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Il segreto dell’esodo: Mosè ovvero il generale faraone Horemheb

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Stiamo per uscire con il nuovo libro sull’Antico testamento, dove oltre a svelare che il dio della Bibbia era il dio egizio Amon Ra e che gli Elohim della Bibbia erano gli dei egizi, sveleremo per la prima volta a livello mondiale l’identità fin qui nascosta di Mosè. Ma nel libro, oltre a portare prove sul generale faraone Mosè/Horemheb, ricostruiremo il vero tragitto dell’esodo, la collocazione del Monte Sinai e del giardino dell’eden. Iniziamo con il dire che incrociando il resoconto della Bibbia e di Giuseppe Flavio ci siamo resi conto che i redattori conoscevano il nome dei familiari di Mosè e della principessa, figlia del faraone, che lo prese in custodia, ma stranamente il faraone non viene mai nominato. Eppure se si conosce il nome della figlia del faraone, si doveva conoscere anche il nome del faraone. Allora come mai non viene mai nominato? La risposta è molto semplice, il faraone era Akhenaton, il faraone che promosse il culto di Aton a spese degli altri dei egizi e dopo che fu deposto gli fu applicata la damnatio memoriae con la conseguente distruzione di documenti e di monumenti, a cui Akhenaton venne condannato a partire dal generale Horemheb. Mosè nel Targum, la Bibbia in aramaico, viene definito Tahudae, gli yahud erano i sacerdoti del culto di Aton, da G. Flavio, Antichità Giudaiche sappiamo che:

Libro II:238-241 Mosè, dunque, nacque e fu allevato nel modo fin qui detto, e con il passare degli anni diede agli Egiziani chiare prove dei suoi meriti, e di essere nato per umiliare questi e promuovere gli Ebrei. Ed ecco come gli si presentò l’occasione. Gli Etiopi, vicini degli Egiziani, invasero il loro territorio e depredarono le proprietà degli Egiziani; questi, indignati, fecero una campagna contro di essi per vendicare l’affronto, ma furono battuti: una parte morì e un’altra fuggì ignominiosamente ritirandosi nella propria terra; ma gli Etiopi li inseguirono incalzandoli alle spalle, e si giudicavano di poco coraggio se non avessero occupato tutto l’Egitto: attraversarono da un capo all’altro tutta la regione e, gustatane la bontà, non sapevano più distaccarsene; constatarono che nelle contrade vicine nessuno ardiva affrontarli, si inoltrarono fino a Memfis e al mare, ma non ci fu città capace di resistere. Abbattuti dalla sciagura, gli Egiziani fecero ricorso agli oracoli e agli indovini; e allorché da Dio giunse loro il consiglio di avvalersi di un Ebreo come alleato, il re ordinò alla figlia di acconsentire che Mosè fosse fatto generale.

Mosè fu quindi un generale del faraone e combattè in Etiopia, dove sposò la principessa figlia del re Etiope Tharbi. Il generale di Akhenaton era Horemheb e sapendo che Mosè era sacerdote del culto di Aton e che diventò generale, abbiamo associato Mosè ad Horemheb. Ora ci serviva un’altra prova, ovvero che Horemheb condusse anche lui, come Mosè, una guerra in Etiopia per Akhenaton. Horemheb si ritiene fosse figlio di uno sconosciuto funzionario di provincia ed anche di Mosè non sappiamo nulla a parte la storiella del suo abbandono nella cesta, palesemente ricopiato dalla leggenda della nascita di Sargon. Inoltre sappiamo che Mosè combattè in Etiopia per il faraone, vediamo se anche Horemheb fece lo stesso sotto Akhenaton.

Provenienza: Egitto: Saqqara. Collezione Palagi (Nizzoli)

Mose

Il rilievo soprastante proviene dalla tomba menfita del generale Horemheb, raffigura un gruppo di prigionieri Nubiani, riconoscibili dai tratti somatici di tipo negroide, dai capelli crespi e dagli orecchini ad anello. Questi siedono a terra in atto di sottomissione, sorvegliati da tre soldati egiziani armati di bastoni, mentre uno scriba, che tiene nelle mani la tavolozza per i pani di colore e lo stilo, redige il verbale di quanto accade e sceglie tra i prigionieri due servitori per la corte di Tutankhamon, come ci dice l’iscrizione in caratteri geroglifici che circonda la scena. Ma il generale Mosè fece la guerra in Etiopia per il faraone, mentre il generale Horehmeb la fece in Nubia per Akhenaton. I faraoni della XVIII dinastia misero sotto il controllo dell’Egitto la Nubia, portando le frontiere dell’Egitto fino alla Quarta Cateratta. Durante il terzo periodo intermedio, l’Egitto non poté mantenere il suo dominio sulla Nubia, ed in una città fondata da Tuthmosi III, ovvero Napata che si trovava a valle della Quarta Cateratta, una dinastia indigena egizianizzata conquistò la Nubia, stabilendo con Piankhy la XXV dinastia chiamata Kushita. La Nubia venne così chiamata regno di Kush o “Etiope” e gli autori antichi come Giuseppe Flavio chiamavano “Etiopia” la Nubia. Quindi sia il Generale Horemheb che il generale Mosè condussero entrambi la guerra contro il regno di Kush sotto un faraone.

Sia Mosè che Akhenaton ebbero inoltre contrasti con il faraone, infatti dopo aver vinto la guerra in Etiopia G. Flavio, sempre su Antichità Giudaiche ci informa che dopo il suo ritorno vittorioso in Egitto dalla guerra in Etiopia:

Costoro però che furono salvati da Mosè, gli risposero con l’odio e con uno studio accanito si adoperarono contro di lui col sospetto che approfittasse del suo successo per introdurre novità in Egitto, e suggerivano al re di ucciderlo; egli era già arrivato alla stessa conclusione da solo, sollecitato dall’invidia del comando generale di Mosè e dal timore di venire considerato inferiore a lui. Fu così che allorquando fu istigato dai suoi scribi, era già preparato a stendere la mano contro Mosè. Scoperta in tempo la trama, Mosè se ne sottrasse. Ma le strade erano custodite: egli allora diresse la sua fuga verso il deserto, dove non aveva timore di essere catturato dai suoi nemici. Partì senza provviste e orgogliosamente fiducioso delle proprie forze di sopportazione.

Dopo aver svelato in Gesù il Cristo romano-egizio, nipote di Cleopatra, Marco Antonio, Cesare Augusto e cugino di Claudio e Nerone, stiamo per travolgere anche l’Antico Testamento ricostruendo la storia attraverso prove archeologiche, storiche, epigrafiche ecc, ma nonostante questo i mass media hanno deciso che si deve fare congiura del silenzio ad oltranza sulle nostre scoperte per promuovere inesistenti alieni oltraggiando i ricercatori seri che dovranno andare come al solito all’estero. Visto che è ripreso il programma Mistero su Italia 1, ho scritto ad Arcadio Cavalli sperando che ci dia spazio nel suo programma. Intanto stiamo per iniziare trasmissioni in Francia senza far finta che…, ma supportando le nostre scoperte con documenti storici ed archeologici. Sperando che almeno i lettori inizino a leggere Cristo il Romano per valutare la consistenza delle nostre prove vi ricordiamo che usciremo a settembre con il libro Il segreto dell’esodo: Mosè ovvero il generale faraone Horemheb.

Alessandro De Angelis ricercatore storico delle religioni.

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