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Inchiesta Ior, chiesto un anno per l’ex direttore

L’accusa nei confronti degli indagati è quella di violazione delle norme antiriciclaggio

Pubblicato il 20/01/2017 –
edoardo izzo –
Roma –

Un anno di reclusione per l’ex direttore generale dello Ior Paolo Cipriani e dieci mesi per il suo ex vice Massimo Tulli. Queste le pene sollecitate dai pm Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci. L’accusa nei confronti degli indagati è quella di violazione delle norme antiriciclaggio. Nello specifico una serie di omissioni legate ad operazioni ritenute sospette. Omissioni punite dalle disposizioni in materia di prevenzione delle operazioni di riciclaggio.

«Storicamente lo Ior – ha esordito Fava nella sua requisitoria – si è sempre relazionato con le banche italiane senza spiegare alle stesse che cosa realmente accadesse lì, senza fornire mai alcuna informazione. E’ visto come un luogo dove nascondere denaro di provenienza illecita. E ad oggi non avendo adempiuto a una serie obblighi normativi, lo Ior non può avere rapporti con le banche italiane».

L’inchiesta della Procura culminò nel 2010 con il sequestro temporaneo di 23 milioni di euro destinati a essere trasferiti, su input dell’allora dirigenza Ior, da una filiale del Credito Artigiano alla Banca del Fucino e alla J.P. Morgan Frankfurt in violazione della normativa antiriciclaggio. Nel disporre l’esecuzione di due bonifici (il primo di 3 milioni di euro verso Banca del Fucino, il secondo di 20 milioni verso Jp Morgan), la dirigenza Ior, rappresentata dai due imputati, «omise di indicare, benché richiesti dal Credito Artigiano, le generalità dei soggetti per conto dei quali si dava esecuzione alle operazioni e omise di fornire, allo stesso istituto, informazioni sullo scopo e sulla natura prevista dal rapporto continuativo».

Il denaro venne dissequestrato nel giugno del 2011, ma tutto tornò come prima. «Cipriani e Tulli – ha detto il pm – avevano detto che quelli erano soldi di proprietà dello Ior e non riferibili a soggetti terzi. Ma non hanno detto il vero perché nel 2014 saranno i loro successori a indicare i nomi dei proprietari di quella somma, tra i quali non figurava lo Ior». Ed anno mentito anche quando: hanno escluso che presso «lo Ior ci fossero conti intestati a laici, precisando che nessun laico aveva rapporti con l’Istituto. E invece – ha ricordato Stefano Rocco Fava – presso lo Ior c’erano posizioni riferite a soggetti (imprenditori o professionisti italiani) che non avevano nulla a che fare con lo Stato Città del Vaticano o con strutture ecclesiastiche. E poi sono rapporti remunerativi, legati a investimenti titoli e a un’aspettativa dei correntisti di beneficiare di un certo rendimento. E questi dati provengono dalla documentazione fornita dal Vaticano a seguito di rogatoria avviata dall’Italia».

http://www.lastampa.it/2017/01/20/italia/cronache/inchiesta-ior-chiesto-un-anno-per-lex-direttore-2BAmJDVCgfpj44n08uI8iO/pagina.html

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