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Il Sistema monetario: strumento del Novus Ordo Saeclorum

di luciano garofoli –

Tutto cominciò il 14 agosto 1941, quando nelle acque di Terranova, precisamente ad Argentia, nella baia di Placentia Bay, il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt e il Primo Ministro britannico Winston Churchill, dopo alcuni giorni di colloqui, resero pubblico il testo della Carta Atlantica.

In essa si affermava, tra le altre cose:

“la libertà di commercio e di navigazione e il diritto dei popoli a vivere “[…] liberi dal timore e dal bisogno”

La Carta era divisa in vari punti. Nella prima parte si affermava che i firmatari non cercavano ingrandimenti territoriali e non desideravano alcun mutamento geopolitico contrario ai desideri ed alle aspirazioni dei popoli. Successivamente si passava alla dichiarazione di voler:

“[…] vedere i diritti sovrani e i diritti all’autogoverno resi a tutti coloro che ne erano stati privati con la forza […]”.

Si concludeva con l’auspicio che:

“[…] dopo la distruzione finale della tirannia nazista […]”

potesse sorgere una condizione mondiale dominata da pace e stabilità, obiettivi raggiungibili solo ed esclusivamente attraverso l’abbandono delle azioni belliche, come strumento di risoluzione delle controversie tra le nazioni.

E’ giusto rimarcare che gli USA a quella data non erano ancora una nazione belligerante, quindi neutrale, nonostante tutto attraverso una mobilitazione massiccia dei media, stavano già preparando il terreno per la loro entrata in guerra.

Durante l’incontro Roosevelt prese il solenne impegno con il Premier inglese che di lì a qualche mese gli Stati Uniti sarebbero scesi in campo a fianco della Gran Bretagna: e così fu!

Certi concetti proposti con un’enfasi sopra le righe furono la base di tutta l’azione politica del dopo guerra, politica mondiale che ormai vedeva la Gran Bretagna e la Francia perdere il ruolo di nazioni leader della scena mondiale ed essere sostituite in toto dalla diarchia USA ed URSS.

Molto importante è quello che riguarda l’attenzione alla libertà di commercio e navigazione e la liberazione degli stati dal timore e dal bisogno.

Ormai la guerra stava finendo quando dal 1° al 22 luglio 1944 riunendo 730 delegati di 44 nazioni alleate si riunirono per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nations Monetary and Financial Conference) al Mount Washington Hotel, nella città di Bretton Woods, nei pressi di Carroll (New Hampshire). Dopo accese discussioni durate tre settimane i rappresentanti di quel primo nucleo di 44 nazioni, firmarono gli accordi che presero il nome di Bretton Woods per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo.

In pratica si trattava di una serie di accordi per definire un sistema di regole e procedure per controllare la politica monetaria internazionale. Furono il primo esempio nella storia del mondo di un ordine monetario totalmente concordato, pensato dagli Stati Uniti d’America per governare i rapporti monetari di stati nazionali indipendenti.

Già in controluce si manifesta la strategia di dominio e di imposizione di leggi ed obblighi che i veri vincitori del conflitto, cioè gli americani, cominciavano a palesare ai loro alleati ed al mondo intero. Ancora questo predominio si manifestava attraverso una forma più edulcorata, più blanda e falsamente democratica: si doveva procedere per gradi per non spaventare quegli stati che comunque, nei disegni mondialisti, sarebbero dovuti prima o poi scomparire “possibilmente con la persuasione oppure con la forza”.

Si cominciò con l’intento condiviso da tutti di creare un sistema di regolamentazione dei cambi internazionali regolamentazione che coprirà un periodo di tempo tra la fine della seconda guerra mondiale ed il 1971 anno in cui esso tramonterà definitivamente.

Innanzi tutto occorreva che il sistema prevedesse una moneta di riferimento per tutti e naturalmente per questo ruolo fu scelto il dollaro, la moneta dei vincitori della guerra, ma occorreva creare delle condizioni precise per una stabilizzazione rigida dei cambi delle varie monete mondiali rispetto alla super moneta mondiale ed anche rimuover gli squilibri che si verificavano nei pagamenti di beni a livello internazionale. Occorreva un arbitro e per ricoprire questo ruolo fu creato il Fondo Monetario Internazionale.

Due furono i progetti presentati ai delegati alla conferenza: uno elaborato dal Tesoro degli Stai Uniti, guidato da Henry Morgenthau Jr. e preparato da Harry Dexter White[1], l’altro da John Maynard Keynes delegato inglese e famoso economista.

Il progetto di Keynes prevedeva la costituzione di una stanza di compensazione che avrebbe permesso ai paesi aderenti al patto di partecipare con quote rapportate al volume del loro commercio internazionale, in base alla media dell’ultimo triennio. In effetti il volume degli scambi diventava la base di giudizio e teneva conto anche di una ragionevole media di andamento degli scambi. La compensazione sarebbe avvenuta adoperando un’unità monetaria, il Bancor, del tutto neutra e non legata a nessun tipo di moneta o di economia specifica. Per il piano elaborato da White era necessario dar vita ad un ente sovranazionale nel quale i vari paesi avevano un peso rapportato alla quota di capitale del nuovo organismo che essi avrebbero sottoscritto, quindi non più una selezione meritocratica e virtuosa in base agli scambi, ma un’influenza in base alla ricchezza dei vari paesi. Questo in pratica voleva dire che l’organismo nascente sarebbe stato comunque dominato e condizionato dagli USA il paese più prospero e ricco del mondo. I vari sottoscrittori avevano il diritto di richiedere prestiti in proporzione alla quota da loro impegnata e tutto il sistema avrebbe fatto riferimento non ad un’unità neutra di conto, ma al dollaro statunitense.

Indovinate quale progetto fu scelto?

Ovviamente il secondo anche se con qualche piccolo compromesso nei confronto dell’alleato inglese, a cui si sarebbe fatto digerire ben altro con il passare degli anni.

Dalla conferenza nacquero sia il Fondo Monetario Internazionale, sia la Banca Mondiale allora denominata Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo.

Il FMI aveva il compito di vigilanza sulla stabilità monetaria con l’obiettivo di costruire in prospettiva un commercio internazionale aperto e multilaterale. Oggi quello che era soltanto un obiettivo tendenziale ha strumenti come WTO (World Trade Organisation) che in pratica ingessa e costringe quasi tutti gli stati dentro un sistema ultraliberistico.

Anche la Funzione del FMI si è profondamente involuta. Esso concede sì sempre prestiti, ma lo fa arrogandosi una serie di controlli sull’economia dei paesi richiedente asfissiante ed imponendo clausole vessatorie ed assolutamente orientate verso principi ispirati dal “pensiero unico” ed ultra liberistico. Per esempio imporre una drastica riduzione della natalità in senso maltusiano; oppure costringendo alla privatizzazione della distribuzione dell’acqua potabile da assegnarsi a determinate multinazionali, ben note, con una lievitazione dei costi della vendita dell’acqua insostenibili per popolazioni di paesi poveri o in via di sviluppo.

Altra cosa assolutamente rivelatrice di chi comandi all’interno del Fondo è che fino al 2007 la carica di Direttore Generale del Fondo è sempre stata ricoperta da un americano. In quella data fu nominato DG il francese Dominique Strauss – Kahn, a cui nel 2011 succedette Christine Lagarde fino ad allora Ministro dell’Economia e dell’Industria francese.

I vari diritti di prelievo permettevano agli stati, in situazione di disavanzo, di poter accedere a prestiti.

Tutte le valute dei vari stati dovevano essere convertibili in dollari in quanto i commerci internazionali prevedevano pagamenti solo in dollari. Ad esempio i prezzi delle materie prime (il petrolio in primis) erano tutti espressi in valuta degli USA. In più tutte le banche centrali dei vari paesi (chi ne era privo doveva provvedere monete erano obbligate a mantenere un cambio fisso con il dollaro. Se il cambio saliva o scendeva gli istituti avevano l’obbligo del riallineamento con operazioni di vendita o di acquisto di valuta. Siccome ormai lo stato egemone erano gli USA la Federal Reserve americana era esclusa da operazioni di questo genere, immaginate cosa questo poteva significare! Tutte le altre monete diventavano sottoposte e schiave del dollaro! La Federal inoltre, ha potuto stampare quantità di moneta a piacimento senza assolutamente influire in maniera negativa sull’inflazione interna: ha cioè esportato inflazione caricandola sull’economia mondiale!

La svalutazione di una qualsiasi moneta (dollaro sempre escluso) poteva essere effettuata solo dietro approvazione del FMI e sotto la sua vigilanza e soltanto per motivi strutturali. Nessuno poteva avere vantaggi sugli altri e nessuno poteva diventare competitivo, quindi dare ossigeno alla propria economia nazionale, se il FMI non concedeva la sua autorizzazione.

Per avere un riferimento costante si stabilì un livello di valore del dollaro agganciato all’oro: 35 dollari per un’oncia troy d’oro.

Per funzionare questo sistema necessitava solo di un minimo di barriere tra i vari stati per facilitare gli scambi internazionali: oggi gli effetti diretti derivanti da questi accordi, sono l’abolizione delle barriere doganali, la rimozione dei dazi d’importazione, l’imposizione a moltissimi stati della monocultura di produzione.

In totale tangibilmente ormai assistiamo alla riduzione della economia mondiale ad un’unica enorme catena di montaggio. I paesi più poveri devono lavorare per fornire manufatti a costi ridicoli per i più ricchi e diventare sempre più poveri per poter far diventare i pochissimi sempre più ricchi.

Inoltre ormai gli stati non contano più niente, tutto sta passando nelle mani delle multinazionali che, a colpi di fusioni e incorporazioni, stanno riducendosi ad un numero sempre più piccolo e sempre più controllate da un potere bancario più invasivo ed opprimente.

Chi davvero aveva capito quale abisso si stava per spalancare era stato Pio XI che il 15 maggio del 1931 pubblicò la Quadragesimo anno una lettera enciclica che commemorava il quarantesimo anno della pubblicazione della Rerum Novarum di Leone XIII.

In essa Pio XI metteva in risalto lo stretto legame esistente tra l’etica e l’economia: la seconda aveva bisogno di una spina dorsale etica per evitare che diventasse il mezzo di sfruttamento e di riduzione in schiavitù dell’umanità. E questo veniva motivato sia dai principi espressi nel Vangelo, sia da quelli insiti nell’etica naturale. Il pontefice, veramente ispirato dallo Spirito Santo, evidenziava i danni che derivavano alla società ed alla dignità umana, sia da parte di un capitalismo che sarebbe diventato sempre più avido e famelico, sia dal comunismo totalitario repressivo ed annullatore della dignità umana. La via per il superamento di questo dualismo perverso, secondo il Pontefice era la ricostruzione di un ordine basato sul principio della solidarietà e delle sussidiarietà.

Il problema più grave che Pio XI metteva bene in evidenza era proprio lo strapotere delle banche ed il loro ruolo nella attività economica generale.

Le persone comuni rimangono di stucco quando si sentono dire che la maggior parte del denaro non viene emesso dallo stato, ma in realtà creato dal nulla dalle banche: in effetti quando una banca privata qualunque presta del denaro non fa che accreditare su un conto una somma, la quale altro non è se non una mera registrazione di una scrittura contabile. Quel denaro praticamente non esiste ed entra nella disponibilità del debitore soltanto attraverso un impulso elettronico che accredita il medesimo, come dicevamo prima, su un conto prefissato.

L’interesse che la banca carica come onere sulla somma, produce profitto netto all’istituto il quale non fa assolutamente niente: a confronto di questa massa di denaro debito creato dal nulla dalle banche, il denaro stampato dalla Banca Centrale dello stato, cioè le banconote, sono una quantità infinitesimale.

Ovviamente anche la carta moneta è emessa a debito del cittadino: oggi la BCE emette Euro stampando dei pezzi di carta e prestandoli alle Banche che devono comunque pagare un tasso di interesse all’emittente ed incassando la plusvalenza tra costo reale della banconota (carta, inchiostro, costo tipografico per la stampa) ed il suo valore nominale in essa stampato: questo si chiama signoraggio, che guarda caso va a debito della collettività e ad utile della banca. Faccio notare come dalle banconote siano scomparse due cose importanti, che una volta erano presenti in tutti i biglietti di banca del mondo: uno la dicitura “pagabile a vista al portatore”, l’altra la formula “la legge punisce i fabbricatori e gli spacciatori di biglietti falsi”.

La prima formula era il retaggio di quando la moneta era rappresentativa di una identica quantità d’oro depositata nei forzieri della Banca Centrale per cui un cittadino qualsiasi poteva presentarsi allo sportello della medesima e pretendere la consegna della quantità corrispondente di oro. Il realtà la formula è rappresentativa di una cambiale tanto è vero che sotto la dicitura c’era la firma del Governatore della Banca Centrale emittente.

La seconda formula era relativa al fatto che non si potessero riprodurre e smerciare quei biglietti di banca, quella specifica banconota in quanto biglietti a corso legale, ma niente e nessuno teoricamente, impediva di emettere e far circolare banconote diverse che venissero accettate dalla collettività come tali.

Negli Euro la formula è scomparsa ed è stata sostituita con un copyright: la moneta come opera dell’ingegno, cioè essa viene equiparata ad un brevetto, ad un’opera d’arte, ad un’esclusiva giornalistica …. pare di sognare!

Tutti ormai sappiamo che le Banche Centrali sono private: i loro azionisti sono altre banche, la cui proprietà e di soggetti privati. La BCE non fa naturalmente eccezione: è infatti di proprietà di altre banche Centrali nazionali, le quali sono di proprietà di istituti privati e le cui azioni sono quotate in borsa.

L’idea di concedere il diritto esclusivo di battere moneta a soggetti privati si concretizzò per la prima volta in Inghilterra, il 27 luglio 1694 quando il sovrano stipulò un vero e proprio patto faustiano concedendo a Patterson ed Young di emettere notes of bank confidando sul fatto che Sua Graziosa Maestà britannica avrebbe onorato il debito tassando i contribuenti.

Quel giorno fu la fine dell’indipendenza e della sovranità dello stato che passò in mano ai banchieri, o meglio ai banksters.

Scrive Adrian Kuzminski[2].

“Ma il denaro è troppo importante per lasciarlo ai banchieri. Non c’è nessuna ragione di dare a un gruppo privato il lucroso monopolio della creazione di moneta;  questo non dovrebbe essere altro che quel pubblico servizio che la maggior parte della gente erroneamente crede che sia. Inoltre, la privatizzazione della creazione di moneta consente ad alcune grosse banche ed istituzioni finanziarie, non solo di trarre profitto da semplici scritture contabili, ma di drenare denaro dall’economia in favore dei loro compari, a scapito del bene pubblico .

Le persone normali riescono ad ottenere i finanziamenti di cui hanno bisogno solo a costo di interessi onerosi, se non insostenibili. Il pagamento degli interessi di questi prestiti nutre la macchina della finanza di Wall Street, rappresentata dalla classe degli ultimi creditori: il famigerato “un per cento”.

Famigerato “uno per cento” di privilegiati che guidano a loro piacimento ed arbitrio non solo l’economia, ma ovviamente anche la politica mondiale che dell’Alta Finanza è diventata la serva e la schiava.

Quello che non va nel sistema monetario attuale è che una Banca Centrale qualsiasi emetta moneta a debito dello stato comportandosi cioè come un qualsiasi istituto di credito ordinario.

Infatti prendendo sempre per esempio la BCE l’emissione fisiologica di altra moneta nuova, o fresca, avviene attraverso un meccanismo di indebitamento nato con la creazione della Banca d’Inghilterra. L’istituto Centrale europeo immette nel circuito monetario banconote prestandole alle banche, le quali, a loro volta, prestano il denaro ricevuto sfruttando due canali: o acquistando titoli di stato del debito sovrano, o prestando quanto ricevuto dalla Banca Centrale a soggetti privati: imprese o singoli cittadini. In questo campo la BCE non ha nessun tipo di strumento per costringere le banche di credito ordinario a prestare denaro a nessun soggetto: gli istituti sono totalmente liberi di fare quello che vogliono.

Se andiamo ad analizzare tutto ciò vediamo chiaramente che la BCE presta a banche quindi indebita la collettività del quantitativo di moneta prestato.

Le banche ordinarie, a loro volta, o prestano agli Stati acquistando come investimenti titoli del debito pubblico (quindi indebitano la collettività per la seconda volta), oppure prestano ai privati quindi la collettività è indebitata per la terza volta. Il meccanismo perverso genera solo una montagna di debiti che sarà impossibile poter estinguere, a meno di pagare un debito con un altro debito! Oppure, cosa migliore, non riconoscendolo più ed interrompendo questo gioco al massacro.

Il cane si morde la coda!!

Le alternative a tutto ciò sono diverse.

Alcuni ripropongono il ritorno al gold standard, ma qui bisogna distinguere. Il gold standard vero e puro, prevede una monetazione aurea che circoli per gli scambi sul mercato. Ma in questo caso sarebbe impossibile prendere in prestito denaro in quanto la quantità di oro che potrebbe circolare – stante la rarità e scarsità del metallo prezioso reperibile in natura – sarebbe minima ed il sistema sarebbe ingessato e reso assolutamente anelastico in quanto non è possibile espandere l’offerta di oro nel mondo.

Essendo il credito vitale per il buon funzionamento di qualunque forma di economia e per poter realizzare qualunque tipo di obiettivo ci si prefigga tutto diventerebbe più macchinoso.

Il vero problema è chi sia il proprietario della moneta nel momento in cui viene emessa, perché solo chi è il proprietario può anche prestarla. C’anche da cancellare la distinzione deleteria tra emissione ed immissione della moneta sul mercato: perché se è vero che si deve tenere conto del metro monetario (cioè non esagerare nel fornire moneta al mercato in quanto si potrebbe creare inflazione e deprezzamento della medesima) non bisogna però permettere che il circolante sia troppo scarso ed impedire quindi la possibilità di agevolmente scambiare le merci.

La funzione primaria della moneta è quella di circolare e non di essere tesaurizzata ed immobilizzata in investimenti finanziari o parassitari che la rendono inerte.

Le teoria di Silvio Gesell prevedono una sorta di moneta deperibile nel tempo che dia la possibilità di un’alta velocità di circolazione, quindi un rifornimento di linfa vitale agli scambi.

Intorno agli anni trenta del secolo scorso, un esperimento fu posto in essere nel comune di Wörgl in Tirolo. Il Sindaco Michael Unterguggenberger fece emettere dal comune dei certificati con i quali pagava i lavori pubblici ed i dipendenti: la “moneta” era dotata di un piccolo casellario sul retro in cui per mantenerne la validità, doveva essere apposto ogni mese un bollino che ne prolungava la validità pari all’1% del valore nominale. Se veniva spesa non c’era bisogno di applicare bollini. Se invece veniva depositata nella filiale della Cassa di risparmio (Sparkasse), coinvolta dal comune nell’operazione, il bollino lo pagava la banca ed al depositante veniva riconosciuto anche un piccolo interesse. Con la stessa moneta si potevano anche pagare le tasse al comune. Dopo poco tempo la disoccupazione era vinta, e moltissime opere pubbliche erano state realizzate usando soltanto un terzo dei certificati che l’ente pubblico aveva predisposto per l’emissione. Ben 400 altri comuni austriaci volevano consorziarsi per fare altrettanto.

Adesso indovinate cosa successe?

La Banca Centrale austriaca intervenne decidendo, presa dal panico, di far valere i suoi diritti di monopolio ponendo fine all’esperimento: ovviamente!!

Molto più recentemente a Guardiagrele, in Abruzzo, il professor Giacinto Auriti replicò l’esperienza consorziando una buona parte di negozi della cittadina. Anche qui grande slancio commerciale e grandissimi scambi: fino a quando …. una mattina decine di auto della Guardia di Finanza e dei Carabinieri circondarono il paese sequestrando i SIMEC (questo il nome della moneta usata): successivamente la magistratura ritenne non esserci gli estremi di reato. Qualcuno, nel frattempo, però “consigliò” (o impose?) alle banche con le quali il professor Auriti aveva dei fidi aperti, di ritirarli immediatamente costringendolo ad alienare le sue proprietà per non vederle vendute all’incanto. Banca sunt servanda: i debiti DEVONO sempre essere “onorati”!

Fu sempre il professor Auriti che scoprì che la moneta altro non è che una fattispecie giuridica e che essa ha valore soltanto in quanto viene accettata da tutta una collettività. Questo in funzione del fatto che esiste un sinallagma funzionale che unisce due volontà: quella di chi accetta la moneta come mezzo per l’acquisto di un bene e colui che fornendo la medesima la ritiene idonea al perfezionamento dello scambio.

Il sinallagma funzionale infatti è quella cosa che lega prestazione e controprestazione, rendendo valida la manifestazione di volontà di scambio delle parti che sono poste alla base per la validità di un contratto.

Quindi la moneta ha natura convenzionale. E’ lapalissiano che ogni anno una nazione crea dal nulla un PIL (prodotto interno lordo) cioè crea, dal niente , ricchezza che l’anno precedente non esisteva. Questa massa di beni hanno bisogno essenziale, per essere scambiati, di una nuova quantità di moneta che possa permettere il regolare scambio di questa ricchezza tra i soggetti di uno stato.

Quindi lo STATO, badate bene, deve emettere questa massa di moneta e inserirla nel circuito economico, non certamente la BANCA ponendo in essere metodi prudenziali che permettano di non far perdere valore alla moneta.

Fatto 100 il PIL di una nazione, per permettere lo scambio dei beni prodotti ex novo è sufficiente emettere 70/80 di nuova moneta. Ciò senza gravare la collettività da nessun tipo di debito al solo costo reale di carta, inchiostro e tipografia! Il signoraggio tornerebbe allo stato ed alla collettività come utile ds impiegare.

La cosa rivoluzionaria è che non c’è bisogno di gold standard né totale, né parziale (aggancio cioè del circolante ad una quantità di riserva aurea detenuta dalla Banca Centrale), ma cosa che sembra un’eresia, lo stato da questa massa di ricchezza che sta per essere messa in circolazione può a monte prelevare il necessario per il suo funzionamento e per soddisfare i bisogni primari della collettività (pagamenti di stipendi dei dipendenti, investimenti, infrastrutture ad esempio). Questo significa abolizione della tassazione.

Se ci pensiamo un attimo bene la produzione della nuova ricchezza ha un preciso valore intrinseco e viene realizzata impiegando capitali che gli imprenditori cavano dalle loro tasche: di questi capitali essi dovrebbero rientrare in possesso vendendo i beni prodotti. Ma se lo stato da queste somme detrae, a monte, quello che è il suo fabbisogno forse che non ha attuato un prelievo fiscale totale e privo di possibilità di evasione?

Ad ognuno arriverebbe così soltanto il guadagno pulito del suo lavoro o delle prestazioni fornite per creare il PIL: immaginate che sferzata per l’economia, per la ricerca, lo sviluppo e la tecnologia.

Un uovo di Colombo!!

Questo non vuol dire che scompaia la necessità del credito, ma esso assumerebbe le caratteristiche di un fabbisogno a breve e medio termine e con un interesse basso e sopportabile per poter affrontare qualsiasi tipo di esigenza un soggetto economico possa avere. Nessuno tranne la Grande Usura delle Banche Centrali perderebbe niente. E questo è inaccettabile per i signori del denaro i giganti della malavita, come li chiamava il professor Auriti!!

Potreste dire: questa è UTOPIA!!

Il professor Auriti soleva rispondere: nel 1700 parlare di una macchina che avesse permesso di spostarsi da un luogo ad un altro alla velocità di 100 chilometri orari, non era forse un’utopia?

O soltanto negli anni trenta dello scorso secolo, parlare di mandare degli uomini, su un veicolo spaziale, sulla luna non era forse considerata un’utopia?

Che il sistema monetario attuale non sia più idoneo lo hanno compreso tutti: quello che è orrendo è costatare che una cricca di usurai e di “giganti della malavita” vogliono che esso non cambi in quanto le loro fortune sparirebbero dileguandosi come neve al sole.

Nazioni come la Federazione russa e la Cina stanno lavorando per cambiare il sistema facendo ritornare il dollaro al ruolo di moneta nazionale e togliendo, alla valuta americana, il privilegio di essere moneta super partes a livello di scambi internazionali.

Ma sebbene stiano pensando a soluzioni molto meno radicali e più edulcorate (come il riaggancio delle valute ad una riserva frazionaria in oro obbligatoria per le Banche Centrali per ridare credibilità e fiducia alle monete) i loro progetti sono visti con inquietudine dagli USA che sarà sì l’unica super potenza mondiale rimasta e sopravvissuta, ma che non vuole cambiamenti radicali che li mettano in condizione di tornare ad essere una nazione qualunque in un consesso di uguali.

Per gli ambienti amerikani apolidi e mondialisti dell’Alta Finanza sarebbe una cosa intollerabile: una vera bestemmia!

Insomma proprio gli amerikani che non fanno altro che parlare di democrazia, non vogliono la “democrazia integrale” e veritiera che, attraverso una moneta giusta possa permettere ad ogni stato di godere di quella dignità, quella felicità e di poter esercitare il suo diritto all’esistenza ed alla vita senza prevaricazioni, prepotenze, usure e violenze a danno di nessuno.

Non erano forse questi i fondamentali della famosa e tanto decantata Carta Atlantica?

State certi che se Russia e Cina porranno mano al progetto di riforma del Sistema creato a Bretton Wood, andranno sicuramente a rischio di essere coinvolti in una guerra distruttiva e devastante a livello planetario: i demoni per vivere non possono fare a meno di Mammona!!

luciano garofoli

Il Sistema monetario: strumento del Novus Ordo Saeclorum

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