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In Turchia 6.000 arresti. Edogan, "possibile ritorno a pena di morte"

Istanbul – E’ salito a 6.000 il numero delle persone arrestate in Turchia in relazione al fallito golpe della notte tra venerdì e sabato che ha causato 300 morti e 1400 feriti. “Ci sono stati circa 6 mila arresti, e ce ne saranno altrettanti, continuiamo a fare pulizia”, ha riferito il ministro della Giustizia turco, Bekir Bozdag. Il Consiglio supremo dei giudici e procuratori turchi (Hsyk) ha ordinato l’arresto dei 2.745 magistrati rimossi dall’incarico perche’ considerati coinvolti nel fallito golpe. Di questi, 426 sono gia’ stati arrestati, tra cui due giudici della Corte costituzionale, Alparslan Altan e Erdal Tercan. Sono finiti in manette inoltre 58 membri del Consiglio di Stato. Mandati d’arresto sono stati emessi per 140 membri della Suprema corte d’Appello, 11 dei quali sono stati gia’ eseguiti.

Foto di soldati legati e seminudi rinchiusi in una palestra

Intanto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che il parlamento turco potrebbe discutere la reintroduzione della pena di morte per chi commette atti di tradimento nei confronti dello Stato. Erdogan ha pronunciato queste parole in seguito ai funerali per le vittime degli scontri del tentato golpe del 15 luglio, mentre poche ore prima il premier Binali Yildirim dichiarava il ritorno alla normalita’. “Una minaccia e’ stata sventata, ora e’ il momento di fare pulizia”

Resta forte la polemica tra Turchia e Usa. Nella notte il segretario di Stato americano, John Kerry, ha telefonato nuovamente al ministro degli Esteri turco,  Mevlut Cavusoglu, per promettere sostegno ad Ankara nelle indagini sul fallito golpe ma anche per avvertire che “insinuazioni su un ruolo degli Usa” nelle trame golpiste “sono totalmente false e dannose per le relazioni bilaterali”.

Tra gli arrestati nelle retate anti-golpisti ci sono almeno 34 generali. Nelle prime ore di domenica è finito in manette anche il generale alla guida della base aerea di Incirlik insieme con altri ufficiali perchè sospettati di aver favorito i golpisti. La base aerea è utilizzata dalla coalizione araba a guida americana per colpire in Siria le postazioni dell’Isis e il Pentagono ha fatto sapere che i raid sono ripresi, dopo la sospensione decisa sabato. Il generale Bekir Ercan Van è stato interrogato dalla polizia perchè si ritiene che la base sia stata utilizzata per rifornire un caccia ‘”dirottato” dai golpisti la notte di venerdì. Il massimo organismo turco di controllo dei magistrati e procuratori ha ordinato l’arresto dei 2.745 giudici in tutto il Paese che aveva rimosso dall’incarico dopo il fallito golpe.

Se tra Ankara e Washington è sceso il gelo, la Turchia sembra ora guardare alla Russia con cui ha ricomposto l’incidente del caccia abbattuto a novembre al confine con la Siria. Erdogan e il collega russo Vladimir Putin si incontreranno nella prima settimana di agosto, ha riferito l’agenzia turca Anadolu dopo un colloquio telefonico tra i due leader, nel corso del quale il capo del Cremlino ha definito “del tutto inaccettabile atti di violenza e anticostituzionali nella vita di uno Stato”. Putin ha augurato a Erdogan il “veloce ripristino di un robusto ordine costituzionale e della stabilita’”. Il colloquio telefonico e’ avvenuto su richiesta russa.

Il premier turco Binali Yildirum ha ricordato che nella Costituzione del Paese non è prevista la pena di morte, ma ha avvertito che il governo considererà modifiche dell’ordinamento per garantire che simili tentativi di colpo di stato non si ripetano mai più.

Erdogan è determinato a vendicarsi di chi ha tentato di metterlo alla porta, ma su tutti vuole la testa dell’arcinemico Fethullah Gulen, in esilio negli Stati Uniti. E ha chiesto a Washington di estradarlo “perche’ implicato nel tentativo di golpe”. Parlando a migliaia di sostenitori radunatisi in piazza, Erdogan si è rivlto direttamente agli Stati Uniti: “dovete estradare questa persona”, ha affermato. “Sto chiedendo all’America e al presidente (Obama) di estradare o consegnarci questa persona che vive su 400 acri di terreno in Pennsylvania”, ha detto Erdogan senza ma citare il nome di Guelen, aggiungendo: “Vi ho detto che e’ coinvolto nell’organizzazione di colpi di Stato, ma non sono stato ascoltato. Ora ancora oggi dopo il golpe vi chiedo ancora di darci questo uomo”.

Dipartimento di Stato Usa sconsiglia viaggi in Turchia

Il segretario di Stato americano John Kerry ha confermato che gli Usa assisteranno la Turchia nell’inchiesta sul fallito golpe ma ha chiesto ad Ankara di fornire le prove contro Gulen.

 

 

 

Un tempo sodale di Erdogan e ora suo nemico numero uno, parlando al britannico Guardian ha sostenuto che il golpe di ieri “potrebbe essere stato orchestrato” dal presidente turco “per lanciare nuove accuse (contro i suoi fedelissimi, ndr”, ha dichiarato da Saylosburg in Pennsylvania il religioso. Gulen, che non rilasciava dichiarazioni alla stampa dal 2014, ha smentito l’accusa lanciata da Erdogan e ha sostenuto di aver sofferto personalmente ogni volta che la Turchia ha subito un golpe (1960, 1971 e 1980) e di essere convinto che “ormai il Paese ha imboccato la strada della democrazia e non potra’ tornare indietro”.

Forze Usa in Turchia in stato di massima allerta

A Istanbul migliaia di sostenitori Recep Tayyip Erdogan sono scesi in piazza, bandiere turche in mano, nel distretto di Kisikli, nel lato asiatico della metropoli, per manifestare appoggio al presidente che abita proprio in quel distretto. Gia’ oggi e’ tornata a riunirsi la Grande Assemblea Nazionale, il Parlamento monocamerale turco, che ha celebrato la seduta nella propria sede tradizionale, malgrado durante la breve rivolta militare il complesso fosse stato bombardato da aerei ed elicotteri, rimanendo danneggiato in piu’ parti. Presenti i deputati di tutti e quattro i partiti rappresentati: i conservatori filo-islamici dell’Akp di Erdogan, i socialdemocratici del Chp, i nazionalisti dell’Mhp e i pro-curdi dell’Hdp. I lavori sono stati preceduti da un minuto di silenzio in memoria delle vittime degli scontri. Il premier Binali Yilidirim si e’ quindi congratulato con i parlamentari che, nonostante il pericolo, nelle ore dell’insurrezione erano rimasti a presidiare l’aula. Tra le personalità di spicco arrestate perchè sospettate di esesre coinvolte nel golpe ci sono Alparslan Altan, uno dei 17 giudici della Corte costituzionale, e il generale Erdal Ozturk, comandante della III Armata dell’esercito. (AGI)

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