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In Canada hanno detto no all''obbligo' dei tacchi alti a lavoro

Piedi gonfi e doloranti insieme a caviglie e ginocchia a rischio: i tacchi alti sono una tortura per molte donne, che tuttavia, in British Columbia (Canada), sono costrette a indossarli dietro esplicita richiesta del datore di lavoro, pena il rischio di finire licenziate.

Contro una simile discriminazione è intervenuto il governo provinciale della British Columbia, in Canada, che ha rivisto la regolamentazione in materia di calzature sul luogo di lavoro per impedire che le donne siano costrette a indossare tacchi a spillo e simili.

La proposta del leader dei Verdi

L’emendamento è nato su iniziativa del leader del Partito dei Verdi della British Columbia, Andrew Weaver, che a marzo ha presentato una proposta “volta a impedire ai datori di lavoro di stabilire calzature o altri requisiti vari basati sull’identità di genere”. 

Weaver’s initiative to ban mandatory high heels passes https://t.co/MNAwUgziOu #bcpoli

— Andrew Weaver (@AJWVictoriaBC) 7 aprile 2017

Obbligare le donne a indossare tacchi alti è pericoloso e discriminatorio

Si tratta di una pratica “pericolosa e discriminatoria”, ha concordato il premier della British Columbia, Christy Clark, che tuttavia non ha voluto appoggiare la proposta di Weaver, preferendo piuttosto emendare la regolamentazione compresa nel ‘Workers Compensation Act’ del 1996.

Al leader dei Verdi, però, sono andati i ringraziamenti del ministro del Lavoro, Shirley Bond, che ha definito “inaccettabile forzare qualcuno a indossare tacchi alti al lavoro“. “La questione cruciale in merito alle scarpe di un impiegato è la sicurezza“, ha aggiunto, ponendo l’accento sul tema della tutela.

Good news ladies! BC government is banning mandatory high heels in workplace. @CKNW https://t.co/55Mi0o3cLd

— Lynda Steele (@steeletalk) 7 aprile 2017

L’uso di tacchi alti al lavoro, richiesti esplicitamente in molti settori e considerati scontati ma non meno indiscutibili in altri, mette le donne a rischio caduta, con possibili danni a piedi, gambe e schiena. 

Dibattito anche in Gran Bretagna dopo 150mila firme sulla petizione

Lo stesso tema è stato discusso il mese scorso anche dal Parlamento britannico dopo che oltre 150mila persone avevano firmato una petizione che chiedeva di rendere illegale per un’azienda imporre alle donne di indossare tacchi alti contro la loro volontà. A promuoverla, una giovane londinese,  Nicola Thorp, che era stata licenziata dopo che si era rifiutata di portare scarpe con tacchi tra i 5 e 10 centimentri. 

In occasione del dibattito, i deputati erano venuti a conoscenza di storie “scioccanti”, come aveva sottolineato Helen Jones, presidente della commissione incaricata di indagare. “Abbiamo rilevato atteggiamenti che appartengono più agli anni ’50, sarebbe più preciso dire gli anni ’50 dell’800, che al XXI secolo”. L’inchiesta, ha aggiunto, ha rivelato “diffuse discriminazione contro le donne, visioni stereotipate su come le donne dovrebbero apparire, comportarsi e cosa dovrebbero indossare”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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