TwitterFacebookGoogle+

In Irlanda, l’aborto è vietato: “Fui stuprata: mi costrinsero a partorire e tentai il suicidio”

irlandaRedazione-Stuprata ma costretta a portare avanti la gravidanza indesiderata e partorire un bambino frutto della violenza.

Accade nella “civilissima” Irlanda, laddove la legge permette di interrompere una gravidanza soltanto ed esclusivamente se questa comporti estremi rischi per la salute della donna: non se il bambino è malformato, né se la donna ha gravi problemi psichici o economici, tantomeno se è rimasta incinta a seguito di una violenza sessuale.

La storia di Erin (nome di fantasia) è una delle tante, purtroppo: presa con la forza da un uomo, contro la propria volontà, e costretta a portare avanti una gravidanza che, ogni giorno, non ha fatto altro che ricordarle la violenza subita. Una gravidanza imposta, da chi ha abusato di lei e da uno Stato che non le ha permesso di rinunciarvi. Lo ha anche chiesto: l’unica soluzione per non far nascere il bambino era, le è stato detto, andare ad abortire in un altro paese.

C’ha provato, Erin. Voleva farlo, recarsi nella vicina Inghilterra e sottoporsi all’intervento. Ma costava 1.500 euro, soldi che non aveva. Così, l’unica soluzione, le è parsa il suicidio. Non riuscito: è stata così affidata a tre medici, di cui due psichiatri, e trattenuta all’interno di una casa di cura, dove la sua gravidanza è stata tenuta costantemente sotto controllo, mentre già si decideva di procedere con un cesareo, al nono mese.

Così è stato: il bambino, che colpe non ha, è nato poche settimane fa e sarà accudito dalle autorità irlandesi fino al momento in cui le stesse non decideranno di affidarlo alla madre. La quale, intanto, continua a tentare il suicidio e protestare, anche attraverso lo sciopero della fame. 

Il suo caso, la sua storia, ora, rischia di infiammare l’opinione pubblica internazionale: non sono pochi gli Stati che puntano il dito contro l’Irlanda per la sua politica sugli aborti, che si traduce in una totale denigrazione della donna, considerata alla stregua di un contenitore. Tanto più che, nel 2013, quasi 3.700 donne della Repubblica d’Irlanda e circa 800 dell’Irlanda del Nord (territorio del Regno Unito dove comunque esistono leggi simili a quelle del paese nel sud dell’isola) si sono recate in Inghilterra per interrompere la gravidanza. E’ il turismo abortivo, frutto di un’assenza di libertà.

Original Article >>

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.