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Il sinodo ombra di Svizzera e Germania ha un seguito. In due libri

Vi si legge che i divorziati risposati e le coppie omosessuali non si aspettano “misericordia”, ma il riconoscimento della bontà della loro condìzione. Una replica critica del vicario della diocesi di Coira

di Sandro Magister – 

ROMA, 4 settembre 2015 – Il precedente servizio di www.chiesa ha messo in evidenza le crescenti resistenze, ad opera di numerosi cardinali e vescovi, ai radicali cambiamenti della dottrina e della pastorale cattoliche del matrimonio entrate in discussione col sinodo sulla famiglia:

> Erano cinque e ora sono diciassette i cardinali anti-Kasper

Ma anche i fautori dei cambiamenti sono molto attivi.

Mentre l’epicentro geografico dei resistenti è soprattutto l’Africa, quello dei novatori è l’Europa centrale, in particolare la Germania, la Francia e la Svizzera.

I presidenti delle conferenze episcopali di questi tre paesi hanno organizzato lo scorso 25 maggio, a Roma, nella Pontificia Università Gregoriana, una specie di sinodo ombra, le cui tesi ardite sono state successivamente pubblicate in tre lingue nel sito della conferenza episcopale tedesca:

> Giornata di studio in vista del sinodo dei vescovi / Journée d’études en vue du synode des évêques / Gemeinsame Tagung im Vorfeld der Bischofssynod

Tra i vescovi che hanno preso la parola nel sinodo ombra c’erano il tedesco Reinhard Marx, cardinale, il francese Georges Pontier e lo svizzero Jean-Marie Lovey.

Mentre tra i teologi e i biblisti c’erano Eberhard Schockenhoff, Thomas Söding, François-Xavier Amherdt, Anne-Marie Pelletier, Francine Charoy, Eva-Maria Faber, più i gesuiti Bernd Hagenkord, Hans Zollner e Alain Thomasset.

Una di questi, la svizzera Eva-Maria Faber, già rettore della facoltà di teologia di Coira e docente di teologia dogmatica, è ora tornata a sostenere le sue tesi in un libro a più voci uscito in Svizzera questa estate:

> “Familienvielfalt in der katholischen Kirche. Geschichten und Reflexionen [Diversità di famiglie nella Chiesa cattolica. Storie e riflessioni]”

Il libro è stato pubblicato in tedesco dalla Theologischer Verlag di Zurigo. E ha avuto come ideatori e curatori Hanspeter Schmitt, professore di teologia etica alla facoltà di teologia di Coira, e Arnd Bünker, direttore dell’istituto svizzero di sociologia pastorale di San Gallo nonché segretario della commissione pastorale della conferenza dei vescovi svizzeri.

Bünker è esponente di primo piano della Chiesa cattolica svizzera “ufficiale”. È stato lui a scrivere per i vescovi del suo paese, nel 2014, il rapporto preparatorio alla prima sessione del sinodo.

Ma soprattutto si devono a lui la messa in opera e il rapporto finale della consultazione fatta lo scorso inverno tra i 6 mila cattolici che costituiscono l’ossatura della Chiesa svizzera – operatori pastorali, catechiste e catechisti, consigli parrocchiali, associazioni femminili e maschili, gruppi e comunità –, consultazione che ha toccato tutti i punti scottanti della discussione sinodale, dal divorzio all’omosessualità.

Le venti pagine del rapporto sono scaricabili nelle lingue italiana, francese e tedesca da questa pagina del sito web della conferenza episcopale:

> Rapporto di sintesi dei dibattito presinodale in Svizzera

E chi lo leggerà scoprirà che, al suo confronto, il parallelo rapporto pubblicato dai vescovi della Germania – pur anch’esso dirompente – sembra scritto per educande:

> Risposta della conferenza episcopale tedesca alle domande…

Nel rapporto svizzero, infatti, non si salva praticamente nulla della dottrina e della pastorale attuali della Chiesa in materia di matrimonio.

All’indissolubilità – per dirne una – i fedeli consultati dicono quasi tutti addio. Non la considerano più “come un valore assoluto, anzi, in determinate circostanze vi scorgono il pericolo della falsità, dell’ipocrisia o della permanenza in una situazione di vita indegna della persona umana”.

Quanto all’omosessualità, “la pretesa che le persone omosessuali vivano castamente viene respinta perché considerata ingiusta e inumana. La maggior parte dei fedeli considera legittimo il desiderio delle persone omosessuali di avere dei rapporti e delle relazioni di coppia e una grande maggioranza auspica che la Chiesa le riconosca, apprezzi e benedica”.

Il blog Settimo Cielo ha pubblicato lo scorso 8 maggio un commento critico al rapporto, da parte di un membro della gerarchia svizzera in evidente disaccordo con la gran parte dei vescovi e dei teologi suoi connazionali, il vicario generale della diocesi di Coira, Martin Grichting:

> Guglielmo Tell si ribella a Roma. Il rapporto choc dei vescovi svizzeri

Dello stesso Grichting www.chiesa aveva pubblicato nel giugno del 2014 una nota sulle condizioni necessarie per accedere alla comunione sacramentale:

> Sulla comunione ai risposati la disputa è sempre infuocata

Ma ora eccolo di nuovo intervenire qui – come ha già fatto sul giornale cattolico tedesco “Die Tagespost” del 25 agosto – con una recensione critica del libro curato da Bünker e Schmitt.

Prima però di dare a lui la parola, è utile segnalare l’uscita in questi giorni in Germania di un altro libro che muove anch’esso nella stessa direzione “rivoluzionaria”, edito da Herder, con la prefazione del cardinale Karl Lehmann, con un saggio del vescovo di Anversa Johan Bonny e con i contributi di vari teologi, tra i quali Peter Hünermann e Thomas Söding, un altro del sinodo ombra della Gregoriana:

“Zerreissprobe Ehe: Das Ringen der katholischen Kirche um die Familie [Matrimonio alla prova. La lotta della Chiesa cattolica sulla famiglia]”

“Un trionfo della sociologia sulla teologia, della storia sulla metafisica, del soggettivo sull’oggettivo e, fondamentalmente, del divenire sull’essere”, ha definito questo libro, dopo averlo scorso, un intenditore come il gesuita Joseph Fessio, fondatore e direttore della Ignatius Press, membro storico della Ratzinger Schülerkreis.

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UN ADDIO AL MATRIMONIO CRISTIANO

di Martin Grichting

Il segretario della commissione pastorale della conferenza dei vescovi svizzeri, Arnd Bünker, e il professore di teologia etica alla facoltà di teologia di Coira, Hanspeter Schmitt, hanno curato, in vista del prossimo sinodo dei vescovi, un libro a più autori dal titolo: “Familienvielfalt in der katholischen Kirche. Geschichten und Reflexionen [Diversità di famiglie nella Chiesa cattolica. Storie e riflessioni]”.

Il libro adotta la classica strategia del “coming out”. Prima si rilevano delle realtà di vita che deviano dall’ordine vigente. Dopodiché si esige che queste realtà vengano riconosciute come normative dall’autorità competente.

Per il “coming out” ci si serve di casi concreti, come una coppia di persone divorziate e civilmente risposate, una coppia che prima del matrimonio ha già convissuto come marito e moglie, o una coppia lesbica che abita in una casa parrocchiale nel cantone di Argovia, diocesi di Basilea.

Accanto a tali “storie” si propongono poi delle “riflessioni”, il cui tenore generale fa pensare che i cattolici in Svizzera abbiano ormai già da tempo accettato la “diversità di famiglie”.

Questa “diversità” sarebbe una “realtà intraecclesiale” persino tra il personale ecclesiastico, scrive Bünker. E Schmitt ribadisce che sia nella cultura generale, sia all’interno della Chiesa ci si è ormai liberati “da uno stato di sistematica esclusione della diversità familiare”.

Ma grazie al prossimo sinodo gli autori non vogliono accontentarsi di questo. Il loro obiettivo è “che la diversità familiare non soltanto debba esistere di fatto (vorkommen), ma debba uscir fuori (hervorkommen) ufficialmente”, come spiega il professor Schmitt, alludendo appunto alla strategia del “coming out”.

L’intenzione degli autori è di superare la dottrina ecclesiastica classica sul matrimonio e la famiglia, di cui fanno una caricatura. “Tradizionale visione idealistica ecclesiale della sessualità procreativa del matrimonio (althergebrachte kirchliche Idealistik ehelicher Fortpflanzungssexualität)”, la definisce Schmitt.

Con ciò si reputano sulla stessa linea di papa Francesco. “Egli non dice al mondo come dev’essere, chiede invece al mondo come dev’essere la Chiesa, affinché possa aiutarla”, scrive il teologo pastoralista di Graz, Rainer Bucher.

Subito dopo, però, gli autori contraddicono il papa. Questi infatti, come risaputo, dinanzi a situazioni matrimoniali e rapporti di coppia problematici ha posto al centro la misericordia di Dio. Ma di appellarsi a quest’ultima gli autori rifiutano. Per la maggior parte delle persone – fanno notare – risposarsi civilmente non è più legato a sentimenti di colpa. Parlare di misericordia in questa situazione sarebbe dunque difficile, scrive Eva-Maria Faber, già rettore della facoltà di teologia di Coira e docente di teologia dogmatica. Nel caso della diversità familiare eterosessuale ed omosessuale non si tratterebbe più “della questione della misericordia, ma della questione del riconoscimento”, come riassume in maniera concisa l’intento del libro il teologo morale Stephan Goertz.

Non già la misericordia, dunque, è ciò che viene proposto nel libro, ma il riconoscimento ecclesiale delle “qualità umane dell’amore sessuale anche al di là del matrimonio e della procreazione” (Schmitt). Come membri di una comunità religiosa ci si vorrebbe infatti vedere riconosciuti da questa nella situazione in cui comunque ci si trova (Faber).

Che, sullo sfondo di tali tesi, il parroco del duomo di San Gallo, don Beat Grögli, si dica pronto a benedire in chiesa coppie dello stesso sesso non può dunque sorprendere. Il parroco di Aesch, diocesi di Basilea, don Felix Terrier, anch’esso intervistato, dà già tali benedizioni e pone in più la questione “se davvero il sacramento del matrimonio possa essere amministrato una sola volta”. Il vicario giudiziario della diocesi di San Gallo, Titus Lenherr, chiede infine, in linea con il cardinale Walter Kasper, una semplice procedura ecclesiastica per la legittimazione di un “secondo matrimonio” civile.

Queste richieste sarebbero tutte da soddisfare, una volta che la sessualità non debba più adempiere uno scopo naturale. L’etica della Chiesa “bloccata dal diritto naturale” (Schmitt) dovrebbe dunque essere superata. Bisognerebbe rifare da capo la morale sessuale e considerare la sessualità come qualcosa che si esprime in una relazione basata sul reciproco rispetto. Questo varrebbe ugualmente per gli eterosessuali come per gli omosessuali (Goertz). Ciò che a questo proposito sarebbe già una realtà pastorale dovrebbe dunque essere anche “riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa” (Schmitt). Si dovrebbe “adattare” la posizione della Chiesa sul matrimonio, sulla morale sessuale e sulla contraccezione “affinché il profondo fossato tra dottrina e prassi odierna non si allarghi ancora di più” (Grögli).

Se queste richieste non fossero soddisfatte, Eva-Maria Faber prevede una emigrazione dalla Chiesa “di dimensioni enormi”. E il suo collega della facoltà teologica di Coira, Schmitt, profetizza che l'”emigrazione interiore ed esteriore dalla Chiesa” sarà “assai diffusa e durevole”. Di fronte a questi toni allarmanti è comprensibile che le corporazioni di diritto ecclesiastico dei cantoni di Zurigo, Argovia, Lucerna, Nidvaldo e Basilea Campagna abbiano appoggiato la pubblicazione del libro “con generosi finanziamenti”, oltre i 50 mila euro. Come organi titolati a riscuotere le imposte ecclesiastiche, infatti, sono interessati a una Chiesa che – se necessario anche a scapito dei propri contenuti – continui a essere benvista dalla maggioranza della società. Anche la diocesi di San Gallo ha sostenuto finanziariamente questo progetto.

I capitoli di questo libro tradiscono un profondo complesso di inferiorità verso l’odierna società postcristiana e il desiderio di voler essere come gli altri. Gli autori evidentemente non credono più che Gesù Cristo sappia quello che c‘è nell’uomo (Gv 2, 25), né che lo sappia anche la Chiesa, quale corpo di Cristo. Temi come il vivo rapporto del battezzato con Cristo che lo sostiene nel suo matrimonio, o la fiducia nella grazia e nella promessa di Dio ricevute col sacramento del matrimonio, non vengono neppure toccati.

Questo libro rappresenta dunque un addio all’identità cristiana come forza plasmante della vita del singolo e della società. Ed è anche un addio al mandato missionario della Chiesa di essere sale della terra. C’è da chiedersi, infatti, quanti pagani i monaci irlandesi del primo millennio avrebbero portato a Cristo in Svizzera, se avessero condiviso anch’essi con Schmitt la pretesa “che le esistenti realtà di vita non debbano essere più screditate nei testi magisteriali e nell’insegnamento della Chiesa cattolica”.

Romano Guardini, nel suo libro “La fine dell’epoca moderna”, ha messo in luce che mediante la rivelazione divina sorgono nell’uomo delle forze che, pur essendo in sé naturali, non si sviluppano al di fuori di questo contesto. Con l’offuscarsi della fede in Dio, quindi, le “cristianità secolarizzate” sarebbero ben presto dichiarate un sentimentalismo e messe da parte.

In rapporto all’istituto del matrimonio questo significa che tale istituto, già per natura orientato verso l’unione indissolubile tra uomo e donna, diviene concretamente attuabile in un contesto di vita cristiana. Cioè sotto l'”arco” della fede cristiana – come lo chiama Guardini – ciò che è in sé naturale diviene davvero realizzabile. Se però questa fede cristiana viene a mancare, l’uomo non è più in grado di vivere ciò a cui il matrimonio è orientato già a livello naturale. E infatti, nelle società del mondo occidentale, sempre più estraniate da Dio, la fede cristiana è gravemente offuscata. Ne risulta una non ancora conclusa dissoluzione di ciò che significa il matrimonio.

Questo sviluppo dà tragicamente ragione a Guardini. Lo avrebbe però sorpreso, e probabilmente anche spaventato, il fatto che non solo nella società ma anche in parti della Chiesa cattolica avvenga un grave oscuramento della fede in Dio. Questo ha fatto sì – come mostra il libro in questione – che il matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna oramai anche in parti della Chiesa viene dichiarato un sentimentalismo sorpassato: il matrimonio si troverebbe sulla via del “sacramento relegato nella nicchia”, anzi, forse è già un “residuo della storia della Chiesa” (Bünker).

Il volume “Diversità di famiglie” mostra anche chiaramente che chi sostiene nella Chiesa il punto di vista della società postcristiana non vuole neanche sentir parlare della misericordia di Dio, come la predica papa Francesco, perché rappresenterebbe solamente un’elemosina, che non porta al riconoscimento ufficiale della diversità di famiglie nella Chiesa. E nemmeno vuole vedere riconosciuti da parte della Chiesa nei “risposati” con rito civile solo singoli casi straordinari, come auspicato dal cardinale Kasper.

Almeno su questo il segretario della commissione pastorale della conferenza dei vescovi svizzeri e il professore di teologia etica della facoltà teologica di Coira, assieme ai loro coautori, hanno fatto chiarezza in modo inequivocabile.

Così nessuno potrà dire di non aver potuto valutare la vera portata di ciò è in agenda il prossimo autunno, nel sinodo dei vescovi.

 

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351124

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