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Il Sanders francese cita Tocqueville e fa sognare i giovani elettori

Articolo di Anais Ginori (Repubblica 30.1.17)

“”PARIGI «Papà, falli a pezzetti». Benoît Hamon estrae dalla tasca il suo talismano: un biglietto scritto a mano dalle figlie in cui viene rappresentato come un supereroe. «Missione compiuta» scherza con i collaboratori prima di salire sul palco per il discorso da trionfatore. Fino a qualche settimana fa, era un Signor Nessuno. In fondo ai sondaggi, rappresentante della minoranza nella minoranza del partito socialista. In libreria non si trova neppure una biografia su di lui. Ora gli editori devono correre ai ripari per tentare di raccontare il “Bernie Sanders” francese, nuovo idolo dei giovani che, contrariamente al democratico americano, è riuscito a fare un blitz per conquistare la candidatura. Ai ragazzi che lo applaudivano ha dedicato una citazione di Tocqueville: «Ogni generazione rappresenta un nuovo popolo». Il radicale Hamon è diventato forte non grazie ai superpoteri, ma sfruttando l’incredibile debolezza dei suoi avversari, l’anima moderata e social-democratica uscita a pezzi dall’esperienza di governo. Quarantanove anni, padre ingegnere navale e madre segretaria, nato a Brest ma cresciuto in Senegal, è l’uomo di «un’altra sinistra è possibile». Il suo programma è un laboratorio di proposte-shock: reddito universale o visto umanitario per i migranti, in rottura con una sinistra orfana di sogni e identità. È uno dei pochi candidati della gauche che parla di ecologia e della partecipazione diretta dei cittadini, con la promozione di referendum di iniziativa popolare e il passaggio dalla Quinta alla Sesta Repubblica. Non usa il termine “decrescita” ma è convinto che la ripresa non tornerà più ai livelli di prima della crisi, così come l’occupazione. E quando gli viene obiettato di fare analisi “irrealiste” lui sventola rapporti di molti economisti, compresi all’Ocse. Nel suo lessico ci sono espressioni romantiche come il “futuro desiderabile” e poi l’amore su cui ha costruito il suo slogan (“Far battere il cuore della Francia”) e la coreografia dei comizi: mano sul petto prima e dopo l’intervento. «Preferisco dire ‘noi’, anziché ‘io’» spiega Hamon che coltiva una semplicità nei modi e nell’abbigliamento, anche se convive – niente matrimonio, solo un Pacs – con una manager del gruppo del lusso Lvmh. Poche arie, nei discorsi spesso è costretto a correggersi, non ha paura di mostrare qualche esitazione. Ieri sera ha passato l’attesa dei risultati guardando la finale di pallamano tra Francia e Norvegia. La serata è stata positiva sia per la nazionale che per l’outsider socialista. Dopo essere stato messo all’angolo negli ultimi anni insieme ai “frondisti” umiliati dal governo, ora si gode la rivincita. Temperamento duro, a tratti focoso, è riuscito a “uccidere” il concorrente più vicino a lui, Arnaud Montebourg, esponente dell’ala radicale eliminato una settimana fa. E poi ieri sera l’ex premier Valls, il nemico di questi anni, di cui è stato ministro fino all’agosto 2014.
Laureato in Storia, ha cominciato la politica con il socialista Michel Rocard. Anche se oggi Hamon è il simbolo di una sinistra che torna a sognare la rivoluzione, i suoi debutti sono stati con il teorico della “deuxième gauche” in rottura con la cultura marxista. Ha dimostrato di saper ben navigare tra le correnti del partito socialista, prima consigliere di Lionel Jospin, poi portavoce di Martine Aubry. È stato ministro due volte nell’ultima legislatura: al dicastero dell’Istruzione e prima come sottosegratario per l’Economia solidale, tema che è molto presente nel suo programma da candidato. «Non possiedo nessuna verità ma voglio offrirvi un’altra opzione ha detto ieri, con un chiaro riferimento polemico alla sinistra “responsabile e di verità” rappresentata da Valls e bocciata clamorosamente nelle primarie. La sua idea di “sinistra totale” è condannata all’opposizione o può diventare una forza di governo? Dietro alla battaglia per l’Eliseo c’è già quella per il futuro del partito socialista dopo le presidenziali. Il golpe di Hamon rischia di lasciare molte cicatrici anche se la colonna sonora di ieri sera, tra i suoi giovani militanti, era un classico dei Beatles: “All you need is love”.””

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