TwitterFacebookGoogle+

Il Vescovo di Kampala sotto processo per truffa fondiaria

LwangaAL centro dell oscandalo è un terreno di 4,8 ettari a Zzaa-Makindye nel distretto di Wakiso.

Kampala – Il Vescovo di Kampala Cyprian K. Lwanga è sospettato di truffa fondiaria e speculazione finanziaria ai danni di quattro orfani. L’oggetto del contenzioso è un terreno di 4,8 ettari a Zzaa-Makindye nel distretto di Wakiso. Trattasi di un acquisto personale del Vescovo Lwanga fatto nel 2011 di un terreno  registrato nel catastale distrettuale

(volume 1314, pagina 19 appezzamento n. 295 del blocco n. 273). Costo della transazione commerciale: 380 milioni di scellini (circa 111.000 euro).  Beneficiaria: Sophia Wazire, dipendente della ditta Sena Arcade. Durante la transazione, il Vescovo Lwanga venne contattato da quattro orfani che dimostrarono prove inconfutabili di essere i veri proprietari del terreno. Il Vescovo decise di ignorare queste rivendicazioni costringendo ad aprire un lungo contenzioso civile in Tribunale e la recente denuncia per truffa e appropriazione indebita depositata alla polizia.

Dietro a questo terreno vi è una lunga e documentata storia giuridica ai danni degli orfani che ha strette connotazioni politiche.  Il padre, Adam Rizigalla, era un funzionario del governo di Idi Amin Dada finito in disgrazia dopo la cadute del regime. Ali Mukalazi, un altro funzionario e socio d’affari del padre, utilizzò le sue conoscenze presso il nuovo regime di Milton Obote, ritornato dall’esilio in Tanzania, per entrare illegalmente in possesso della proprietà successivamente utilizzata per organizzare una truffa ai danni di due istituti finanziari che ricevettero in garanzia lo stesso terreno. Ottenuta una ingente somma in dollari da Lybia Arab Bank e da Uganda Development Bank, Mukalazi emigrò all’estero. Nel agosto 1992 la Uganda Development Bank requisì la proprietà, acquistata da Sophia Wazire e successivamente dal Vescovo Lwanga tramite una trattativa gestita dal suo segretario Ponsiano Ssenyonga. Raggiunta l’età adulta, gli orfani hanno tentato di far valere i propri diritti. Dopo vani tentativi di risolvere pacificamente la disputa, trascinano in tribunale il Vescovo Lwanga in base al documento originale di proprietà dato 1961 che attesta l’acquisto del terreno da parte del padre per un valore di 1.200 scellini ugandesi.

Lo studio legale Lubwama & Co. Advocates nel 2011 presentò alla Alta Corte una ingiunzione (Causa Civile N. 237) che prevedeva il divieto di vendere la proprietà o di utilizzarla come garanzia bancaria e di erigere costruzioni sul terreno contestato fino alla risoluzione della disputa in tribunale. Ingiunzione accettata dalla Corte. La polizia richiese l’interrogatorio del segretario del Vescovo di Kampala, sospettato di aver orchestrato la truffa. All’epoca nessuna accusa fu mossa contro il Vescovo considerato un vittima del raggiro alla pari degli orfani. Una vittima che però ignorò l’ingiunzione del tribunale e iniziò a costruire sul terreno villette di lusso per affittarle. Dinnanzi a questa palese violazione delle disposizioni dettate dal tribunale gli orfani il 9 maggio 2013  hanno deposto una denuncia per truffa aggravata e appropriazione indebita di terreno presso il Dipartimento della Protezione delle Proprietà Fondiarie della Unità Investigativa Criminale della Polizia. L’attestazione di avvenuta ricezione della denuncia è stata firmata dal ufficiale di polizia Ngobi David, per conto del Direttore Generale che ha ordinato l’apertura delle indagini. 

Secondo quanto scoperto dagli investigatori il Vescovo Lwanga avrebbe comprato il terreno pur essendo a perfetta conoscenza che il beneficiario del contratto non era il vero proprietario. L’inchiesta ha inoltre rivelato che il Vescovo non si è premunito di verificare al catasto la vera proprietà di un terreno acquistato ad un quinto del suo valore commerciale: 2 miliardi di scellini ugandesi (circa 558.300 euro). Una doverosa ricerca catastale avrebbe rivelato i veri proprietari. Un tentativo di mediazione fu proposto dal Vescovo Lwanga il 17 luglio 2013. Gli orfani si sentirono proporre la vendita della loro proprietà a prezzo di mercato e la spartizione del ricavato tra loro e il Vescovo. Proposta ovviamente rifiutata dalla parte lesa. La disputa è giunta all’attenzione dei media ugandesi il 6 agosto scorso grazie alla pubblica denuncia attuata dagli orfani sotto consiglio del loro studio legale. Attualmente i veri proprietari vivono in precarie situazioni economiche e abitative.

Dalla pubblicazione della notizia, il Vescovo Lwanga non si rende disponibile per commenti o precisazioni sull’argomento, mentre nell’ambiente cattolico ugandese inizia a circolare la voce che si tratti di una messinscena orchestrata dal governo come forma di pressione sul contenzioso con il Vaticano per il mancato pagamento di 43 anni d’affitto di un terreno di proprietà della Chiesa Cattolica a Kampala dove sorge il Comando Centrale della Polizia.

Pur non coinvolgendo direttamente la Chiesa Cattolica, l’acquisto sospetto attuato getta pesanti ombre sull’operato del Vescovo di Kampala già sotto i riflettori nazionali ed internazionali per l’appoggio militante alla legge omofobica recentemente annullata dalla Corte Suprema. Lwanga è inoltre accusato di aver tollerato sermoni domenicali di odio e incitamento al genocidio delle minoranze sessuali pronunciati dal Vescovo Charles Wamika e da altri Vescovi e Cardinali durante la Pasqua 2014 e di aver favorito all’interno della gerarchia della Chiesa in Uganda la sua etnia: i Buganda. Il Cattolicesimo in Uganda è la seconda religione dopo il Protestantesimo ma sconvolta da una profonda crisi morale delle gerarchie ecclesiastiche locali di cui le discutibili azioni del Vescovo Lwanga sembrano rientrare in una triste normalità.

Nell’ottobre 2013 l’Arcidiocesi di Arua, (nord Uganda) fu sconvolta da una ribellione dei fedeli che presentarono a Papa Francesco una petizione per richiedere la rimozione del Vescovo Sabino Ocan Odoki, accusato di corruzione e affiliazioni politiche con intenti speculativi. I fedeli non ricevettero risposta dal Vaticano ma serie minacce da parte del Ministro degli Affari Locali Alex Onzima, mentre il Vescovo, rigettato dalla maggioranza dei suoi fedeli, è tutt’ora nel pieno delle sue funzioni. Nel novembre 2013 scoppiò lo scandalo sessuale presso l’Università Cattolica di Kampala dove gli studenti praticavano forme di prostituzione e pornografia a scopo commerciale. Video hard amatoriali girati all’interno del campus cattolico venivano pubblicati sui siti pornografici specializzati nel settore “ebony sex” e scaricabili a 3 dollari l’uno.

Scottante anche l’argomento della pedofilia all’interno del clero cattolico ugandese, già ampiamente denunciato nel marzo 2013 da Padre Anthony Musaala. Un argomento evidentemente tabù in quanto la denuncia di Padre Musaala non generò una inchiesta della magistratura ma solo una sospensione indefinita dal sacerdozio. Padre Musaala presentò prove inconfutabili di ripetuti abusi sessuali commessi in diocesi e scuole private cattoliche. Il Vescovo Lwanga si preoccupò solo di creare una complessa operazione di insabbiamento allontanando bambini e bambine vittime degli abusi e facendo pressione su magistratura e polizia affinché non aprissero indagini ufficiali. I preti denunciati da Padre Musaala di violenze sessuali non hanno subito alcun provvedimento interno o azione legale.

La situazione non è migliore negli altri Paesi della Regione di Grandi Laghi dove si è creata una oligarchia reazionaria e affaristica all’interno delle piú alte gerarchie della Chiesa Cattolica sempre meno accettata dai fedeli nonostante che essi restino devoti al Vaticano e al Papa. Questa oligarchia è funzionale ad interessi di specifici cartelli che nulla hanno a che condividere che i valori evangelici. Le principali tendenze sono quelle di sostituirsi a Stati deboli, come nel caso del Congo, di alimentare interessi finanziari e corruzione (Uganda), di appoggiare finanziariamente e politicamente milizie genocidarie legate all’ideologia di supremazia razziale nota come Hutu Power in Rwanda.

Gli ultimi casi eclatanti si registrano nel 2009 quando un rapporto ONU accusò due missionari italiani residenti in Congo di finanziarie il gruppo terroristico ruandese FDLR e nel giugno scorso quando la Comunità di Sant’Egidio organizzò un meeting segreto a Roma in supporto politico sempre alle FDLR dove partecipò il loro Vice Presidente: il Generale Gaston Iyamuremye.  Presenza smentita dalla Comunità di Sant’Egidio. Sul Generale vi è un mandato di arresto internazionale emesso dal Tribunale dell’Aia per genocidio e crimini contro l’umanità. Uno tra i peccati originali della Chiesa Cattolica nella Regione dei Grandi  Laghi risiede nel coinvolgimento attivo nell’Olocausto in Rwanda nel 1994. Un coinvolgimento che ha origini nel Manifesto Bahutu del 1957 a cui esponenti del Vaticano hanno partecipato alla sua redazione. Un peccato aggravato da decenni di silenzio e supporto del regime razziale nazista del presidente Juvenal Habyrimana che raggiunse la sua apoteosi durante i 100 giorni del genocidio dove si registrò una attiva collaborazione della maggioranza del clero cattolico ruandese con le milizie genocidarie Interwame.

Nessuna meraviglia se nei Grandi Laghi la reputazione della Chiesa Cattolica è seriamente compromessa a favore delle Chiese Protestanti e al proliferare di Chiese Evangeliche che pur attuando attività di plagio e raggiri finanziari, attirano masse di fedeli – vittime in cerca di una purezza religiosa evidentemente perduta dalla Chiesa Cattolica. L’ultima minaccia per la credibilità del cattolicesimo nell’Africa Orientale proviene inaspettatamente da Papa Francesco. Con la fama di riformatore della istituzione secolare del Vaticano (fama supportata da atti concreti, vedi la riforma dello IOR) se il Santo Padre non affronterà l’oligarchia creata dai vescovi ugandesi, ruandesi e congolesi con il supporto di vari missionari europei attuando una profonda riforma morale, la Chiesa Cattolica è destinata ad una lenta agonia che non lascerà spazio al pensiero laico ma a forme ben peggiori di indottrinamento religioso quali le Chiese Evangeliche.

http://www.lindro.it/politica/2014-08-11/137878-il-vescovo-di-kampala-sotto-processo-per-truffa-fondiaria

 

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.