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Il welfare spezzatino

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 6.4.17)

“”Il rapporto sulla spesa pubblica della Corte dei Conti offre utili elementi per capire se la crisi sia stata colta dai diversi governi che si sono avvicendati come una occasione per modificare, in direzione di una maggiore efficienza ed equità, le tradizionali caratteristiche di frammentazione categoriale, squilibrio a favore delle pensioni, sottosviluppo dei servizi, marginalità dei sostegni per le famiglie e ancor più per chi si trova in povertà, insieme ad ampie differenze territoriali.
Il rapporto mostra come negli ultimi anni, in cui la spesa sociale è un po’ aumentata per far fronte sia all’invecchiamento della popolazione sia all’impoverimento di ampi strati sociali, si siano in effetti innescati processi di decategorializzazione, prima nel sistema pensionistico, più recentemente nel sistema di protezione dalla disoccupazione. E il sostegno a chi si trova in povertà è finalmente entrato in modo strutturale nel bilancio. Tuttavia la spesa sociale continua a mantenere un forte sbilanciamento a favore della popolazione anziana, che assorbe complessivamente l’82% dei trasferimenti di reddito previdenziali e assistenziali. È vero, come osserva il Rapporto, che non solo vi sono ancora oggi anziani poveri, ma che ciò tornerà ad essere ancora più vero in futuro, stante le carriere lavorative e contributive interrotte e parziali cui è avviata una importante parte delle generazioni oggi più giovani. Ma ciò dovrebbe indurre a ripensare complessivamente la questione dell’intreccio tra previdenza e assistenza e delle politiche di contrasto alla povertà lungo tutto il ciclo di vita. Ciò che ancora manca nonostante le positive riforme nel campo del sostegno a chi perde il lavoro e l’ introduzione di un embrione di garanzia di reddito per i poveri.
Alcune iniziative recenti, inoltre, hanno rafforzato sia il carattere frammentario e categoriale del nostro sistema di welfare, sia le differenze territoriali. Basti pensare che tutto l’aumento della spesa assistenziale è dovuto agli 80 euro ai lavoratori dipendenti: una misura non solo categoriale e basata sul reddito individuale e non famigliare, ma che esclude anche i più poveri entro quella categoria, i cosiddetti incapienti. Analogamente, l’estensione e aumento della quattordicesima per i pensionati a basso reddito individua una categoria di “poveri meritevoli”.
Anche nel campo delle politiche di sostegno alle famiglie, invece di razionalizzare e rendere più equa ed efficace la spesa, mettendo ordine e unificando gli eterogenei istituti esistenti (assegno al nucleo famigliare, assegno per il terzo figlio, detrazioni fiscali per figli a carico) si è preferito aumentare la frammentazione con i bonus bebè e bonus mamme.
Quanto alla spesa per servizi (inclusi quelli sanitari, che ne costituiscono la parte maggiore), il rapporto rileva che fino al 2010 ha avuto un andamento abbastanza simile ai trasferimenti in denaro, mentre successivamente si assiste ad una stasi, se non diminuzione della spesa per servizi, accentuando quindi i limiti storici del welfare italiano.
Il fenomeno è particolarmente evidente, e drammatico, nei suoi effetti sui servizi sociali, di cui sono responsabili gli enti locali. L’ammontare del Fondo sociale, infatti, dopo essere stato praticamente azzerato, è stato ora rifinanziato, ma per la metà dello stanziamento del 2009. Contestualmente, inoltre, con l’eliminazione della Tasi sulla prima casa, è stata tolta ai Comuni la più importante forma di finanziamento proprio.””

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