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Il vero rischio che corriamo con i migranti poco istruiti è che non arrivino più

Se c’è qualcosa da temere nelle orde di lavoratori poco istruiti pronti a varcare la frontiera americana è che non arrivino più. Perché i primi a trarre beneficio da questo tipo di immigrazione sono proprio gli americani tali da più generazioni. E per diverse ragioni. Ne è convinto il New York Times con un articolo dal titolo più che eloquente: “The Danger From Low-Skilled Immigrants: Not Having Them“. Il pezzo è la risposta alla proposta del presidente Donald Trump di rivedere le leggi sull’immigrazione per favorire l’ingresso ai più giovani, laureati e con una buona conoscenza dell’inglese a danno degli stranieri non specializzati.

I lavori che gli americani non vogliono fare

“Niente di più sbagliato”, sostiene il New York Times: “Otto delle 15 occupazioni più richieste e di cui si avrà più bisogno dal 2014 al 2024 non richiedono titoli di studio”. Si tratta di badanti, colf, persone che aiutano in cucina in casa o nei ristoranti. “Da qui a 10 anni ci sarà bisogno di molte persone che cambieranno la padella degli anziani”, spiega David Card, professore di economia all’università di Berkley.

Non è solo un problema di occupare posti vacanti: “I milioni di immigrati a basso costo entrati a far parte della forza lavoro dopo la Grande Recessione hanno migliorato la vita degli americani”. Le politiche di immigrazione oggi si basano su una logica: i lavoratori stranieri ottengono il lavoro e abbassano lo stipendio degli americani competendo con loro. E’ un effetto della legge della domanda e dell’offerta. Ma questa teoria viene utilizzata da Trump “per giustificare il suo programma di taglio dell’immigrazione del 50%”, e la sua proposta di “permettere in futuro l’ingresso solo agli stranieri molto competenti”.

Gli immigrati sono anche consumatori

Ciò non tiene conto di alcuni aspetti fondamentali: “Gli immigrati a basso costo sono comunque consumatori di beni e servizi”. Non solo. “Il loro lavoro a basso costo produce risultati economici e, allo stesso tempo, riduce i prezzi”. Senza contare che “i figli di queste persone tendono a essere sempre più qualificati dei genitori”.

Per il quotidiano di New York non è un mistero che “i figli degli immigrati contribuiscono alle casse statali più dei nativi americani”. Ma il guadagno di aprire le porte agli stranieri non qualificati non è finito: contrariamente all’opinione pubblica, nessuna di queste persone ruberà il lavoro agli statunitensi più preparati. Semmai è vero il contrario: la loro presenza “porta alla creazione di nuove occupazioni – con stipendi più alti – per i nativi”.”Non conoscendo l’inglese, i nuovi arrivati saranno impiegati nelle occupazioni più manuali, come lavapiatti, ad esempio. Ma non possono aspirare a lavori in cui è richiesta una competenza linguistica e comunicativa, che resteranno riservati agli statunitensi”. E questo vale in tutti i settori, compreso quello dell’industria. In conclusione, un’America che apre le sue porte solo agli immigrati colti e specializzati avrebbe più problemi che benefici, soprattutto per i nativi americani.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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