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Il ruolo (sottovalutato) dei meme nelle elezioni italiane. Una guida

Tra i tanti, ci è cascato pure il Corriere, secondo il quale al comizio di Salvini a Milano “ha sventolato anche la bandiera con 4 k dei neonazisti Usa”. “Non sono cose estremiste, è una cosa ironica legata al mondo del web”, ha poi puntualizzato uno dei ragazzi che reggevano il bizzarro stendardo. In realtà sono vere entrambe le cose. Non c’è un confine chiaro tra politica e ironia nel mondo di /pol/, il forum dove si danno appuntamento gli estremisti di destra, veri o presunti, che affollano le board di 4chan​, il forum, nato per discutere di cartoni animati giapponesi, che ha dato vita a tutti i principali ‘meme’ o fenomeni da internet degli ultimi anni, dal ‘rickrolling’ ai ‘lolcats’. È su 4chan (e siti analoghi, come l’ancora più estremo 8chan), che un innocuo personaggio dei fumetti, ‘Pepe le rana’, è diventato il simbolo della alt-right, l’inafferrabile coacervo di suprematisti bianchi e troll puri e semplici che ha trasformato i meme in uno strumento di lotta politica e rivendica il merito di aver portato Donald Trump alla Casa Bianca. Una pretesa che può sembrare iperbolica ma è qualcosa di più di una millanteria. Forse molto di più. 

Ok, ma cosa sarebbe questo Kekistan?

Kek è un dio rana appartenente al pantheon dell’Antico Egitto. Assimilato a Pepe, è, di conseguenza, diventato il totem dell’intera alt-right, che vede nel ‘Kekistan’ un’immaginaria patria di elezione. Tanto che, nelle discussioni su /pol/ (che vengono chiuse dopo alcune ore e dove tutti si firmano ‘Anonymous’), per esprimere approvazione si scrive ‘TOP KEK’ in caratteri cubitali.

Non sono sicuro di aver capito. Come funzionano i meme?

La dinamica dei meme si basa sulla reiterazione di pattern grafici o verbali che diventano sempre più riconoscibili e virali. Il meccanismo è quello di un circolo di amici che crea un linguaggio proprio e una serie di codici condivisi, di tormentoni che fanno ridere solo gli adepti. Su 4chan, però, gli amici sono centinaia di migliaia di “Anon”, tutti uniti dall’obiettivo di far vincere la destra alle elezioni a forza di fotomontaggi buffi e oltraggiosi. Fotomontaggi che in Usa avevano Trump come soggetto principale. Le stesse tattiche sono state mutuate in Italia, dove il “signore dei meme” da portare al potere è invece Matteo Salvini. A rivendicare la goliardata di Milano, ad esempio, è una pagina chiamata “Dio Imperatore Salvini”, che ricalca sia nel nome che nell’immagine del profilo la ormai consolidata God Emperor Trump

Ma insomma, questi ragazzi fanno sul serio o no?

Lo ripeto: entrambe le cose. Le ideologie di estrema destra sono considerate “scorrette” e non socialmente accettabili, quindi cimentarsi in meme che le glorificano viene percepito come trasgressivo e, proprio per questo, divertente. I politici che tuonano al ritorno del fascismo e organizzano manifestazioni di piazza insieme all’Anpi non si rendono conto che, così facendo, rendono i movimenti neofascisti molto più attraenti per i ragazzi. Un sedicenne avrà un motivo in più per iscriversi a Casa Pound, se sa che la madre o l’insegnante non approvano. E l’estrema destra ha saputo appropriarsi dei codici di internet e, su questa base, comunicare con i giovani molto meglio di una sinistra che sta perdendo tutte le guerre culturali della rete.

Quindi dietro c’è una strategia, giusto?

C’è dietro una strategia molto precisa. A teorizzarla è stato Andrew Anglin, responsabile di The Daily Stormer, che della alt-right è il sito di riferimento molto più di Breitbart. Antisemita convinto e neonazista dichiarato, Anglin è stato la cinghia di trasmissione tra il mondo di 4chan e quello dell’estremismo di destra tout-court. I post di The Daily Stormer (che attrae milioni di lettori al giorno) possono certo ripugnare per toni e contenuti ma, da un punto di vista tecnico, dimostrano un’abilità nell’utilizzo dei linguaggi della rete che ha pochi pari. Secondo Anglin, i meme sono la chiave per convertire nuove anime al trumpismo prima, alla croce uncinata poi. Molte persone condividono questi meme per farsi due risate ma, così facendo, contribuiscono comunque alla causa. Contenuti concettualmente estremi vengono veicolati attraverso fotomontaggi ironici e buffi e divengono in questo modo “più accettabili”, allargando la finestra di Overton dei fruitori, cioè i limiti di ciò che considerano accettabile.  

È per questo che l’iconografia degli anime viene usata così tanto?

Esatto. Da una parte c’è il riferimento a quella che era l’anima originale di 4chan, dall’altra gli anime e le loro graziose protagoniste sono un’icona più o meno universale del “carino” (anche questo potrà sconvolgervi ma esiste un’intera corrente artistica ed estetica basata sulla cosiddetta “cuteness”). Non per niente le discussioni su /pol/ dedicate alle elezioni italiane in questi giorni sono zeppe di disegni di vezzose fanciulle in stile manga con indosso divise fasciste. E, in calce, c’è spesso la frase: “If fascism is evil, why am I so pretty?”. Ovvero, “se il fascismo è il male, perché sono così carina?”. 

Ma questa roba quando ha iniziato a prendere piede in Italia?

Gli utenti italiani sono sempre stati attivi sulle chan. Con l’approssimarsi del voto, però, si è intensificata l’attività dei produttori di meme, come era avvenuto prima delle elezioni francesi, quando /pol/ era zeppa di fotomontaggi più o meno ironici su Marine Le Pen. L’Italia è inoltre uno dei Paesi dove tanto la cultura pop americana quanto quella nipponica hanno una forte penetrazione. I presupposti perché la “guerra dei meme” trovasse tanti adepti nella penisola c’erano tutti. La “memesfera” di destra italiana, però, è esplosa davvero solo dopo i fatti di Macerata.

Cosa c’entra adesso Luca Traini?

I fatti di Macerata hanno avuto una forte eco internazionale e Luca Traini è diventato subito un’icona per gli utenti di /pol/. Inoltre il volto di Traini era perfetto per essere utilizzato nei meme. Nei giorni successivi alla tentata strage, su 4chan sono state prodotte decine di fotomontaggi che ritraevano lo sparatore di Macerata nei panni di numerosi eroi di film e videogiochi, a partire da Kratos di ‘God of War’ con il quale, in effetti, c’è una certa somiglianza. È stato l’effetto Traini a portare sulle board frequentate da italiani sempre più utenti, anche stranieri, contribuendo a rendere virali i meme made in Italy.

E di cosa si discute su queste board?

Le conversazioni, a chi non è abituato a 4chan, possono sembrare scoordinate o incomprensibili ai novizi, ai cosiddetti “normies”, anche per l’utilizzo di uno specifico gergo. C’è chi insulta, chi carica foto porno, chi tenta di seminare zizzania, c’è l’immancabile suprematista bianco Usa che se la prende con gli italiani per il loro corredo genetico non esattamente ariano. La maggior parte dei messaggi, però, portano avanti discussioni politiche in maniera estremamente seria. La maggior parte degli utenti, tra un meme e l’altro, confronta sondaggi, programmi, teorie economiche. Insomma, è tutto molto meno goliardico di quanto appaia.

Un’ultima cosa: qual è l’obiettivo di questi signori?

Molte discussioni vertono proprio su quale debba essere lo scopo della guerra italiana dei meme. Quello che sorprende è l’impressionante pragmatismo degli utenti italiani in confronto, ad esempio, di quelli anglosassoni, che per lo più vagheggiano un irrealizzabile futuro di segregazione razziale e Shoah 2.0. Gli Anon italiani si battono per un obiettivo realistico: Salvini premier. E invitano quindi gli altri utenti a votare Lega in modo tale che la coalizione di centrodestra superi il 40% senza che Forza Italia abbia la maggioranza relativa. E i simpatizzanti di Casa Pound (che per gli standard della alt-right Usa sono un partito di sinistra) vengono rimbrottati perché disperdono il loro voto togliendo consensi alla coalizione di Berlusconi, Salvini e Meloni. Chissà se la recente apertura dei “fascisti del terzo millennio” all’ipotesi di un governo Salvini non sia seguita a un’attenta consultazione di 4chan.

@CiccioRusso_Agi

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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