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In Sicilia i vitalizi agli eredi dei deputati costano più di mezzo milione al mese

Un conto da 17 milioni e mezzo di euro all’anno per vitalizi e pensioni erogati agli ex deputati dell’Assemblea regionale siciliana e ai loro eredi. In tutto 307 posizioni. Un ricco bonus maturato in decenni di autonomia. A rendere pubbliche le cifre aggiornate è proprio il parlamentino palermitano, che ha festeggiato proprio la settimana scorsa i settant’anni dalla prima seduta.

Dopo l’abolizione, restano i diritti acquisiti

L’istituto dei vitalizi è profondamente cambiato in senso restrittivo ma restano i pesanti diritti acquisiti.

  • Per gli assegni vitalizi diretti, ben 159, Palazzo dei Normanni stacca ogni mese un assegno da 768.000 euro, una media di 4800 euro a testa.
  • I vitalizi di reversibilità sono invece 127, per 577.891 euro, pari mediamente a un assegno mensile di circa 4500 euro per gli ‘onorevoli’ eredi.
  • Le pensioni dirette erogate con il sistema pro-rata sono 18, per complessivi 101.000 euro mensili.
  • Le pensioni di reversibilità assegnate con il sistema pro-rata sono tre, per un totale di 9.788 euro. 

L’assegno vitalizio a favore degli ex deputati dell’Ars è stato abolito a decorrere dal primo gennaio 2012, fermi restando gli assegni erogati ai beneficiari che ne avevano maturato il diritto ai sensi della precedente normativa. Dalla stessa data è stato istituito un sistema previdenziale contributivo, simile a quello previsto per i pubblici dipendenti, in base al quale il deputato cessato dalla carica, riceve al momento in cui matura il relativo diritto, una pensione commisurata all’ammontare dei contributi versati.

Il nuovo regolamento delle pensioni prevede a carico del deputato una trattenuta mensile pari all’8,80% dell’indennità lorda. Le pensioni calcolate con il nuovo sistema (sia dirette che di reversibilità) nonché gli assegni vitalizi tuttora erogati (anch’essi diretti o di reversibilità) in forza della vecchia disciplina sono erogati per 12 mensilità. 

I nuovi requisiti

Le novità più rilevanti introdotte dalla nuova disciplina sono:

  • Il requisito minimo effettivo di mandato parlamentare pari a cinque anni, senza possibilità di versare contributi per ricongiungere periodi di legislatura non effettivamente svolti
  • L’età minima di 65 anni per conseguire l’assegno vitalizio o pensione, anche per i deputati cessati dal mandato prima dell’entrata in vigore dell’attuale Regolamento delle pensioni, ovvero 60 anni per chi ha svolto il mandato per almeno 10 anni
  • L’introduzione di nuove cause di incumulabilità della pensione
  • La sospensione del pagamento qualora il deputato sia rieletto all’Ars o eletto nel Parlamento nazionale, al Parlamento europeo o a un Consiglio regionale o ricopra determinate cariche pubbliche
  • La sospensione della pensione nei casi di condanna definitiva per delitti contro la pubblica amministrazione che comportino interdizione dai pubblici uffici. 

Pertanto, alla luce della normativa vigente, si possono distinguere la categoria degli assegni vitalizi diretti, integralmente maturati precedentemente al primo gennaio 2012 con il sistema retributivo, e quella delle pensioni dirette “pro-rata”, maturate in diversa percentuale con il sistema retributivo e l’attuale sistema contributivo. A regime pertanto le pensioni future saranno integralmente erogate con il sistema contributivo. Analoga partizione tra sistema retributivo e sistema misto “pro-rata”, per il regime delle pensioni di reversibilità (gli ex assegni vitalizi di reversibilità), erogate nel caso di decesso di un deputato che abbia esercitato il mandato parlamentare per un periodo non inferiore a 5 anni, ovvero di un ex deputato titolare di pensione o in attesa di maturare il requisito di età per poter percepire la pensione, in favore di alcune categorie di familiari superstiti. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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