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In 48 ore la stessa pioggia che dovrebbe cadere in 6 mesi. Impreparati alle bombe d'acqua

Lunghi mesi di siccità e poi forti e violente piogge: ecco i due fenomeni metereorologici con cui l’Italia da qualche anno sta facendo i conti. Ma la strada è tutta in salita, perché non è facile prevenirli ed è soprattutto difficile gestire l’enorme quantità di acqua che all’improvviso scende, causando gravi danni a persone e cose. La primavera 2017 è stata – secondo i dati dell’istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr – la seconda più calda e la terza più asciutta dal 1800 ad oggi. Si sono registrate precipitazioni al di sotto della media da marzo a maggio, con un deficit di quasi il 50% rispetto alla media del periodo di riferimento  (1971-2000). Ciò non ha fatto che aggravare una situazione siccitosa che si protraeva dall’inizio dell’inverno e che si è acuita dopo la lunga ondata di calore estiva. Nel Nord Italia le prime violente piogge sono arrivate e con esse i danni e le vittime, la bomba d’acqua del 5 agosto a Cortina ha ucciso una donna e un altro uomo è morto in Veneto. Leggi anche: Cosa sono le bombe d’acqua e perché è difficile prevenirle

“Le nostre città non sono pronte a gestire queste situazioni”

“Il trend che stiamo osservando da qualche anno – spiega all’Agi Teodoro Georgiadis, climatologo e ricercatore dell’istituto di Biometeorologia del Cnr – è l’alternarsi di lunghi periodi di siccità a fenomeni di piogge violente. In sostanza, nel corso dell’anno cade la stessa quantità di acqua, ma attraverso un minor  numero di precipitazioni. I temporali – continua il climatologo – che si generano all’improvviso e sono causati dall’eccesso di energia contenuta nell’atmosfera si chiamano convettivi, spesso si verificano dopo un’ondata di calore”. Naturalmente “tali fenomeni – conclude Georgiadis – hanno conseguenze importanti sull’agricoltura, ma sono più pericolosi per l’ambiente urbano. Le nostre città non sono state costruite per gestire  grosse quantità di acqua che cadono in poche ore e questo determina danni e pericoli per i cittadini”.

 Ecco come è cambiato il modo di piovere

In Italia da diversi anni è cambiato il modo di piovere: i temporali sono rari e violenti, in pochi minuti scende la stessa quantità di acqua che dovrebbe riversarsi in diversi mesi o addirittura in un anno. Da un’analisi si Legambiente si evince che le precipitazioni che hanno provocato l’esondazione dei fiumi o le frane sono episodi di una durata temporale limitata, poco più di due giorni. La media di tutti gli episodi che si sono verificati fino a questo momento è di circa 56 ore, con una quantità di pioggia cumulata media di 325 millimetri (è più o meno la metà delle medie delle precipitazioni che si registrano in un intero anno). I picchi più elevati degli ultimi anni sono stati 720 millimetri di acqua caduta in 60 ore nel 2015 in Calabria, 663 mm di pioggia in poco più di 3 giorni caduti a novembre 2016 in Piemonte.

I casi più gravi

  • Provincia di Messina, ottobre 2009 – Un’alluvione ha provocato 36 morti dopo lo straripamento dei corsi d’acqua e diversi eventi franosi, cui è seguito lo scivolamento a valle di fango e detriti. In alcune delle zone colpite sono caduti fino a 220/300 millimetri di acqua in 3/4 ore
  • Olbia, novembre 2013 – Le forti e violente piogge hanno messo in ginocchio la città: 16 persone hanno perso la vita, 2000 sono rimaste senza casa. La perturbazione ha colpito circa 500 chilometri di strade provinciali e la quantità di pioggia scesa è stata impressionante: 450 millimetri di acqua in sole 24 ore, ossia il quantitativo di pioggia che dovrebbe cadere in 6 mesi.
  • Parma, 18 ottobre 2014 – L’esondazione del torrente Baganza ha provocato danni per oltre 100 milioni di euro. In particolare l’alluvione ha causato la devastazione di tre interi quartieri, abbattendo un ponte ed allagando abitazioni, ospedali e attività commerciali e coinvolgendo oltre 9mila famiglie. 
  • Messina, ottobre 2015 – Una frana ha causato la rottura della condotta di Fiumefreddo a Calatabiano che fornisce acqua alla città, da quel momento rimasta senza per 18 giorni.
  • Genova, tra il 2011 e novembre 2014 – Si sono verificate 4 gravissime alluvioni che hanno determinato l’esondazione di torrenti, gravi danni agli edifici e numerose vittime.
  • Roma, tra il 2013 e il 2014 – Cinque casi di gravi allagamenti si sono verificati in quell’anno, durante i quali le strade si sono allagate, gli alberi sono caduti, i bus sono stati costretti a deviare il percorso e la metropolitana è stata interrotta.
  • Milano – Il fiume Seveso è esondato negli ultimi 4 anni ben 15 volte, 4 nel 2014.
  • Maremma, 15 ottobre 2014 – Si è trattato di una delle più gravi alluvioni verificatesi in Toscana, con picchi di pioggia impressionanti (140 millimetri in 2 ore). Devastanti anche le conseguenze: due donne sono morte dopo essere state travolte dalla piena del fiume Elsa e ingenti danni si sono verificati su tutto il territorio.

A rischio i beni archeologici e il patrimonio storico-culturale

In un recente studio di IspraIscr emerge che in Italia sono ben 28.483 i siti del patrimonio culturale italiano esposti ad alluvioni. Solo nel comune di Roma i beni immobili a rischio sono 2.204 e molti si trovano nel centro storico, in zona Pantheon, Piazza Navona e Piazza del Popolo. Proprio a Roma la forte pioggia del 7 novembre 2016 danneggiò le Mura Aureliane. Subito dopo la Capitale tra le città più a rischio alluvioni c’è Firenze, con 1.145 beni, tra cui la Basilica di Santa Croce, la Biblioteca Nazionale, il Battistero e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Cosa è stato già danneggiato

  • A Genova l’alluvione del 9 e 10 ottobre 2014 ha provocato danni all’Archivio di Stato, alla Biblioteca Nazionale e al Palazzo Reale.
  • A Livorno il 4 ottobre 2015 è stato pesantemente danneggiato il tempio ebraico.
  • L’esondazione del fiume Crati a gennaio 2013 ha danneggiato 5 ettari degli scavi archeologici di Sibari, in Calabria, i più grandi della Magna Grecia. Gli esperti hanno parlato di danni incalcolabili e dell’impossibilità di recuperare alcuni reperti del VII secolo a.c. perché scomparsi nel fango. Stessa cosa è avvenuta agli scavi di Metaponto, in provincia di Matera, che contengono resti greci dell’agorà, del teatro e di templi che vanno dal VII al III secolo a.c. . La prima volta a causa dell’alluvione del 7-8 ottobre 2013 e poi con quella di dicembre dello stesso anno.
  • A Volterra, in provincia di Pisa, il 30 gennaio 2014, in seguito alle forti piogge sono crollate la strada in corrispondenza della Piazzetta dei Fornelli e 30 metri di mura medievali.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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