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“In futuro 5 stelle nostri alleati”

Presidente Emiliano, il Pd arranca in queste amministrative e in due città simboliche come Roma e Torino i candidati a 5 Stelle brillano. Consigli da dare a Renzi?  
«Non ho titolo per dare consigli. Faccio però alcune riflessioni. Gli elettori italiani sono persone intelligenti, scelgono il candidato migliore, quello che non solo colpisce il cuore ma che dimostra capacità di reggere il ruolo di sindaco. E non è facile trovare persone di questo tipo. Noi del Pd che lavoriamo nel territorio incontriamo difficoltà a trovare uomini e donne che abbiano carisma e disponibili a lasciare la professione per fare il sindaco».  
Come giudica il risultato di Giachetti?  
«Giachetti non era forte al primo turno per colpe che non sono sue. Adesso invece lo è: persona che combatte, seria, competente. Ha però un problema: la sua avversaria, Virginia Raggi, è rispettabile, esprime buone sensazioni».
Così sta aiutando un’avversaria acerrima del Pd?  
«Per niente. Demonizzare l’avversario è la maniera peggiore per affrontare la campagna elettorale».
Le piace anche l’Appendino?  
«Anche lei è una candidata che esprime una fase più matura dei 5 Stelle, ma Fassino è il migliore uomo politico che conosco. È stato ottimo come segretario di partito, ministro e sindaco. Mi rivolgo spesso a lui per un consiglio. Fassino è leale, generoso. E poi balla bene la “pizzica”: l’abbiamo ballata insieme a Torino».  
Lei ha sempre avuto un debole per i 5 Stelle.  
«Mi ricordano la mia storia politica che comincia dal basso, dalla partecipazione popolare. Io ho scritto il programma con cui ho vinto le regionali nelle cosiddette “sagre programmatiche”. I 5S sono un fenomeno interessante da studiare. Si stanno evolvendo verso una cultura di governo. Se si lasceranno alle spalle il giacobinismo, potranno diventare nostri interlocutori e, chissà, nostri alleati».  
Ma presidente, i 5 Stelle vi vogliono morti, politicamente.  
«Anche Moro e Berlinguer partivano da posizioni di grande conflitto, ma poi fecero un compromesso storico. I 5 Stelle non vengono votati da pazzi scatenati, ma da persone che vogliono il cambiamento. Una cosa deve essere chiara al Pd: non sono e non possono essere nostri interlocutori quel che resta delle rovine di Berlusconi».
Sta parlando di Verdini?  
«Non parlo di nessuno. Ricordo che il Pd ha combattuto Berlusconi e tutto ciò che si portava dietro: persone dedite ai soldi, al potere. Sto parlando di quegli ambienti e atmosfere che ricordano la P2, che volevano mettere la museruola ai giornalisti e impedire il lavoro dei magistrati. Noi dobbiamo essere legati ai nostri valori radicali: la Resistenza, l’antifascismo, la Costituzione e il regionalismo: le decisioni non si prendono in un angolo buio dei corridoi ministeriali. Renzi dovrebbe inoltre organizzare un tour programmatico in giro per l’Italia: tanti forum per scrivere il futuro programma del governo. Lo faccia il Pd, nel territorio, e poi lo consegni al segretario, evitando che sia solo il segretario a scrivere il programma».  
Altro consiglio?  
«Cambi la legge elettorale, introduca il premio di maggioranza alla coalizione. In questo modo si potrebbe promuovere una lista civica nazionale che si affianca al Pd e nella quale possono riconoscersi tutti gli italiani che non vogliono votare Pd».
Che ne pensa del flop a Napoli?  
«Ho apprezzato che Renzi abbia riconosciuto che c’è un problema, ma nel Mezzogiorno ci sono realtà belle come in Puglia: dopo l’Umbria, è la Regione dove alle comunali si è votato di più. I pugliesi si sentono governati con coerenza. Renzi deve scegliere bene le persone e rispettare quelle brave».  
Amedeo La Mattina

(La Stampa, 9 giugno)

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