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In morte di Giovanni Bignami

Articolo di Marco Cattaneoi (Repubblica 26.5.17)

«Vieni, ti faccio vedere una cosa». Salite di corsa le scale di Villa Farnesina, durante una pausa di un convegno all’Accademia dei Lincei, si fermò davanti a un affresco della Sala delle Prospettive con sfregi vandalici. «Guarda qui, 1527. Sono stati i Lanzichenecchi i primi writer della storia». Era così, Nanni Bignami, un onnivoro della cultura, animato da una passione travolgente. Capace di farti fare il giro di mezza Roma per fermarsi davanti a un palazzo di via Tevere. «Adesso tu non mi crederai, ma ti rendi conto che qui è nato Michael Collins, uno degli astronauti dell’Apollo 11?». E giù a ridere e fantasticare su quel che avrebbero fatto gli americani con la casa natale di uno dei primi uomini che sono andati sulla Luna. Astrofisico, grande dirigente scientifico, comunicatore di raro talento, Giovanni Fabrizio Bignami nasce a Desio il 10 aprile 1944, e dopo la laurea in fisica a Milano nel gruppo di Giuseppe Occhialini si guadagna uno spazio nella comunità degli astronomi lavorando a una scoperta singolare, una stella di neutroni che non emette onde radio. Una stella che non avrebbe dovuto esserci, e che perciò nel 1975 Bignami battezza Geminga, acronimo di Gemini gamma-ray source. Nella sua sottile ironia, però, la “G” va pronunciata dura, alla tedesca, formando un’espressione che significa «non c’è», in dialetto milanese. Risolvere quell’enigma occuperà vent’anni di studi, durante i quali Bignami è ricercatore al Cnr, per poi diventare professore ordinario dal 1990 all’Università di Cassino e dal 1997 a Pavia.
Ed è nel 1997 che la sua attività di manager della ricerca imbocca una strada memorabile. Per cinque anni è direttore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana, dove avvia il programma di piccole missioni, una strategia ambiziosa che permette di realizzare imprese autonome a un ente che non ha finanziamenti faraonici. Dal 2003 al 2006 è a Tolosa, dove dirige il Centre d’Etude Spatiale des Rayonnements, attività che gli varrà, a fine mandato, la Legion d’Onore. Anche quel giorno, impeccabile, alla fine della cerimonia all’Ambasciata francese illustrerà agli amici invitati ogni affresco di Palazzo Farnese. In quegli stessi anni, fino al gennaio 2007, è presidente dello Space Science Advisory Committee dell’Agenzia spaziale europea, e poi dell’Agenzia spaziale italiana. Un’esperienza che accoglie con entusiasmo, nella speranza di dare impulso alla ricerca spaziale, ma che terminerà appena un anno dopo, con il boccone amaro del commissariamento. Ma Nanni Bignami non è tipo da darsi per vinto e nel 2010 diventa, primo italiano, presidente del Cospar, il Committee on Space Research, un organismo mondiale per promuovere la ricerca sullo spazio. E un mese dopo è nominato presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica, incarico che manterrà fino all’ottobre 2015. In tutti questi anni Bignami si spende per la causa della scienza italiana, per ottenere maggiore dignità e fondi adeguati, anche con i suoi articoli su Le Scienze, di cui è a lungo opinionista, e su Nature, su cui firma editoriali taglienti sullo stato della nostra ricerca a su Repubblica. Un giorno, alle porte del suo settantesimo compleanno, mi chiama: «Vediamoci a pranzo e facciamo una chiacchierata». Il pranzo è un frugale panino tipico di quelli che lavorano troppo ma con la vista di Roma dalla cupola dell’osservatorio di Monte Mario. E la chiacchierata è la lettura del programma europeo Horizon 2020. «Dobbiamo fare qualcosa. Bisogna far capire a chi ci governa che senza ricerca di base non c’è ricerca applicata».
Ma sarebbe riduttivo parlare solo del Bignami scienziato, trascurando la sua passione per la montagna, il suo infaticabile allenarsi. Perché gli osservatori sono quasi sempre in alta quota, e lui ama alzarsi prestissimo e andare a correre, camminare, arrampicare. Per non dire del comunicatore. Una decina di libri all’attivo, trasmissioni televisive e un’infinità di conferenze. Sempre affollatissime. Una sera a Roma dovevamo parlare di vita extraterrestre. Mentre aspettavamo di iniziare si accorse che l’acqua sul tavolo era calda. Era il 14 luglio. Gli dissi che, data l’ora, forse sarebbe stata meglio una birretta. Non l’avessi mai fatto. Afferrato il microfono, esclamò: «Scusate ma se dobbiamo parlare di alieni e sembrare credibili, sarebbe meglio avere due birre medie, grazie». Iniziammo così, con un brindisi. Nanni Bignami è mancato ieri, in un albergo di Madrid, dove si trovava per il consiglio di amministrazione del progetto Ska, lo Square Kilometre Array, di cui era presidente. E adesso tocca a me fare un brindisi allo scienziato, al divulgatore, all’amico.””

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