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“In 140mila decidono le politiche del Movimento”. I dubbi del FT sulla democrazia 5 Stelle

Beppe Grillo, la dinastia Casaleggio, il Blog e Rousseau: in un lungo articolo, il Financial Times fa il punto sul M5S, riassumendone i principali punti critici, a cominciare proprio dalla figura di Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto, co-fondatore del partito morto ad aprile 2016. Davide, 41enne presidente della Casaleggio Associati, la società di consulenza digitale che gestisce il Blog di Beppe Grillo e Rousseau, la piattaforma del M5S, viene definito “la più importante forza dietro i Cinque Stelle”.

I dubbi sulla Casaleggio e sul blog di Grillo

I dubbi riportati dal Financial Times riguardano anche altri aspetti: la fonte di profitti della società di Casaleggio e il funzionamento del blog di Grillo, la trasparenza nella gestione dell’attività politica, la sicurezza delle votazioni che il M5S propone su Rousseau, il sistema che nelle dichiarazioni dei grillini dovrebbe rappresentare lo strumento di partecipazione degli iscritti alla vita del M5S, consentendo ai militanti del Movimento di votare per scegliere i candidati e per definire le posizioni del partito, oltre a proporre leggi, il Financial Times spiega come i numeri raccontino una verità diversa da quella democrazia diretta e trasparente un tempo al centro delle promesse grilline. “Ad oggi gli iscritti sono 140mila, su un totale di 9 milioni di voti raccolti alle elezioni del 2013, e solo chi è membro del partito da prima di luglio 2016 può votare sui temi principali”, quelli che dettano la linea politica.

I problemi di sicurezza di Rousseau, il gioiello di famiglia

Dal Movimento fanno sapere che l’obiettivo è portare a un milione il numero di sottoscrizioni al sito, che peraltro è stato ripetutamente violato nel corso dell’estate, rivelando grosse falle nella sicurezza. Le procedure sono lente a causa delle necessarie verifiche dei profili, dicono dal partito, ma c’è chi crede che tenere un basso numero di iscrizioni possa servire a “minimizzare l’opposizione interna”, scrive il Financial Times. Ma il dibattito è in corso anche nella vera e propria arena politica, prosegue il quotidiano britannico, che riporta come “anche alcuni membri del Movimento stesso chiedano maggiore democrazia”.

Anche per quanto riguarda il Blog, poi, il Financial Times rivela i propri dubbi: “Non è chiaro chi decide quali post vengono pubblicati e nemmeno chi li scriva”. Un sito che di fatto “è il principale veicolo di informazione di partito”, ma che è “privo di una chiara responsabilità”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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