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Il successo di Scajola a Imperia contro il 'suo' centrodestra, spiegato dai giornali

“Io e un gruppetto di giovani freschi abbiamo battuto il resto del mondo”: con queste parole il settantenne ex ministro Claudio Scajola sancisce il suo ritorno al governo di Imperia. Il ‘resto del mondo’ è il centrodestra “ufficiale”, quello sostenuto dal presidente della regione Liguria Giovanni Toti, che negli ultimi anni ha spodestato il centrosinistra conquistando le storiche roccaforti rosse della regione.

E se l’affluenza per i ballottaggi non premia – ha votato il 48,43 per cento contro il 62,79 per cento del primo turno -, gli imperiesi hanno preferito la coalizione di quattro liste civiche (che ha preso il 52,05 per cento dei voti) allo schieramento di Luca Lanteri, candidato di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

La sfida con Toti (attraverso Lanteri)

Così l’ex ministro dell’Interno e delle Infrastrutture, tra i fondatori di Forza Italia, torna a essere il primo cittadino di Imperia. Come scrive Repubblica, lo era stato “dal 1980 al 1982 e dal 1990 al 1995. Nella sfida tutta interna al centrodestra ha superato l’architetto Lanteri, una volta suo delfino, l’uomo del ‘Modello Toti’.

Scajola, che ha corso anche contro il nipote Marco, assessore regionale e sostenitore di Lanteri, ha portato avanti una candidatura fuori dai partiti ed ha vinto con il sostegno di quattro liste civiche. ‘Non c’è più il centrodestra – ha detto – esiste un governo Lega-5Stelle che non farà bene al Paese. Io ho unito il civismo di vari orientamenti. Imperia può essere esempio per il Paese’”.

Un passato turbolento

Ma l’immagine di Scajola come l’uomo nuovo che sfida i partiti tradizionali si scontra con il suo passato di uomo delle istituzioni, che lo ha visto spesso al centro delle cronache nazionali. A ricordarlo è il Fatto Quotidiano, per il quale Scajola è “l’uomo della casa vista Colosseo acquistata ‘a sua insaputa’, il ministro dell’Interno che diede del ‘rompicoglioni’ a Marco Biagi ucciso pochi mesi prima dalle Br. Il politico imputato con l’accusa di aver aiutato la fuga all’estero e la latitanza di un ex deputato di Forza Italia condannato per mafia”. Aiuto che, per stessa ammissione dell’ex ministro, fu “inopportuno” e per il quale oggi Scajola è imputato a Reggio Calabria.

E se in queste settimane la sfida di Scajola è stata prima di tutto politica, non sono mancate anche delle conseguenze sul piano personale e familiare, primo tra tutto il nipote Marco Scajola. ‘Una delusione, ha voltato le spalle a Forza Italia’ – riporta il Giornale – “Uno scontro a distanza che ha accompagnato la campagna elettorale mischiando risentimenti personali e pulsioni politiche. Decisivi forse i voti in chiave anti Lega di chi aveva sostenuto il Pd”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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