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Il Tribunale dei minorenni riconosce l’adozione di una bimba a una coppia lesbica

Da La Stampa online 29.8.14:

“”L’adozione di un figlio da parte di una coppia omosessuale non è più un tabù. Almeno per il Tribunale per i Minorenni di Roma che ha riconosciuto l’adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale (lesbiche). La bambina è figlia biologica di una sola delle due conviventi, che sono libere professioniste. Le due donne, sposate all’estero, si erano rivolte all’Associazione italiana avvocati famiglia e minori, per procedere con il ricorso per l’adozione.

La coppia, che vive a Roma dal 2003, ha avuto una bimba all’estero anni fa con procreazione assistita eterologa per realizzare un progetto di genitorialità condivisa. Il Tribunale ha accolto il ricorso presentato per ottenere l’adozione della figlia da parte della mamma non biologica, la «stepchild adoption».

Per «stepchild adoption» si intende l’adozione del bambino che vive in una coppia dello stesso sesso, ma che è figlio biologico di uno solo dei due. Con questo provvedimento si rende possibile riconoscere ai i bambini nati e cresciuti in famiglie omogenitoriali gli stessi diritti di tutti gli altri bambini, a cominciare dal diritto di adozione da parte del genitore non biologico, così come già avviene nelle legislazioni tedesca e finlandese.

«Le due mamme hanno dapprima intrapreso e portato a termine un percorso di procreazione eterologa all’estero e, dopo la nascita della bambina, hanno stabilmente proseguito nel progetto di maternità condividendo con ottimi risultati compiti educativi ed assistenziali, nonché offrendo alla minore una solida base affettiva», spiega l’avvocato della coppia Maria Antonia Pili.

Il ricorso è stato accolto sulla base dell’articolo 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983, n. 184, come modificata dalla legge 149 del 2001, il quale contempla l’adozione in casi particolari. «Ovvero – illustra ancora Pili – nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore `sociale´, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo, a maggior ragione se nell’ambito di un nucleo familiare e indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori. La norma in questione infatti – ha aggiunto – non contiene alcuna discriminazione fra coppie conviventi siano esse eterosessuali o omosessuali».

Secondo Pili, dunque, il Tribunale per i Minorenni di Roma «ha correttamente interpretato la norma di apertura» già contenuta nella legge sull’adozione. «Non si è trattato, come ben argomenta sul punto la sentenza, di concedere un diritto ex novo, ovvero di creare una situazione prima inesistente, ma di garantire nell’interesse di una minore la copertura giuridica a una situazione di fatto già consolidata, riconoscendo così diritti e tutela a quei cambiamenti sociali e di costume che il legislatore ancora fatica a considerare, nonostante – ha concluso – le sempre più diffuse e pressanti rivendicazioni dei moltissimi soggetti interessati».””

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