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In futuro ci cureremo con il Wi-Fi

Allo studio un impianto sottocutaneo che permetterà di somministrare automaticamente i farmaci quando attivato da una connessione wireless. Potrebbe salvare molte vite, ma anche diventare una nuova sfida per gli hacker.

28/12/2014 –
antonino caffo –

Pensate a chi soffre di pressione alta e deve assumere pillole periodicamente, magari per tutta la vita. Oppure a chi ha bisogno di curare un’infezione temporanea e vorrebbe sapere, giorno dopo giorno, se il farmaco è realmente efficace. In entrambi i casi la medicina agisce solo quando il problema viene alla luce, non riuscendo sempre a prevenire un disturbo.

Tuttavia l’attuale panorama è destinato a cambiare presto grazie a un nuovo metodo che permetterebbe di curarsi all’istante, risolvendo varie disfunzioni fisiche nel momento in cui vengono rilevate. È questo l’obiettivo del dottor John Rogers, che con il suo team di ricercatori dell’Università dell’Illinois ha avuto un’idea degna dei migliori film di fantascienza.

 

Si tratta di piccoli dispositivi da impiantare sottopelle, in grado di monitorare lo stato di salute e somministrare automaticamente i farmaci da assumere. Come spiega il team, la magia è resa possibile da due impianti che comunicano tra di loro in modalità wireless, sfruttando il Wi-Fi e l’NFC.

 

Come funziona

Un dispositivo esterno invia un segnale all’apparecchio utilizzando un’onda radio che viaggia su una frequenza di 80 MHz. A quel punto l’impianto corporeo, formato da due strati di materiale setoso biodegradabile, comincia a rilasciare il medicinale. Ma in che modo?

 

All’interno del dispositivo sottocutaneo, tra i due strati di seta, c’è una piccola quantità di magnesio che alla ricezione del segnale si riscalda e comunica allo strato superiore la necessità di rilasciare la medicina. Quando l’ultimo livello non contiene più il farmaco, un ulteriore segnale provoca l’evaporazione dell’impianto, che scompare senza lasciare traccia.

 

L’auto-cura

Il rilascio della medicina può avvenire sia su richiesta di un soggetto esterno (è il caso di cure periodiche) sia quando l’impianto biodegradabile comunica a quello centrale uno squilibrio di alcuni valori. Ad esempio quando una persona è incline ad ammalarsi stagionalmente può decidere di farsi impiantare un dispositivo sottocutaneo così da tenere d’occhio i livelli che indicano l’arrivo dell’influenza. A quel punto basterà premere un pulsante perché entri in circolo un farmaco adatto a curare la febbre. Addio medico, addio ospedale, almeno per le questioni più semplici.

 

“L’integrazione tra alcuni materiali e nuove tecnologie ha permesso la creazione di dispositivi biomedicali pienamente funzionali, che possono essere assorbiti senza recare danno all’organismo quando il loro compito è terminato” – si legge nella prefazione dello studio pubblicato sul sito della National Academy of Sciences of the United States of America (Pnas).

 

Il modello per ora è stato testato sui topi per la cura di un’infezione da stafilococco e non è chiaro quando si potrà vedere qualcosa di simile anche sull’uomo. Secondo i ricercatori i vantaggi del metodo seta-magnesio sono molti. Prima di tutto la presenza di un dispositivo interno biodegradabile che può evaporare all’occorrenza; poi una quantità irrilevante di magnesio nella zona sottocutanea, pari a 28 microgrammi, decisamente minore dei 350 milligrammi prodotti dall’uomo ogni giorno.

 

Il pericolo hacker

Se sotto il profilo strettamente medico sembra filare tutto liscio, restano dei dubbi su come l’apparecchio presentato dal dottor Rogers possa difendersi da eventuali attacchi hacker. Poco più di un anno fa, durante la conferenza Black Hat del 2013, gli esperti di sicurezza avevano mostrato alcuni metodi con cui violare diversi dispositivi medici, sfruttando le loro funzionalità wireless. Cosa accadrebbe se un hacker riuscisse a interporsi tra l’impianto di gestione e quello sottopelle? Dati sensibili e informazioni personali diverrebbero improvvisamente visibili, con i criminali informatici in grado di manipolare il livello di somministrazione dei farmaci, mettendo in serio pericolo la vita dei pazienti. Per questo è probabile che prima di essere adottato, l’impianto del dott. Rogers debba essere approvato dagli organi internazionali non solo dal punto di vista medico ma anche in relazione al livello di sicurezza che può garantire.

http://www.lastampa.it/2014/12/28/tecnologia/in-futuro-ci-curereremo-con-il-wifi-MZDG9A2Q8le7EUdp4X6o1L/pagina.html

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