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Il Sinodo e le cortine di fumo

Il Sinodo e le cortine di fumoIl Sinodo e le cortine di fumo.

ANDREA TORNIELLI –
Città del Vaticano –

La «relatio» letta in aula lunedì scorso dal cardinale Peter Erdo è «una fotografia fedele» del dibattito in aula, pur presentando dei limiti che vanno corretti, e «non vedo gravi problemi di rottura» nel Sinodo. È quanto ha dichiarato in un’intervista con Vatican Insider il cardinale messicano José Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara.

 

Negli ultimi tre giorni, dopo i clamorosi passaggi della «relatio» dedicati alle persone omosessuali – clamorosi per l’approccio nuovo e per il linguaggio, che i media non hanno male interpretato – è sembrato che il Sinodo si fosse trasformato in un’arena per lo scontro tra gladiatori. Qualcuno ha cercato di dare l’impressione che non ci fosse accordo su niente: problemi su problemi, discussione «pilotata», Sinodo «manipolato». A gridare alla «censura» è stato lo stesso Prefetto della dottrina della fede, Gerhard Ludwig Müller, le cui posizioni in merito alle tematiche più «calde» del Sinodo erano peraltro ben note e pubblicate in due libri – usciti a fine luglio e a settembre, tradotti in più lingue.

 

Ad essere particolarmente contestate, prima nel dibattito in aula e poi nei circoli, sono state proprio le espressioni della  «relatio» dedicate ai gay. È vero che due-tre padri sinodali si erano espressi in quei termini durante i loro interventi, ma è altrettanto vero che quella formulazione non era condivisa. Diversi interventi, nei circoli minori, hanno chiesto di riformularla, anche in considerazione del fatto che il tema dell’omosessualità andava trattato dal punto di vista delle sfide pastorali della famiglia.

 

Altri emendamenti, approfondimenti, precisazioni saranno votate nei circoli e quindi proposte in aula in vista della stesura della «relatio Synodi» finale, che verrà sottoposta al voto di tutti i padri sabato pomeriggio.

 

Ovviamente, trattandosi di un processo in corso, è sempre azzardato fare previsioni. Ma quello che sembra emergere è una sostanziale convergenza da parte di un numero consistente di padri sull’impostazione generale della «relatio» letta da Erdo. Anche per quanto riguarda gli ampi paragrafi (che rispecchiavano un’ampia e franca discussione in aula) sul tema dei divorziati-risposati, dei matrimoni civili, delle convivenze.

 

Questo Sinodo straordinario doveva concentrarsi sulle «sfide pastorali» riguardanti la famiglia, non su temi dottrinali. Guardando alla famiglia com’è e non come dovrebbe essere o si vorrebbe che fosse. E se è vero che per evangelizzare è necessario presentare esempi positivi di famiglie realizzate, e incoraggiare quanti seguendo il Vangelo, nonostante le difficoltà e i contesti culturali delle società contemporanee, scommettono la propria vita impegnandosi nel matrimonio e nella generazione di figli, è indubitabile che le «sfide pastorali» riguardino anche, e in modo particolare, le situazioni difficili. Il contesto è profondamente mutato rispetto a quello del Sinodo del 1980 e della «Familiaris consortio».

 

Che fare di fronte al calo dei matrimoni religiosi (ma anche civili) e alla crescita esponenziale delle convivenze? Come annunciare il Vangelo alle persone che vivono in situazioni «irregolari», che un tempo si sarebbero definite di «concubinato»: innanzitutto cambiando linguaggio, hanno risposto molti padri. E poi studiando la possibilità di scelte pastorali «innovative», da applicare caso per caso, attraverso percorsi di accompagnamento e penitenziali. Non soluzioni facili, né soluzioni per tutti.

 

In questo senso, la stessa «relatio» finale che sarà votata sabato, rappresenta soltanto la base per il lavoro dei prossimi mesi: lavoro di approfondimento, di discussione, di confronto nelle conferenze episcopali nazionali e nelle comunità. Una dinamica mai avvenuta in passato per un Sinodo, che Francesco ha voluto e perseguito, per nulla spaventato dal libero confronto di esperienze e posizioni. L’approccio della vicinanza e della misericordia, è il dato più significativo che emergeva dal testo presentato lunedì dal cardinale Erdo. Bisognerà attendere sabato per verificare, al di là delle cortine di fumo, quanto di questo impianto sarà trasferito nella «relatio» finale, mantenendo aperta a ulteriori approfondimenti e studi la questione sui sacramenti ai divorziati-risposati.

Fonte

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