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Inchiesta “12 apostoli”: l’azienda, il lavoro nei campi e la “paura” di Rotella per i soldi

Dalle carte dell’inchiesta che ha portato in manette il sedicente “arcangelo” Pietro Capuana e ai domiciliari tre donne della Comunità di Lavina, vengono fuori altri aspetti oltre la presunta pedofilia. Al vaglio dei magistrati potrebbe esserci anche la gestione economica dell’azienda e il lavoro nei campi dei fedeli.

Il racconto dettagliato dei presunti abusi subiti dalle ragazzine, i particolari disturbanti sui probabili plagi messi in atto dalle donne della Comunità di Lavina e dal suo capo, Pietro Capuana, sono il fulcro dell’inchiesta ’12 apostoli’. Le intercettazioni e i verbali delle sei vittime che hanno deciso di collaborare con la polizia, mettono in luce quella che i magistrati inquirenti indentificano come una vera e propria associazione a delinquere. Finalizzata, sostanzialmente, al soddisfacimento degli appetiti sessuali dell’anziano leader e sedicente arcangelo, ritenuto figura di contatto tra Dio e gli uomini dai cinquemila adepti dell’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente.

Una ricostruzione, quella prettamente religiosa, che potrebbe di per sé bastare a spiegare la pressione psicologica sulle ragazzine, ma che tuttavia appare troppo semplicistica per comprendere a fondo l’organizzazione della comunità come una sorta di aziendal’organizzazione scientifica dei cosiddetti “turni“, le sanzioni comminate alle famiglie. Ma soprattutto, il sequestro di una somma di denaro67mila euro in contanti, nell’abitazione di Rosaria Giuffrida, una dei dodici apostoli e moglie dell’ex assessore regionale Mimmo Rotella. 

Proprio da lui, intercettato dalle forze dell’ordine, e per questo indagato per favoreggiamento, partono i dubbi sulla reale entità della faccenda. In una conversazione telefonica con Katia Scarpignato, una delle tre donne indagate, il politico rivela di essere a conoscenza dell’indagine in corso e la avverte: Ci sono due aspetti che vengono richiamati…potremmo avere la pedofilia e …l’aspetto economico….”, e ormai sicuro sull’ineluttabilità della vicenda, spiega: “Mi hanno detto anche che ci puoi levare mano…deve per forza procedere, stavolta non c’è la possibilità che si nasconde…ti ripeto non c’è niente da fare…”. Oltre a destare particolare inquietudine la locuzione “stavolta“, supponendo quindi che ci siano state altre volte in cui i fatti siano stati occultati, il politico parla chiaramente di un aspetto economico. Ma quale?

Prima di rispondere a questa domanda, bisogna ricordare che oltre a essere una comunità religiosa, l’Acca è un’associazione con sede legale a Motta Sant’Anastasia, regolarmente iscritta al Registro delle imprese. Come attività principali, oltre a “favorire la crescita religiosa e spirituale dei propri membri”, l’associazione si occupa di “coltivazione di pomacee e frutta a nocciolo“, “coltivazione di uva” e “coltivazione di frutti oleosi“. Insomma è attiva nella produzione e commercializzazione di uvapomodoriolive e altro genere di frutta. Vicepresidente dell’associazione è l’ormai ex assessore di Motta Sant’Anastasia Candida Fassiolo, non indagata e ancora oggi consigliere comunale, e all’interno del consiglio direttivo è possibile leggere, tra gli altri, il nome di Rosaria Giuffrida.

Proprio in relazione a questa sfaccettatura, per provare a capire di quali “aspetti economici” parla Rotella intercettato, si potrebbe far riferimento a una frase quasi nascosta tra i racconti degli abusi, pronunciata da una delle vittime durante un colloquio con i magistrati. La ragazza, oggi maggiorenne, parla delle motivazioni che l’hanno convinta a lasciare la comunità dicendo di essere stanca di subire le vessazioni di Pietro “gli obblighi cui ero sottoposta, e i lavori nei campi, oppure la frequenza obbligatoria della comunità”. Quella di cui si parla è solo un’ipotesi, non confermata attualmente da nessun tipo di indagine. Una cosa però è certa: a preoccupare Rotella, oltre alle questioni legate alle ragazze, sono “i soldi“.

Ancora una volta, in un’altra occasione, parlando al telefono con Scarpignato, le spiega che a rivelargli la natura dell’indagine è stato il sacerdote cattolico Orazio Caputo, anch’egli indagato per favoreggiamento. Il prete avrebbe detto al politico che a far partire il tutto sarebbe stato un esposto in Procura: “Ho saputo…di vicende che tu puoi immaginare quali possono essere – spiega Rotella alla Scarpignato – …oltre agli effetti economici…io sono molto preoccupato“.

http://www.cataniatoday.it/cronaca/inchiesta-12-apostoli-capuana-setta-pedofilia-azienda-9-agosto-2017.html

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