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In Africa sono tornate di moda le città nuove, ma non piacciono ancora a nessuno

In Africa, dagli anni ’60 sono spuntate le cosiddette città nuove, studiate a tavolino per risolvere problemi di sovraffollamento e traffico nelle metropoli urbane in pieno boom. Nonostante i primi risultati deludenti, dall’inizio del Millennio fino ad oggi il fenomeno prosegue in diversi paesi del continente dalla demografia galoppante.

A rilanciare la moda nel 2004 è stato il Marocco con un apposito programma che ha dato vita a diverse città nuove, essenzialmente per rispondere alla domanda di alloggi della crescente popolazione.

Il Marocco e il regno delle città morte

L’edificazione di Tamansourt, nei pressi di Marrakech, Tamesna, vicino a Rabat, Chrafate, alle porte di Tangeri e Lakhyata, a sud-ovest di Casablanca, è stata affidata alla società pubblica Al Omrane. Con una superficie totale di 4.300 ettari, di cui 600 dedicati ad attività economiche, il progetto ha rappresentato per il Marocco un investimento di circa 8,8 miliardi di euro. Sulla carta queste quattro città avrebbero dovuto accogliere un milione di abitanti, ma nei fatti la loro costruzione procede a rilento e ad oggi ci vivono solo 150 mila persone.

Gli abitanti di Tamesna si dicono “intrappolati” in un luogo “senza servizi”, delusi dalle “promesse non rispettate”. A Tamansourt sono stabiliti ormai 55 mila cittadini. In Marocco c’è chi parla di città fantasma o di città nate morte, ma le autorità hanno deciso di portare avanti il loro piano.

La società Al Omrane argomenta che “è troppo presto per fare un bilancio, a soli dieci anni dall’avvio del progetto delle città nuove”. Sempre nel regno del Maghreb l’Agenzia francese di sviluppo e la Banca di sviluppo europea stanno finanziando con 150 milioni di euro la città ecologica di Zenata.

L’Algeria e l’Angola città a lungo rimaste deserte

Sulla scia del Marocco, anche la vicina Algeria ha optato per la creazione di città nuove, come soluzione agli stessi problemi: Bouinan, Boughezoul e Sidi Abdellah. Le case a prezzi competitivi hanno trovato acquirenti, ma a pochi anni dal trasferimento le critiche dei residenti si moltiplicano.

In Angola la città nuova di Kilamba, sorta nel 2008, è rimasta a lungo totalmente vuota. Vision City è spuntata in Ruanda nel 2011, Hope City due anni dopo in Ghana e Diamniadio in Senegal nel 2014. Lo scorso anno ha preso il via il progetto di Sèmè City in Benin. Il Burkina Faso sta dando vita a Bassinko, a nord di Ouagadougou, dove sono in costruzione 14 mila case, e ha già aperto il cantiere di Yennenga, a sud della capitale, per accogliere fino a 100 mila persone di diverse estrazioni sociali.

In Camerun progetti finanziati da società italiane

Anche il Camerun sta tentando l’esperimento, affidando il progetto di realizzazione della città nuova di Mbankomo, a 20 km dalla capitale Yaoundè, alla società edile italiana Pizzarotti. La prima fase del progetto, che dovrebbe concludersi nel 2026, è finanziata dalla Banca Intesa Sanpaolo. Entro tre anni dovrebbero essere costruiti un migliaio di alloggi e un primo nucleo di attività industriale. Interpellati dal sito d’informazione ‘Jeune Afrique’, esperti europei di urbanismo hanno analizzato che è ancora presto per fare un bilancio delle città nuove sorte in Africa.

“Ci dimentichiamo che per sedimentarsi e avere un’identità propria un centro urbano deve esistere da decenni” ha commentato Jèrome Chenal, insegnante alla Scuola politecnica federale di Losanna. Un esempio eloquente è quello della capitale della Mauritania, Noakchott, creata dal nulla nel 1957 da un accampamento di nomadi, diventata una città moderna e dinamica. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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