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“Il referendum si farà”. Perché ora il presidente catalano rischia l'arresto

Tensione alle stelle in Spagna a pochi giorni dal 1 ottobre, data in cui dovrebbe svolgersi il referendum sull’indipendenza della Catalogna. Come si legge sul Giornale, il procuratore capo spagnolo Josè Manuel Maza ha fatto sapere che l’ipotesi di un arresto del presidente catalano Carles Puigdemond, accusato di “malversazione” per la convocazione del referendum sull’indipendenza, è “aperta”. “Vedremo l’evolversi delle circostanze ma al momento la Procura non ha chiesto l’arresto” del presidente della Generalitat, ha precisato Maza, come scrive La Stampa. Ma il numero uno del governo catalano non arretra e fa sapere che la “macchina si è messa in moto, il referendum si farà”.

.@KRLS: “És inacceptable que l’Estat apel·li a la violència, que no ha estat ni serà mai una opció ” @franceinter https://t.co/jHXJUo2Rya pic.twitter.com/4XXCqfyBGL

— Govern. Generalitat (@govern) 25 settembre 2017

“Arrestarmi non sarebbe una buona idea”, dice Puigdemont, scrive Quotidiano.net. “Si è parlato di questa eventualità e se ciò accadrà, faremo fronte a qualsiasi decisione. Ma non credo sia una buona idea”, aggiunge. Il presidente della Generalitat è tornato a commentare la maxioperazione condotta dalle autorità spagnole lo scorso 20 settembre e ha definito “vergognosi” gli arresti dei 14 dirigenti dell’amministrazione catalana (ora rilasciati) scattati dopo il blitz.

Per Puigdemont, si legge sul Messaggero, sono “fatti che non si addicono a uno Stato democratico”.

“Obbedisco al Parlamento catalano”

“Non sto disubbidendo, sto obbedendo al Parlamento della Catalogna“, ha affermato Puigdemont, si legge su Tgcom24, sottolineando che i Trattati internazionali firmati anche dalla Spagna riconoscono l’autodeterminazione dei popoli anche se non c’e’ accordo con lo Stato.

“Il referendum si farà”

Quanto al referendum, Puigdemont ha ribadito ancora una volta che si farà e che sarà ritenuto valido.

#President @KRLS diu que hi haurà referèndum l’1-O a @franceinter pic.twitter.com/aYGdGbARa5

— Govern. Generalitat (@govern) 25 settembre 2017

“Il desiderio di andare al voto è incorruttibile e quindi si farà. Non stiamo commettendo alcun crimine“. Il politico catalano riconosce di non avere tutti gli elementi per indire un referendum, ma aggiunge di avere quelli “necessari”, e cioè i numeri: il parlamento catalano si è pronunciato all’inizio di settembre con 72 voti a favore, zero contrari e 12 astensioni.

“Non ci arrenderemo”

“Non è possibile che in democrazia ti dicano ‘non voglio parlare'”, ha aggiunto con riferimento al premier Mariano Rajoy che definisce “illegale” l’indipendenza catalana. Per il presidente della Generalitat non ci sono alternative: “Arrendersi e ritirarsi vorrebbe dire finire male”.

La Corte dei Conti chiede 5 milioni all’ex governatore catalano

Intanto, come si legge su El Mundo, la Corte dei Conti spagnola ha chiesto ad Artur Mas, l’ex governatore della Catalogna, oltre 5 milioni di euro per l’utilizzo di danaro pubblico servito all’organizzazione del referendum indipendentista della regione il 9 novembre del 2014. Anche quel referendum, esattamente come quello convocato per il primo ottobre, era stato dichiarato illegale dal Tribunale Supremo spagnolo.

#ÚLTIMAHORA El Tribunal de Cuentas reclama a Artur Mas 5,25 millones de euros por la consulta del 9-N https://t.co/oCQrAPjTBH

— ABC.es (@abc_es) 25 settembre 2017

All’epoca Mas era il presidente della Generalitat, il governo della Catalogna, e come tale massimo responsabile dei conti pubblici che gestiva. Il tribunale attribuisce a Mas tutte le spese presuntamente illecite attribuite a nove suoi dipendenti, solo alcuni già condannati; e ha comunicato a tutti anche la quantità di denaro da depositare come eventuale cauzione di fronte a un’eventuale condanna. Tutti i condannati hanno adesso alcuni giorni per depositare volontariamente i soldi. Se non lo fanno, la Corte dei Conti procederà alla confisca dei loro beni.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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