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In Australia stanno discutendo se sia giusto o meno far sfilare le modelle obese

Modelle anoressiche in passerella? No, grazie. Ma con le modelle in sovrappeso o addirittura obese che si fa? E’ il dibattito che sta scuotendo l’Australia dopo che su una passerella hanno sfilato donne in costume da bagno con ‘diversi’ chili di troppo. A sollevare il quesito è stata l’opinionista del Daily Telegraph di Sydney, Soraiya Fuda. “Se l’industria della moda decide di smettere di usare modelle che sembrano ridotte alla fame tutte pelle e ossa – come dovrebbe – non dovrebbe poi scegliere di promuovere una forma del corpo ugualmente non sana”, ha scritto, suscitando un coro di sostegno e di critiche in egual misura.

OPINION @SoraiyaFuda: Sports Illustrated: Here’s why fat size 20-somethings don’t belong on the runway https://t.co/MtlHzno747

— The Daily Telegraph (@dailytelegraph) 1 agosto 2017

Per alcuni esperti, infatti, da quella passerella viene inviato un messaggio “pericoloso” per la salute. Per altri, invece, è un ‘inno’ all’accettazione di tutte le diversità. E’ buona cosa, sostengono, che anche le persone in sovrappeso o obese si sentano bene con il proprio corpo, tanto da mostrarlo con orgoglio. Non è una questione puramente accademica: il 28% degli australiani è obeso, con conseguenze – anche gravi – sulla salute.

A favore della tesi di Fuda si è schierato Brad Frankum, presidente dell’Associazione Medica australiana nel New South Wales, che sulla Bbc ha stigmatizzato quella decisione al pari di qualsiasi altro comportamento dannoso per la salute, come fumare. “Se qualcuno sfilasse fumando una sigaretta, ci sarebbero proteste perché sarebbe un messaggio molto dannoso. Ugualmente se mandiamo persone molto in sovrappeso o obese in passerella, quello che stiamo dicendo, in un certo senso, è che stiamo celebrando l’obesità”. Per Frankum, “è pericoloso perché sappiamo che è pericoloso per la salute”.

“Bellezza non è taglia unica per tutti”

Di diverso avviso MJ Day, editore di Sports Illustrated che ha promosso la sfilata, convinto che da quella passerella sia uscita “una dichiarazione molto positiva, che la bellezza non è una ‘taglia unica per tutti’”. La pensa così anche John Dixon, a capo della ricerca clinica sulla obesità al Baker IDI Heart and Diabetes Institute.

“Con il fatto che nella nostra comunità è normale essere in sovrappeso e lo sono in tanti – il 28% degli australiani è obeso – è abbastanza offensivo dire che le persone obese non possono salire su una passerella”. “Sappiamo – ha aggiunto – che lo stigma associato all’obesità è così forte che dovremmo rispettare le persone che sono obese per la loro capacità di sentirsi bene, vedersi bene e vestirsi bene”.

Un ragionamento che non ha convinto Frankum, che si è detto “non sicuro che abbiamo bisogno di modelle obese in costume da bagno o lingerie per promuovere messaggi sulle persone che si sentono bene con il proprio corpo. Certo, abbiamo bisogno di abbracciare tutte le forme e tutte le taglie ma allo stesso tempo battersi perché le persone siano più attive, più in forma e facciano scelte alimentari migliori”. Un richiamo a evitare gli estremismi e aumentare la rappresentazione di donne ‘normali’ nelle sfilate è arrivato dalla modella Stefania Ferrario, uno dei quattro volti della settimana della moda di Melbourne, nonché in prima linea sui temi che legano la moda ai disturbi alimentari, essendone stata vittima anche lei.

Non esistono taglie forti, ma taglie

“Sono per tutte le diversità nei modelli di diverse taglia e forma – ha dichiarato – ma penso che sia irresponsabile che non ci siano più modelle sulle passerelle che rientrino nella fascia di peso sano”. La ‘rivoluzione’, secondo lei, passa anche per il linguaggio: quindi, niente più taglia forte, termine che dovrebbe essere “eliminato”, ma solo il numero della taglia, per quello che è. Basta considerare che “nel mondo della moda qualsiasi modella superi la taglia 8 (equivalente alla 40 italiana) è considerata taglia forte, mentre la media delle donne porta la 12 o 14 (44-46) e questo è molto fuorviante per le ragazze”. Pochi mesi fa in Francia è entrata in vigore la legge anti-anoressia, approvata nel gennaio 2016 per prevenire i disturbi del comportamento alimentare, che obbliga le modelle a presentare prima delle sfilare o di un servizio fotografico un certificato medico che attesti stato di salute e indice di massa corporea. E sull’esempio di Parigi un disegno di legge simile è stato presentato l’anno scorso in California.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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