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Il vertice tra le due Coree che potrebbe cambiare la storia, spiegato

Il terzo e attesissimo summit inter-coreano di venerdì prossimo tra il leader di Pyongyang, Kim Jong-un, e quello di Seul, Moon Jae-in, arriva dopo un processo di disgelo avviato con le Olimpiadi invernali di PyeongChang e culminato nella sospensione dei test missilistici e nucleari annunciata sabato dal Nord.

Il regime di Pyongyang ha anche annunciato la chiusura del sito di Punggye-ri, dove aveva condotto i suoi sei test atomici, l’ultimo dei quali, il più potente, il 3 settembre scorso. L’annuncio è arrivato al termine dell’assemblea plenaria del Partito dei Lavoratori nord-coreano di venerdì che doveva aprire a una “nuova fase”, secondo le promesse della vigilia. “Il sito nucleare settentrionale della Repubblica Democratica Popolare di Corea”, il nome ufficiale della Corea del Nord, “sarà smantellato per garantire in maniera trasparente l’interruzione dei test nucleari”.

Come interpretare l’annuncio di Pyongyang

È duplice la lettura a cui si presta l’annuncio: preso alla lettera, il messaggio è che i test non servono più perché ormai la Corea del Nord è una potenza nucleare. Ma lo si può interpretare, come ha fatto gran parte della comunità internazionale, come un segnale che Pyongyang è davvero disposta a rinunciare al suo programma di armi atomiche. A dare fiducia alle intenzioni del regime di Kim di procedere verso la “completa denuclearizzazione” era stato il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, che giovedì scorso aveva usato queste parole per descrivere la volontà di Kim Jong-un: dietro il desiderio di Pyongyang non si celerebbero richieste che gli Stati Uniti non potrebbero accogliere, come il ritiro dei soldati americani dalla Corea del Sud, ma solo la fine di quelle che il Nord definisce “politiche ostili” nei suoi confronti.

Moon, all’incontro con Kim, dovrà dimostrare che la Corea del Sud è in grado di avere un ruolo guida nei negoziati con Pyongyang, nonostante il mese scorso il leader nord-coreano si fosse recato in segreto a Pechino per incontrare il presidente cinese, Xi Jinping. “Un atto dovuto”, lo aveva definito Kim al ritorno a Pyongyang, nei confronti del Paese che rimane il piu’ importante alleato della Corea del Nord, e che se solo pochi mesi prima aveva scelto la linea dura delle risoluzioni Onu dopo l’ultimo test nucleare nord-coreano. La mossa comunicata oggi potrebbe servire, nelle speranze di Pyongyang, ad allentare la morsa delle sanzioni, e a favorire quello sviluppo economico di cui il Paese ha bisogno. “Concentreremo i nostri sforzi nel costruire una potente economia socialista”, affermava oggi il regime attraverso la Kcna, guadagnandosi il plauso della Cina.

La prima volta oltre il confine di un Kim

Il summit, che verrà trasmesso in diretta nei momenti salienti, a cominciare dalla stretta di mano tra i due leader, sarà il terzo dalla fine della guerra di Corea, nel 1953: a differenza dei primi due, nel 2000 e nel 2007, non si terrà a Pyongyang, ma sul versante meridionale del villaggio di confine di Panmunjom, località simbolo dell’armistizio firmato tra le due Coree, che oggi la Corea del Sud vorrebbe trasformare in un trattato di pace, con la “benedizione” del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Kim scenderà a sud del confine, prima volta in assoluto per un leader nord-coreano, e seconda per un membro della famiglia Kim, dopo la visita in Corea del Sud della sorella, Kim Yo-jong, per la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Pyeongchang.

I punti sul tavolo

Nonostante le promesse della Corea del Nord, alcuni punti saranno ancora da verificare, al summit di venerdì prossimo. Il primo riguarda le tensioni sul confine: un accordo sull’abbandono delle armi pesanti e delle postazioni di guardia rappresenterebbe “un significativo primo passo” verso la distensione, ha dichiarato ieri un funzionario della Difesa di Seul: attualmente il Sud ha sessanta postazioni di guardia, contro le 160 del Nord. Il secondo riguarda il programma nucleare che Kim ha promesso di interrompere: la questione chiave per la riuscita dei colloqui – non solo tra Moon e Kim, ma, successivamente, anche tra Kim e Trump – sarà riuscire a stabilire un protocollo di verifica dei progressi in questo senso da parte della Corea del Nord. Di particolare rilevanza è il centro di ricerca nucleare di Yongbyon: uno dei suoi reattori potrebbe essere stato spento il mese scorso, secondo immagini satellitari consultate dagli esperti del sito web 38 North, anche se non e’ chiaro quanto altri siti non ufficialmente dichiarati la Corea del Nord abbia in funzione. 

Linea diretta tra le due capitali

Un altro importante passo verso il summit è stato compiuto giovedì, con l’installazione della linea di comunicazione diretta tra i leader dei due Paesi. L’ufficio della Commissione per gli Affari Statali nord-coreana, diretta da Kim, è oggi in comunicazione diretta con la Casa Blu, l’ufficio presidenziale sud-coreano. Le due parti hanno svolto chiamate di prova, a entrambi i capi della linea, per verificarne il funzionamento: i funzionari dei due Paesi si sono parlati, in tutto, per quattro minuti e diciassette secondi, ha informato i giornalisti un funzionario dell’ufficio di Moon. Prima del summit di venerdì prossimo è prevista anche una telefonata tra i leader delle due Coree. L’accordo per l’istituzione di una linea diretta era arrivato il mese scorso quando si era recato a Pyongyang il consigliere per la Sicurezza Nazionale sud-coreano, Chung Eui-yong, per un viaggio di due giorni dal quale era scaturita anche la volontà di Kim di incontrare il presidente degli Stati Uniti.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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