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Il Trono di Spade, un fenomeno globale che macina record

Roma – Quando nel 1996 usci’ “A Game of Thrones”, il primo romanzo della serie ‘Le cronache del ghiaccio e del fuoco’, il fantasy era ancora considerato un genere destinato a una ristretta cerchia di appassionati poco cresciuti. Vent’anni dopo, ‘Il Trono di Spade’, la serie televisiva ispirata alla saga, ancora incompiuta, di George R.R. Martin, e’ diventata un fenomeno globale che continua a macinare un record dopo l’altro. La prima puntata della prima stagione, trasmessa nell’aprile 2011, fu vista da due milioni e duecentomila persone. L’ultimo episodio della sesta stagione, andato in onda lo scorso febbraio, ha raccolto quasi 9 milioni di spettatori solo negli Usa.

Gia’ con la terza stagione “Game of Thrones” aveva strappato ai “Sopranos” il primato di serie piu’ vista della storia della Hbo. La messe di riconoscimenti raccolta ieri alla sessantottesima edizione degli Emmy Awards ha sancito un altro record: con 106 nomination e 38 premi “Game of Thrones” ha scalzato “Frasier” dal podio di serie televisiva piu’ premiata di sempre, un successo senza precedenti dovuto non solo a una trama avvincente, ambientazioni curate e un cast di ottimo livello ma anche a un sapiente dosaggio degli ingredienti chiave della narrativa di intrattenimento, a partire dalle generose dosi di sesso e violenza, e al passaparola garantito da un pubblico fedele, quando non fanatico, che ha riempito internet di recensioni, tributi, meme, parodie e forum dove vengono discusse le possibili evoluzioni di una storia complessa e imprevedibile, senza distinzioni manichee tra ‘buoni e ‘cattivi’ e senza veri protagonisti fissi che si puo’ sperare scampino alla sequela di morti traumatiche che non ha mai smesso di decimare i personaggi principali. La saga e’ ambientata tra Westeros ed Essos, due continenti immaginari che ricordano l’Europa e il Medio Oriente medievali, e prende le mosse dalla sanguinosa ‘guerra dei cinque re’, la lotta per la successione al ‘re folle’ Aerys Targaryen’, deposto da una congiura di dinastie poi destinate ad affrontarsi per il dominio sul mondo conosciuto. L’ispirazione di partenza e’ la Guerra delle Due Rose, come si evince dai nomi delle due case protagoniste delle prime serie, gli Stark e i Lannister, che richiamano gli York e i Lancaster. Le influenze culturali sono pero’ molteplici: dai poemi omerici al ciclo tolkieniano, dalla ‘sword and sorcery’ degli anni ’30 al moderno romanzo di intrattenimento alla Ken Follett. 

E’ forse proprio l’eterogeneita’ dei riferimenti il segreto del successo globale di ‘Game of Thrones’. Gli elementi del fantasy classico, pur presenti (come la magia o le creature fantastiche),hanno un ruolo abbastanza limitato nella narrazione, dove dominano invece congiure di palazzo, intrighi familiari e vicende belliche caratterizzate da bruschi cambiamenti di fronte. Questi ingredienti hanno permesso alla serie di irretire anche un pubblico che, altrimenti, non avrebbe guardato nemmeno per sbaglio una trasmissione che include draghi volanti e guerrieri che tornano dall’oltretomba. Un pubblico in continua espansione che ha ovviamente portato legioni di nuovi lettori a George R. R. Martin, aumentando in maniera spasmodica l’attesa per la conclusione della saga cartacea, ormai superata dagli eventi narrati nella serie. 

Se ciascuna delle prime cinque stagioni (con variazioni sempre maggiori, col proseguire del tempo, rispetto alla trama originale) segue grossomodo ognuno dei cinque libri finora scritti da Martin, la sesta stagione, trasmessa quest’anno, ha sviluppato il contenuto di un sesto volume, ‘The Winds of Winter’, che lo scrittore statunitense non ha ancora concluso, senza peraltro fornire indicazioni sulla possibile data di uscita. Cio’ ha causato grande frustrazione tra i fan, preoccupati che l’autore, ormai sessantasettenne, possa spirare prima di concludere il lavoro (dopo ‘The Winds of Winter’ e’ previsto un altro volume, ‘A Dream of Spring’, i cui eventi verranno narrati nella settima e ultima stagione della serie, prevista nel 2017). Tanta apprensione e’ giustificata: i primi tre libri della saga videro la luce a intervalli di due anni l’uno dall’altro ma ne trascorsero ben sei dal quarto, ‘A Feast for Crows’, al quinto ‘A Dance with Dragons’, pubblicato nel 2011. Lo staff che lavora alla serie ha appreso a grandi linee da Martin i futuri sviluppi dei libri e su tali riservatissime informazioni ha basato le sceneggiature. Sussite pero’ il rischio che quando, con la settima stagione, sara’ calato il sipario su ‘Game of Thrones’, ‘The Winds of Winter’ non sia ancora sugli scaffali. (AGI)

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