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“In Catalogna la libertà è stata sospesa”. Cosa succede a Barcellona 

Tensione altissima tra Madrid e Barcellona con l’avvicinarsi del referendum catalano per l’indipendenza. Stamattina la Guardia Civil spagnola è entrata per la prima volta in nove sedi della Generalitat catalana, la sede del governo di Barcellona, dove ha eseguito 22 perquisizioni e ha arrestato 14 persone, tra cui Josep Maria Jovè, braccio destro del vicepresidente e leader di Esquerra Republicana de Catalunya, e altri componenti della squadra che organizza la consultazione (La Repubblica).

Estan atacant les institucions d’aquest país i per tant atacant els ciutadans. No ho permetrem.

— Oriol Junqueras (@junqueras) 20 settembre 2017

Barcellona ha denunciato il blitz sostenendo che rappresenta una “sospensione di fatto” dell’autonomia catalana. “Il governo ha oltrepassato la linea rossa che lo separava dai regimi totalitari ed è diventato una vergogna democratica”, ha detto in una conferenza stampa il presidente catalano Carles Puigdemont (Il Fatto Quotidiano) che ha parlato di “atteggiamento totalitario” e ha accusato l’esecutivo di Madrid di avere “sospeso di fatto, illegittimamente, l’autogoverno della Catalogna, instaurando uno stato di eccezione: la libertà è sospesa“, Sotto accusa sarebbero anche il controllo delle finanze di Barcellona. Manifestazioni e sit-in improvvisati con centinaia di persone si sono tenuti in diverse zone di Barcellona con lo slogan “Voteremo”. Non risulta ci siano stati feriti o persone arrestate. I manifestanti hanno cercato di bloccare il passaggio del convoglio (Il Messaggero).

Los manifestantes, sentados en el suelo, para intentar barrer el paso al coche donde iba detenido Xavi Puig, responsable de Exteriores. pic.twitter.com/DPifHEJNDi

— Guillem Andrés (@Guillem_Andres) 20 settembre 2017

Il premier spagnolo Mariano Rajoy, dal canto suo, ha commentato dicendo che, di fronte alla sfida secessionista, non poteva esserci altra risposta se non quella data dal governo di Madrid: “Ho avuto molti interlocutori, ma non ho mai avuto un interlocutore che mi chiedeva cose impossibili e che passava sulla legge”, ha affermato Rajoy, assicurando che si sta agendo con “moderazione e proporzione” (Il Tempo) Il braccio di ferro si è inasprito il 7 settembre, quando è stato ufficialmente convocato il referendum per l’indipendenza, il cui svolgimento è appoggiato da 700 sindaci catalani su 948, e Puigdemont ha firmato il relativo decreto. Su richiesta del governo spagnolo, la Corte costituzionale ha sospeso l’efficacia del decreto: Madrid considera illegale il referendum, e ha fatto capire che non terrà conto dell’esito.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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