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Il sottomarino scomparso e gli incubi dell'Argentina

Non è solo l’angoscia per i 44 marinai intrappolati chissà dove sott’acqua, che mozza il fiato all’Argentina. Non è solo quell’angoscia – già di per sé tremenda – che devono gestire gli psicologi mandati accanto ai familiari nella base navale di Mar del Plata, mentre inesauste proseguono le ricerche del sottomarino ‘Ara San Juan’. Quel che tiene un Paese col fiato sospeso da mercoledì scorso, quando con l’unità si sono persi i contatti, è anche un altro tipo di angoscia. Che affiora dalle acque collettive dell’inconscio nazionale quanto più non riaffiora il sommergibile, e tutto è lì in quell’aggettivo dei titoli di stampa. “Desaparecido”.

“Submarino desaparecido”

‘Ara San Juan’, partito dieci giorni fa da Mar del Plata, salpò la prima volta a giugno 1983 dai cantieri tedeschi della Thyssen, per prendere servizio nella Marina della boccheggiante dittatura capeggiata dal generale Reynaldo Bignone, l’ultimo dei tiranni che incisero sull’Argentina la ferita della “guerra sporca” e dei “desaparecidos”, dissidenti autentici o appena sospetti, fatti sparire a decine di migliaia dal ’76 all’83 coi metodi più stravaganti di una crudele fantasia culminata nei “voli della morte”.

E’ in quell’acqua, buia come l’acqua dove si trova adesso il sommergibile, che bisogna calarsi per comprenderla proprio tutta, l’angoscia del Paese: i messaggi degli ammiragli e del presidente Maurizio Macri, la “ferviente oración” trasmessa dal papa che fu, in quegli anni, superiore provinciale dei gesuiti argentini. Perché – in quegli anni – non sparivano solo “ambasciatori, amanti di capitani e ammiragli, proprietari di imprese che facevano gola ai generali”. Non solo “operai all’uscita della fabbrica, contadini che lasciavano i trattori col motore acceso, morti che erano stati sepolti il giorno prima e le cui tombe venivano trovate vuote”. Né sparirono solo “bambini dal ventre delle madri” e “madri dalla memoria dei figli”. No: ce lo racconta Tomás Eloy Martínez nel romanzo “Purgatorio”, che anche “fiumi, laghi, stazioni ferroviarie, città mezzo costruite svanivano nell’aria come se non fossero mai esistiti”.

L’improbabilità delle mappe

Credettero in quegli anni gli argentini, o molti preferirono credere un po’ più di prima e di dopo agli Ufo e a rapimenti perpetrati dagli extraterrestri. Mentre non credettero più con assoluta certezza alle carte d’identità, alle cartine geografiche e alle mappe nautiche. Chi è, cos’è, un “desaparecido”? “E’ un’incognita, non ha identità. Non è morto né vivo, non c’è”, enunciò il generale Jorge Rafael Videla in un’assurda conferenza stampa del ’79, quando prestò alla ferocia politica il Paradosso del gatto di Schrödinger.

Saranno vivi o morti, i 44 marinai dello ‘Ara San Juan’?  Per un’impallidita Argentina, sono per ora “desaparecidos”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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