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In 10 mesi 116 donne uccise, una su 2 al nord

Roma – Centosedici donne uccise nei primi dieci mesi del 2016, più di una ogni tre giorni, appena il 3,3% in meno rispetto alle 120 dello stesso periodo dell’anno scorso. Sono alcuni dei dati del report (“Caratteristiche, dinamiche e profili di rischio del femminicidio in Italia”) curato dall’Eures, Istituto di ricerche economiche e sociali, secondo cui quest’anno il 53,4% dei femminicidi si è registrato al nord e il 75,9% in ambito familiare. L’età media delle vittime è di 50,8 anni, l’arma da taglio è quella più usata (in un caso su 3), gli uomini sono il 92,5% dei killer. Tra il 2000 – anno record con 199 donne uccise – e il 2016, sempre secondo l’Eures, le donne vittime di omicidio in Italia sono state oltre 2.800, un numero tale da connotare il fenomeno “come un fenomeno di carattere sociale”.

La geografia del rischio 

Anche nei primi dieci mesi del 2016 è il Nord a confermarsi l’area geografica a più alto rischio di femminicidio, con ben 62 donne uccise (il 53,4% del totale), davanti al sud con 31 (26,7%) e al centro con 23 (19,8%). Rispetto all’analogo periodo del 2015, crescono i femminicidi consumati al nord (+26,5%, da 49 a 62) e al centro (+53,3%, da 15 a 23), calano quelli commessi al sud (-44,6%, da 56 a 31). A livello regionale la Lombardia detiene il triste primato di regione con il più elevato numero di donne uccise (20 nei primi 10 mesi del 2016, una ogni due settimane) davanti a Veneto (13), Campania (12, ma erano state 30 l’anno prima), Emilia Romagna (12), Toscana (11), Lazio (10) e Piemonte (10).

Vittime sempre meno giovani 

Letà media delle vittime di omicidio volontario in Italia nei primi 10 mesi del 2016 risulta piuttosto elevata, pari a 50,8 anni (a fronte di 43,8 tra gli uomini uccisi nello stesso periodo). Ben il 30,2% delle vittime femminili risulta avere oltre 64 anni, mentre il 13,8% si colloca nella fascia compresa tra 55 e 64. Sul fronte opposto, meno di una donna su 10 aveva meno di 25 anni, il 13,8% tra 25 e 34 anni e il 16,4% tra 35 e 44 anni. Se si disaggregano i dati in base all’ambito degli omicidi, l’età media inferiore tra le vittime si riscontra tra quelle degli omicidi infragruppo, con un’età media pari a 48,7 anni, seguite dalle donne uccise in famiglia (51,4 anni) e da quelle uccise dalla criminalità comune (53,8 anni). Le vittime più anziane si registrano nell’ambito di rapporti economici e di lavoro (67 anni) e in quello di vicinato (72,3 anni). 

Un affare di famiglia

Anche nel 2016 la famiglia (con 88 donne uccise, pari al 75,9% del totale), si conferma principale contesto omicidiario, in linea con quanto rilevato da tutte le precedenti analisi. Decisamente meno frequenti risultano i femminicidi tra conoscenti/infragruppo (6%), quelli consumati nell’ambito della criminalità comune (4,3%), quelli scaturiti da conflitti di vicinato (2,6%), all’interno di rapporti economici o di lavoro (1,7%). Un unico caso – quello di una prostituta di 47 anni seviziata e uccisa in provincia di Bologna – è ascrivibile a un serial killer. Tra gli 88 femminicidi familiari consumati tra gennaio ed ottobre, ben il 69,7% è avvenuto all’interno di un rapporto di coppia: 43 donne sono state uccise dal coniuge/convivente; 15 da un ex coniuge/ex partner e 2 da un partner/amante non convivente. Tra le altre figure familiari, quelle più “a rischio” sono le madri, con 14 vittime, pari al 16,3% del totale, nel 2016, seguite, con ampi scarti, dalle figlie (5 vittime).

Perché si uccide

Sono il movente passionale (29,3%) e quello della conflittualità quotidiana (31,7%) a “spiegare” il 60% dei delitti maturati in ambito familiare. Una quota significativa di donne (14, pari al 17,1% dei femminicidi familiari) è stata uccisa perchè malata o disabile, rientrando nella casistica dei cosiddetti omicidi “compassionevoli” , in cui pero’ è l’incapacità dell’uomo di prendersi cura della compagna, più che il sollievo dal male, ad armare la mano omicida. Il disturbo psichico (conclamato) dell’autore ha motivato 10 femminicidi familiari nel 2016, mentre più sporadici risultano i casi di femminicidi familiari determinati da un movente economico (4), dalla presenza casuale (2), dall’affidamento dei figli (1) e dalla difesa della vittima principale (1).

L’arma del delitto

Quest’anno la prevalenza dei femminicidi è stata consumata con un’arma da taglio (il 32,8% del totale) o da fuoco (21,6%). Colpisce la crescente incidenza di omicidi efferati, perpetrati attraverso la violenza diretta: il 14,7% delle donne uccise in Italia nei primi 10 mesi del 2016 è stata strangolata, il 10,3% colpita con un’arma impropria, il 9,5% soffocata. 

Per approfondire:

Eures

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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