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Il video di Salvini nel centro per migranti in Libia: “Ora l'Europa si svegli”

È falso sostenere che rispedire in Libia i migranti che si dirigono verso l’Europa li condanni ad andare incontro ad abusi di diritti umani. O, quantomeno, purché vengano diretti verso i centri ufficiali, dove ha accesso l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati. Matteo Salvini lo ha sostenuto durante il question time, di ritorno dalla sua missione in Libia. Il ministro dell’Interno non nega che nel travagliato Paese esistano centri di detenzione dove le persone che tentano la traversata subiscano stupri e torture. Ma, spiega, si tratta di “centri non ufficiali, spesso e volentieri gestiti dagli stessi trafficanti di esseri umani, al di fuori di ogni legge”. Altra cosa sono i 19 “centri ufficiali per migranti gestiti dal dipartimento per il controllo dell’immigrazione irregolare”, uno dei quali è stato visitato da Salvini a Tripoli. Una visita immortalata in un video che ha pubblicato sui suoi canali social.  

Hotspot in Libia? Il ministro non molla

“Secondo l’Unhcr, che riferisce di avere accesso a tutti i centri ufficiali”, ha proseguito il vicepremier durante il question time, “nel 2018 sono stati condotti in tali centri più di 660 visite di monitoraggio. Io lunedì ho visitato un centro di assistenza e protezione dei migranti la cui creazione è stata resa possibile grazie alla decisiva attività svolta dal governo italiano: il centro, che è in via di ultimazione e sulla cui realizzazione ha avuto un ruolo l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu, è destinato a ospitare già a luglio 160 persone per arrivare entro fine anno a una capienza di 1.000 migranti ed e’ dotato di centri sportivi, cliniche e assistenza psicologica”.

“Ho manifestato più volte la convinzione – ha concluso Salvini – che sia necessario un radicale cambio di passo delle politiche di contenimento dei flussi migratori verso l’Europa che vanno intercettati nei Paesi di origine e di transito e nell’incontro con le autorità libiche ho potuto verificare i sentimenti di amicizia esistenti tra i due Paesi, malgrado le difficoltà operative delle legittime istituzioni che spesso sono sotto attacco e ricatto da parte di milizie non controllate. È intenzione del governo italiano verificare la fattibilità dell’apertura di centri di protezione e identificazione ai confini esterni della Libia che, come noto, costituiscono la principale porta di ingresso dei flussi destinati al traffico dei barconi nel Mediterraneo”. Insomma, nonostante, i no ricevuti finora, il ministro continua a puntare sull’apertura di hotspot in Nordafrica. 

Ma quanti migranti ci sono in Libia e da dove vengono? “Sulla base di dati aggiornati a marzo scorso l’Oim ha identificato in Libia 662 mila migranti: il 91% uomini, il 9% donne e il 10% minori”, ha aggiunto. I migranti, secondo le stesse fonti internazionali, “provengono da quasi 40 Paesi, prevalentemente africani: Egitto, Niger, Ciad e Sudan i primi quattro. I rifugiati e richiedenti asilo censiti dall’Unhcr sono 52.700”. 

“Lifeline a Malta: un altro successo italiano”

Sempre sui social, Salvini rivendica un altro “successo italiano” con lo sbarco della nave Lifeline a Malta, che segue l’attracco dell’Aquarius a Valencia.

La nave fuorilegge #Lifeline arriverà a Malta e lì verrà bloccata per accertamenti.
Altro successo del governo italiano: dopo anni di parole, in un mese arrivano i fatti!

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 27 giugno 2018

Parole in decisa sintonia con quelle twittate due ore prima dal collega delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che però sceglie di volare alto. E si merita il retweet del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a proposito di disintermediazione​.

La #Lifeline sta entrando a Malta. È una grande vittoria per l’Italia che può diventare un vittoria per tutta l’Europa, ma solo se prevarrà la solidarietà sugli egoismi. Se accadrà, l’isola potrà essere ricordata come la Ventotene del nuovo secolo.

— Danilo Toninelli (@DaniloToninelli) 27 giugno 2018

L’imbarcazione, con a bordo 234 migranti rimasti in mare per oltre una settimana, approda oggi al porto di Malta dopo aver ottenuto il permesso dal governo di La Valletta. I richiedenti asilo saranno ridistribuiti tra otto stati membri dell’Ue: oltre a Malta, Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Lussemburgo, Belgio e Olanda (si è sfilata invece la Germania per non “creare un precedente”, seguendo la linea dura del ministro dell’Interno Horst Seehofer). La nave, come annunciato dal premier maltese, Joseph Muscat, sarà sequestrata e verranno avviate indagini sulla sua regolarità. Parole dure, in proposito, sono arrivate ieri anche dal presidente francese, Emmanuel Macron, secondo il quale “Lifeline ha agito contro tutte le regole”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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