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“Il terrorismo è tornato forte. Ci vorranno 20 anni per sconfiggerlo”

L’attacco terroristico nell’arena concerti di Manchester è gravissimo non solo perché ha ucciso una ventina di persone, perlopiù adolescenti, e ne ha ferite oltre 60. Ma anche perché invia un messaggio chiaro: il terrorismo è tutt’altro che indebolito dalle misure difensive messe in atto dall’Occidente, come avevano suggerito gli ultimi attacchi realizzati con mezzi di fortuna. La minaccia ha la stessa potenza del dopo 11 settembre. E la partita durerà almeno 20 anni. Ne è convinto Carlo Biffani, esperto di sicurezza internazionale e direttore generale di Security Consulting Group, che in un’intervista all’Agi, spiega come va interpretato l’attentato di Manchester, cosa dobbiamo aspettarci in futuro e in che modo ci obbliga a reagire.

Non più mezzi di fortuna. La modalità dell’attacco

Dopo una lunga e drammatica sequenza di attacchi realizzati da singoli e con strumenti “di circostanza” – come possono esserlo coltelli da cucina, camion o autovetture lanciate sulla folla – quello di Manchester è un ritorno a quello che è sempre stato “il marchio di fabbrica dei terroristi di matrice religiosa musulmana: l’attacco con esplosivo“. Per qualcuno il fatto che gli ultimi attacchi fossero stati portati a compimento con metodologie di basso impatto, quasi di ripiego, “era sinonimo di una qualche difficoltà organizzativa e logistica rispetto alla possibilità di sapere e poter mettere in campo team di attentatori suicidi come fu per il Bataclan”, sostiene Biffani, secondo cui “si tendeva a guardare alla attuazione di queste modalità di azione come ad una implicita vittoria dei nostri sistemi di sicurezza“. Niente di più sbagliato: “Riuscire ad organizzare un attentato con esplosivo all’interno di un arena, in quello che i terroristi di Daesh hanno sempre considerato un hard target al pari di un aeroporto o di una stazione della metropolitana è qualcosa che riafferma, nel loro modo di comunicare, una mai persa capacità di utilizzare gli strumenti peggiori, quelli contro i quali pensavamo di aver fatto passi importanti e che in qualche modo immaginavamo di aver quasi scongiurato”.

Una minaccia che durerà almeno 20 anni

Questo fenomeno terroristico ci terrà impegnati e ci minaccerà per almeno venti anni. “Ci saranno apparenti momenti di calma alternati da attacchi portati contemporaneamente in posti diversi, e con differenti metodologie”. La durata ventennale di un fenomeno simile, sottolinea l’esperto, “comporterà modificazioni sostanziali di carattere sociale e ci imporrà la messa a sistema di comportamenti di difesa che fino a poco tempo fa, consideravamo come una rinuncia al nostro stile di vita“. Inoltre, sarà possibile difendersi “unicamente assumendo decisioni forti e facendo proprio un atteggiamento di difesa reattiva”.

Come difendersi

  • Difendersi significa anche “poter intervenire in maniera drastica sui flussi di persone, delle quali sappiamo poco o niente e che in breve spariscono dai radar, che arrivano nei nostri paesi”. Non solo. “Difendersi significa investire sempre più fondi nel rafforzamento delle strutture di Intelligence e di Sicurezza. 
  • Difendersi significa poter “disporre di sistemi di controllo strumentali ed umani in grado di osservare e monitorare migliaia e migliaia di combattenti di ritorno. Difendersi significa sostenere costi sempre più alti
  • Difendersi significa addestrare il personale delle forze dell’ordine e dell’esercito a scenari di intervento sempre più complessi e orientati all’azione di prevenzione e contrasto all’interno delle nostre città. Le forze armate, in particolare, dovranno essere addestrate non più unicamente allo scopo di combattere in scenari di guerra lontani, ma nelle nostre stesse città. “Ingaggiarci in questo modo direttamente nei nostri paesi, significherà anche ridurre la nostra capacità di andare a contrastare questi fenomeni laddove originano e sarà necessariamente, molto, molto oneroso”

“Non siamo meno potenti del 2001”

Il messaggio, secondo Biffani è più chiaro e inequivocabile che mai. “Noi ci siamo, siamo in grado di attaccarvi esattamente come facevamo nei primi anni duemila, lo facciamo malgrado i vostri controlli serrati, vi costringiamo a tenete altissima la guardia ed a investire centinaia di milioni per contrastarci, vi possiamo costringere in difesa per tutto il tempo che riterremo necessario, possiamo comunicare ai nostri supporters che siamo tutt’altro che battuti e possiamo utilizzare queste azioni come leva per convincere chi ci guarda con ammirazione a fare il salto ed a venire a combattere contro di voi”. L’errore, dunque, è nel credere di averli costretti ad un atteggiamento difensivo se non addirittura remissivo.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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