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IL VESCOVO APRE ALLE COPPIE GAY

Un’inedita apertura alle coppie omosessuali è arrivata dal vescovo di Anversa (Belgio), mons. Johan Bonny, già autore, alla vigilia del Sinodo straordinario sulla famiglia svoltosi in ottobre, di una lunga riflessione in cui, esprimendo le proprie attese, non lesinava critiche al Magistero di Paolo VI e Giovanni Paolo II, in relazione all’Humanae vitae (1968) e alla Familiaris consortio (1981), ponendo l’accento sulla crescente distanza tra l’insegnamento morale della Chiesa sul matrimonio, la famiglia e la sessualità e la visione dei credenti, e indicando possibili piste di ricerca per superarla, invitando la Chiesa ad abbandonare il suo atteggiamento difensivo o antitetico rispetto al mondo e a riprendere la via del dialogo (v. Adista Documenti n. 34/14).

Ma se in quell’occasione mons. Bonny si era concentrato soprattutto sulla riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati – richiamando la «tradizione giuridica dell’Oriente cristiano, con la possibilità di un regolamento eccezionale in nome della “misericordia”» – ora il vescovo di Anversa punta ancora più in alto, auspicando, in un’intervista al quotidiano in lingua fiamminga De Morgen (27/12), un riconoscimento da parte della Chiesa delle relazioni omosessuali.

«Così come nella società esiste una diversità di quadri giuridici per le coppie, dovrebbe esserci una diversità di forme di riconoscimento anche all’interno della Chiesa», ha detto Bonny. Per il vescovo di Anversa una relazione omosessuale può soddisfare i criteri di un matrimonio religioso: «I valori intrinseci – ha detto – sono per me più importanti dell’aspetto istituzionale. L’etica cristiana si basa su relazioni durature in cui valori come esclusività, fedeltà e cura per l’altro sono centrali». Valori che quindi secondo Bonny possono essere presenti anche all’interno di relazioni tra persone dello stesso sesso.

Le parole del vescovo, riporta il quotidiano, sono state accolte come una svolta dal rettore dell’Università cattolica di Lovanio, Rik Torfs, il quale ha sottolineato che Bonny auspica un cambiamento di principi ritenuti per lungo tempo incrollabili, qualcosa che sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI nessun vescovo poteva permettersi di fare.

Bonny, da molti considerato il candidato favorito alla successione dell’attuale arcivescovo di Bruxelles, André-Joseph Léonard – prossimo alla pensione –, già due anni fa si rese noto per posizioni piuttosto aperte in materia di ordinazione sacerdotale, definendo un arricchimento per il servizio pastorale l’eventuale possibilità di ordinare uomini sposati (v. Adista Notizie n. 15/12).

Mons. Bonny non ne faceva una questione di abolizione del celibato sacerdotale, anzi: «In una società come la nostra, in cui la sessualità è a volte banalizzata, il celibato dei preti può rivestire un valore particolare come segno profetico». Ciononostante, proseguiva, «mi piacerebbe comunque ordinare uomini sposati, se fosse possibile».

Quanto al sacerdozio femminile in quell’occasione affermò che se «ordinare uomini sposati è una questione di diritto canonico, l’ordinazione delle donne ha implicazioni teologiche: riguarda l’interpretazione della Bibbia e della tradizione. Nel nostro Paese – proseguiva – l’ordinazione femminile sarebbe accettata. Ma su scala mondiale la faccenda è complessa. Le donne chiedono, giustamente, di essere più coinvolte. Nella misura del possibile, cerco di nominare donne impegnate ai posti di responsabilità».

Insomma, se Bonny in effetti dovesse andare a ricoprire l’incarico ora di mons. Léonard sarebbe un cambio di passo non indifferente per la Chiesa belga.

(Adista 10 gennaio)

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