: forma economica in cui gli investimenti pubblici e privati mirano a ridurre le emissioni di carbonio e l’inquinamento, ad aumentare l’efficienza energetica e delle risorse, a evitare la perdita di biodiversità e conservare l’ecosistema. 
  • Smart nation: a spiegarlo è lo stesso Di Maio nel blog di M5s, “uno stato intelligente che cominci a fare meno leggi (e meno burocrazia), che cominci a sviluppare nuove professioni, ma soprattutto che protegga le startup innovative che nascono e che danno lavoro a giovani o meno giovani”.
  • Internet delle cose: rete di oggetti collegati tra loro, dotati di tecnologie di identificazione, in grado di comunicare sia reciprocamente, sia verso punti nodali del sistema, ma, in particolare, in grado di costituire un enorme network di cose, ciascuna delle quali è rintracciabile per nome e in riferimento alla posizione che occupa. Non solo l’auto che ‘dialoga’ con il semaforo o il figorifero che ‘ordina’ da solo al supermercato. 
  • Flexicurity: strategia politica che si propone di favorire, nello stesso tempo, la flessibilità del mercato del lavoro e la sicurezza sociale, soprattutto a vantaggio delle categorie più deboli dei lavoratori. Introdotte dalla Svezia molti anni fa, queste politiche sono state imitate da altri paesi e anche se non esistono ricette vincenti, le più efficaci garantiscono la «flessicurezza», ovvero protezione sociale e accesso universale ai percorsi di riqualificazione e ricollocamento
  • Abolizione dello split payment: il sistema applicato nei rapporti tra imprese private e Pubblica Amministrazione, funziona in questo modo: l’impresa privata incassa dalla PA quanto dovuto per l’operazione eseguita al netto dell’IVA, la PA poi si occupa di versare direttamente l’IVA a debito sull’operazione.
  • Abolizione dello spesometro: quello strumento di controllo fiscale che impone agli operatori finanziari e ai commercianti l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate il codice fiscale di chi effettua acquisti per un importo superiore a una data cifra stabilita per legge.
  • Abolizione degli studi di settore: quel metodo usato dall’amministrazione finanziaria per stimare l’entità dei ricavi, o dei compensi, che può essere presuntivamente attribuita in condizioni normali a un contribuente titolare di reddito da lavoro autonomo o d’impresa. In sostanza vengono raccolti ed elaborati i dati che spiegano la capacità reddituale di un’impresa o di un professionista (luogo d’esercizio, andamento economico del settore di riferimento, locali e manodopera utilizzata).  

Resta l’altro cavallo di battaglia del Movimento: la lotta agli sprechi e i tagli ai costi della politica. Stop a pensioni d’oro, vitalizi, privilegi, sprechi della politica e opere inutili

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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