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In Cina è scomparso un altro miliardario. Cosa sappiamo del caso Xiao Jianghua

A poco più di un mese dalla scomparsa del Ceo di Fosun, Guo Guangchang, un altro miliardario cinese ha fatto perdere traccia di sé: Xiao Jianhua. Il finanziere a capo del Tomorrow Group, con interessi che vanno dalla finanza, alle assicurazioni, fino al cemento e al carbone, è irreperibile da venerdì scorso, quando ha lasciato, assieme ad altre persone non identificate che erano con lui, il Four Seasons Hotel di Hong Kong, dove risiede, per tornare nella Cina continentale, secondo una nota della polizia dell’ex colonia britannica.

L’uomo, secondo le ricostruzioni del New York Times, avrebbe legami con alcuni degli uomini più potenti della Cina al punto da farne “una sorta di banchiere” del potere, come scrive il quotidiano della Grande Mela. Xiao è tra gli uomini più ricchi della Cina, con un patrimonio stimato dal magazine Hurun Report, che pubblica la classifica dei miliardari cinesi, in quaranta miliardi di yuan (5,3 miliardi di euro) ma oggi è cittadino canadese e ha un passaporto diplomatico di Antigua e Barbuda.

Una catena di misteri tra denunce presentate e poi ritirate

La scomparsa di Xiao era nota alle autorità di Hong Kong già dal 28 gennaio scorso, ma la famiglia del miliardario, secondo un comunicato della polizia dell’ex colonia britannica, aveva ritirato la denuncia di scomparsa il giorno successivo. Le indagini sono comunque proseguite, e le forze dell’ordine di Hong Kong hanno chiesto assistenza ai colleghi cinesi. 

La vicenda è stata circondata da voci discordanti sulla sorte dell’uomo: due messaggi postati su WeChat (e in seguito cancellati) dalla società di cui è a capo smentiscono che Xiao si trovi agli arresti e che sia, invece, all’estero per sottoporsi a trattamenti medici. Un altro quotidiano di Hong Kong, il Ming Pao, ha pubblicato un messaggio in quattro punti a firma dello stesso Xiao, in cui si nega che l’imprenditore sia stato prelevato dalle forze dell’ordine cinesi e si dichiara, invece, che Xiao riapparirà presto in pubblico.

Le parole comparse sul giornale di Hong Kong sembrano, però, in contraddizione con le conferme del sequestro da parte di agenti cinesi citate dal Financial Times e dal New York Times, che citano fonti vicine alle indagini e all’imprenditore, e con un’altra nota della polizia di Hong Kong in cui le forze dell’ordine locali dichiarano di avere ricevuto richiesta di assistenza da parte della polizia cinese su un caso riguardante un “cittadino della mainland”, la Cina continentale. Una fonte vicina all’imprenditore ha confermato oggi al South China Morning Post che Xiao si trova in Cina e che sarebbe in grado di comunicare con la famiglia.

Il suo caso ha generato paragoni con quello dei librai scomparsi per diversi mesi a partire da fine 2015 per partecipare a indagini della polizia nel Guangdong, la provincia sud-orientale cinese che confina con l’ex colonia britannica. I cinque librai erano stati prelevati dalla polizia cinese (uno di loro si trovava in Thailandia al momento del sequestro da parte delle forze dell’ordine) per rispondere ad alcune indagini. Al centro della vicenda c’era la pubblicazione di libri contenenti rumors sulla politica cinese, sgraditi a Pechino.

Il caso dei librai scomparsi ha generato molte proteste nell’ex-colonia britannica: in molti hanno lamentato l’ingerenza della Cina negli affari di Hong Kong e, soprattutto la violazione del principio “un Paese, due sistemi”, stabilito nel 1984 tra Cina e Gran Bretagna, e che prevede un alto grado di autonomia per Hong Kong, oggi regione amministrativa speciale cinese, nel rapporto con Pechino.

L’ex enfant prodige legato a Xi Jinping

 Xiao Jianhua viene descritto come un enfant prodige, ammesso all prestigiosa Università di Pechino a soli 14 anni, ma di lui sono noti soprattutto i legami con alcuni uomini di spicco della politica cinese. Una ricostruzione del New York Times lo descrive in legami stretti con i familiari di alcuni degli uomini più potenti della Cina, sia del presente che del passato recente.

Xiao avrebbe pagato 2,4 milioni di dollari per una quota in una società gestita da membri della famiglia dell’attuale presidente cinese, Xi Jinping, (in particolare la sorella e il cognato di Xi) e avrebbe assistito in un affare il genero di Jia Qinglin, leader oggi in pensione, ma fino al 2012 uno degli uomini potenti del gigante asiatico, con un posto al Comitato Permanente del Politburo, il vertice del Partito Comunista Cinese.

Sull’affare relativo alla famiglia del presidente cinese, lo stesso Xiao si era espresso nettamente nel 2014, quando disse di non avere avuto “alcun profitto extra” dai suoi legami con la famiglia di Xi. L’elenco di relazioni con familiari di politici di spicco della Cina è più lungo e confermato anche dallo stesso Xiao: il South China Morning Post cita anche un aiuto dato nel 2007 a Zeng Wei, figlio dell’ex vice presidente cinese Zeng Qinghong, per la privatizzazione di una società attiva nel settore dell’energia. Anche in quel caso, anni dopo, gli accordi raggiunti sull’affare sono stati definiti da un portavoce del tycoon cinese “validi e legali”. 

Gli altri miliardari scomparsi

Xiao Jianhua non è l’unico uomo d’affari cinese a essere scomparso in Cina, in tempi recenti. Il caso che ha fatto più clamore è stato quello della scomparsa, a dicembre 2015, del presidente della conglomerata Fosun, Guo Guangchang: Guo era sparito per quattro giorni prima di ricomparire in ufficio spiegando che era stato coinvolto in un’indagine nei giorni della sua assenza.

Tutto è “tornato alla normalità”, aveva tagliato corto in una nota Liang Xinjun, Ceo di Fosun, che controlla il Club Mediterranee e il Cirque Du Soleil. Le indagini nei confronti dei grandi miliardari cinesi si erano concentrate soprattutto nelle fine del 2015, quando a sparire di scena per periodi di tempo più o meno lunghi erano stati anche altri nomi della finanza cinese: poche settimane dopo Guo era scomparso il presidente di uno dei maggiori gruppi di brokeraggio cinesi, Guotai Jun’an Securities, Yim Fung, e sempre nello stesso periodo si erano temporaneamente perse le tracce anche di due dirigenti del gruppo Citic.

Ad aprile dello scorso anno era scomparso anche il presidente di Wuxi Suntech, Tang Jun, leader mondiale del settore fotovoltaico fino al 2013, quando ha dichiarato bancarotta. La stampa cinese, in particolare il China Business News, aveva scritto in quei giorni che le indagini relative a Tang erano, però, in correlazione con ruoli di spicco ricoperti in passato per altre aziende. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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