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In Iraq è partita la repressione degli atei

Ad inizio marzo, nel distretto di Garraf, all’interno della provincia di Dhi Qar, in Iraq, sono stati emessi quattro urgenti mandati di arresto e non nei confronti di reduci dello Stato islamico, come spesso accade in questo periodo nel Paese mesopotamico.

Il giudice Dhidan al Ekili ha fatto sapere che le forze di sicurezza erano sulle tracce degli organizzatori di “seminari per promuovere l’idea della non esistenza di Dio e diffondere l’ateismo”.

Il giudice ha ricordato che la repressione del “fenomeno ateista” è in linea con il codice penale iracheno, ma tra gli esperti circola una opinione diversa. “Non esistono articoli che dispongano una sanzione per l’ateismo. Esistono solo degli articoli che puniscono le offese alla religione. La costituzione irachena garantisce la libertà di credo e di opinione”, spiega ad Al Monitor l’analista politico iracheno, Ali Jaber al Tamimi.

Perché aumentano i non credenti

Buona parte dei media iracheni attribuisce la crescita dell’ateismo al fallimento su diversi fronti dei partiti islamisti iracheni, la cui credibilità e’ stata intaccata da fenomeni di crescente corruzione. Non esistono, in Iraq, dati ufficiali sul rapporto con la fede, l’elemento più concreto è un sondaggio effettuato e pubblicato da Gallup sei anni fa, nel 2012, secondo cui l’88% degli iracheni si dichiarava “religioso”.

Come ricorda il giornalista iracheno Safaa Khalaf, la campagna anti-atei ha radici e motivazioni politiche, più che religiose ed è portata avanti dai partiti islamisti al potere sin dall’invasione americana. Secondo Khalaf “l’ateismo è emerso come una reazione all’Islam politico e alla sua incapacità di gestire i servizi e lo Stato, e viene spesso sovrapposto al concetto di secolarismo”.

“Spesso – continua Khalaf – le opinioni politiche o sociali vengono confuse con quelle religiose e si assiste a campagne di demonizzazione sui social media nei confronti di chiunque promuova idee in contrasto con gli interessi delle autorità politiche islamiste. Viste queste premesse, il secolarismo è considerato nemico della fede dalla retorica islamista, tanto che il termine ‘secolarismo’ è stato espunto dal discorso politico almeno dal 2003. Persino il Partito comunista iracheno vi ha rinunciato, e oggi usa al suo posto il termine ‘civiltà’ “. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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