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Il tesoro sotto Pasargade: in Iran torna alla luce il palazzo di Dario I

“Oh uomo, chiunque tu sia e da qualunque parte del mondo tu venga – perché so che un giorno verrai – io sono Ciro, fondatore della dinastia degli Achemenidi. Ti prego, di non invidiarmi questo fazzoletto di terra su cui riposo”.

Sono queste le parole che Ciro il grande fece incidere sulla sua tomba che a forma di tempio greco, sorge solitaria nella piana di Pasargade, la città-giardino da lui costruita intorno al 545 a.C.. E proprio in questo luogo, sotto gli occhi dei turisti incuriositi, viene riportata alla luce in questi giorni una nuova meraviglia: un palazzo del periodo di Dario, re persiano che successe a Cambise, figlio di Ciro nel secondo periodo della dinastia degli achemenidi.

Cosa c’è all’origine di questa scoperta 

Il direttore degli scavi, l’archeologo Hamed Molai, ha spiegato all’AGI, che seguendo delle ipotesi fatte tra il 1961 ed il 1963 dallo studioso inglese David Stronach, il suo team, composto solo da iraniani, ha iniziato a lavorare su Tal Takht (il trono sulla collina), torre di avvistamento sulla quale, finora, si pensava che non ci fosse nulla.

Scavando sopra la collina sulla quale erano rimasti ruderi della torre, dell’età dei Medi, gli archeologi hanno portato alla luce un palazzo colonnato del periodo di Dario.

Il sito di Pasargade

La scoperta è di grande interesse perché l’arte persiana nel periodo di Dario raggiunse l’apogeo della sua bellezza, ben visibile oggi nel vicino sito di Persepoli; gli archeologi sperano di trovare anche a Pasargade bellezze e meraviglie dello stesso calibro.

Il sito archeologico è stato già inserito nel 2004 nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Pasargade nell’antica lingua significherebbe “Città dei persiani” o secondo un’altra teoria “Città di gente che impugna mazze pesanti”. Ora però, il sito, potrebbe dare alla luce nuovi tesori.

Si scava sotto il sole

Molai spiega che per ora gli scavi stanno delimitando il perimetro del palazzo antico che oltre alla sala centrale con le colonne comprendeva anche una stanza di 5 metri per 5 metri, di cui non si comprende ancora la funzione. Le mura del palazzo sono alte e sotto il sole, si continua a scavare.

Il tesoro sotto Pasargade

L’archeologo iraniano è un ragazzo sulla trentina ed è felice, perché spiega che l’organizzazione del Patrimonio culturale dell’Iran, ora ha stanziato i fondi per gli scavi e ritiene che a Pasargade c’è ancora molto da portare alla luce. Più avanti, infatti, vicino al palazzo delle udienze di Ciro, sono stati ritrovati i basamenti di pietra di un ponte costruito in antichità sul fiume che passava nella città e che ora è in secca.

Un’attrazione turistica

Nel 2016 l’Iran ha ospitato 6 milioni di turisti che hanno portato 8 miliardi di dollari alle casse dello Stato; un netto incremento rispetto ai 5,2 milioni del 2015; Rohani probabilmente ha capito che con tutte le attrazioni storiche del suo territorio, il turismo può essere una marcia in più per far decollare l’economia che cresce ma con un ritmo ancora troppo lento. Lento, come il lavoro certosino degli archeologi, che riportano alla luce, poco alla volta, le mura del palazzo di Dario a Pasargade. 

La dinastia degli achemenidi

Ecco in poche righe la storia del più vasto impero dell’antichità come riportato dall’enciclopedia online Wikipedia.

  • CIRO II – Salito al trono dei “Gran Re” nel 559 a.C., Ciro II riuscì subito a unire le tribù persiane sotto la propria egemonia. Alleatosi con il re babilonese Nabonedo, sconfisse il sovrano medo  Astiage, tradito dal suo esercito che lo consegnò nelle mani di Ciro, il quale poté così marciare su Ecbatana e conquistarla. Ciro proseguì l’espansione conquistando prima l’Asia Minore e la Lidia e poi il regno di Babilonia, e si spinse fino in Asia Centrale dove morì in battaglia, prima di poter conquistare l’Egitto.
  • CAMBISE II – L’impresa fu compiuta da Cambise II, figlio di Ciro, che sconfisse Psammetico III e si fece incoronare sovrano d’Egitto nel Tempio di Neith a Sais. Per tentare di conquistare Cartagine, Cambise si impadronì delle vie di comunicazione terrestri africane attraverso l’oasi di Siwa, arrivando fino alla Libia. Non riuscì però a portare a termine l’impresa perché i fenici si rifiutarono di fornire le navi contro quella che era una loro antica colonia.
  • DARIO I – Dopo la morte di Cambise II (522 a.C.), iniziò un periodo di intrighi e ribellioni che si concluse con la salita al trono di Dario I nel 522 a.C. Fu proprio Dario, appartenente a un ramo collaterale della dinastia achemenide, a citare per primo la leggenda di Achemenes, nel tentativo di legittimare il proprio potere dicendosi discendente da Ariamne. Dario I conquistò la Tracia, il Caucaso e la valle dell’Indo e attaccò la Grecia, dove però fu sconfitto da un’alleanza di città greche indipendenti a Maratona (490 a.C.). Si dedicò quindi a consolidare le conquiste, per consegnare un impero forte e organizzato al figlio Serse I nel 485 a.C.
  • SERSE I – Anche Serse I cercò di annettere la Grecia peninsulare: riuscì a passare alle Termopili e a saccheggiare Atene, ma fu sconfitto a Salamina e a Platea e costretto a ritirarsi in Asia Minore. Con Serse I si conclude il periodo di grandezza della dinastia achemenide.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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