Sembra ormai retorico associare elezioni, campagna elettorale, immigrazione, sicurezza, ma è, purtroppo, un dato di fatto: non c’è tornata elettorale, di qualsivoglia Paese, soprattutto occidentale, in cui non si faccia riferimento al problema dell’ immigrazione. Così è stato in America dove, nel novembre 2016, è stato eletto Presidente Donald Trump il quale non ha mai nascosto la sua insofferenza nei confronti dell’ immigrazione, arrivando a proporre la costruzione di un vero e proprio muro, lungo centinaia di chilometri, con il Messico; la stessa cosa si è verificata, ad esempio, in Germania, dove, anche a causa delle politiche per far fronte all’ immigrazione, la CDU di Angela Merkel si è trovata indebolita (solo due giorni fa, a quattro mesi dal voto,  è stato raggiunto l’ accordo di Grande Coalizione) mentre cresceva la destra estrema e xenofoba rappresentata dall’ AfD (Alternative fur Deutschland).

Ma anche l’ Italia, in piena campagna elettorale, non sembra riuscire a smarcarsi da questo meccanismo: da una parte il Centrosinistra, favorevole, pur rimanendo vigile sulla sicurezza, ad una politica di integrazione responsabile e di dialogo con l’ Europa, nel tentativo di guardare in faccia alla realtà, considerando il fenomeno in maniera ‘strutturale’, e non nascondersi dietro slogan; dall’ altra il Centrodestra che, seppur con gradazioni e sfumature diverse, si dice pronto a rispedire nei propri Paesi d’ origine gli irregolari, forse, memori, di accordi che se 10 anni fa erano possibili, oggi non lo sono più. E il ‘gioco’ sui numeri rischia di favorire proprio le posizioni più estreme: quelle, ad esempio, che parlano di “razza bianca”. Non chiare sono invece le posizioni del Movimento 5 Stelle.

Agostino Spataro, giornalista, parlamentare del PCI  per tre legislature, già membro delle Commissioni Affari Esteri e Difesa della Camera dei Deputati, direttore di “Informazioni dal Mediterraneo” (www.infomedi.it), collaboratore di ‘La Repubblica’ e con altri giornali italiani e stranieri, ha pubblicato in questi giorni il libro  ‘Immigrazione- La moderna schiavitù’,  un saggio sulle politiche che mancano, in Italia come nel resto dell’Europa, per gestire costruttivamente le migrazioni.

Lei scrive che i flussi sono anche incoraggiati dalle grandi oligarchie globalizzate dominanti. A chi si riferisce e ci spiega questo meccanismo?

A mio parere, in varie parti del mondo è stato creato ad arte una sorta di “caos funzionale” da parte di potentissime associazioni d’interessi finanziari, note o coperte, che stanno destrutturando l’economia a loro favore. Oltre alle guerre, alle scorrerie in borsa, ai terrorismi veri o inventati, si fa ricorso a un uso spregiudicato dei flussi migratori. Lo scopo é, ormai, palese: importare il terzo mondo nel primo per scardinare il mercato del lavoro italiano ed europeo, provocando serie conseguenze sociali, e per produrre a costi da terzo mondo e vendere a prezzi da primo mondo.

Inoltre, con l’immigrazione clandestina di massa si perseguono due obiettivi in particolare:

1) favorire l’esodo delle nuove generazioni acculturate dei Paesi del Sud perché temute come potenziali forze antagoniste al malgoverno locale e ai disegni di rapina delle multinazionali straniere;

2) usare gli immigrati irregolari nel lavoro nero per indebolire, vanificare le conquiste contrattuali dei lavoratori europei. Insomma, per alimentare la guerra fra immigrati e  lavoratori e disoccupati europei.

Per quanto riguarda i nomi, da più parti, si fa quello del plurimiliardario Soros. Ma penso che non sia il solo.

Lei sostiene l’Europa, per mantenere un livello accettabile e diffuso di benessere, deve far ricorso all’immigrazione e parla della necessità di accordi di cooperazione con i Paesi d’origine, per legalizzare i flussi. Come si possono fare questi accordi? E perchè non si fanno?

La mia ipotesi si basa, innanzitutto, sugli andamenti demografici italiani ed europei. Poiché in Italia preferiamo allevare cani e gatti invece che figli, l’immigrazione si è resa necessaria e va accolta con spirito di umanità e di solidarietà. Ma deve essere regolata con leggi appropriate, con accordi bilaterali e multilaterali, in base ai quali ai lavoratori immigrati (regolari) devono essere riconosciuti, sul serio, gli stessi diritti dei lavoratori italiani ed europei. Questa è la vera accoglienza, l’integrazione.

Come fare? Ovviamente non ho la ricetta pronta. Tuttavia, una nuova politica migratoria è possibile. A condizione che ci  sia una volontà politica determinata a chiudere con la “emergenza” (che emergenza non è poiché dura da diversi decenni!) e ad affrontare il fenomeno con idee e strumenti innovativi.

Il problema non è solo di prima accoglienza, di assistenza più o meno precaria. Talvolta anche pelosa, speculativa. E nemmeno di un Paese solo. E’ l’Europa (UE) che deve farsene carico mediante un’iniziativa mirata a programmare, a regolarizzare i flussi e a garantire una degna accoglienza.  Si potrebbe pensare a una “conferenza intergovernativa sulle migrazioni”, per delineare un quadro giuridico e politico di riferimento, per pianificare e armonizzare gli interventi globali e quelli dei singoli Stati d’origine e d’accoglienza.

Così come, si potrebbe (re) introdurre (accanto al permesso di soggiorno) l’istituto dell’atto di richiamo, aggiornato alle nuove condizioni, affinché l’immigrato possa trovare  un’accoglienza sicura presso un parente o un amico già residente che garantisca di fronte agli enti locali e allo Stato e quindi evitare la clandestinità.

http://www.lindro.it/immigrazione-quel-fallimento-della-sinistra-che-viene-da-lontano/