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industria 4.0 made in italy

Investimenti, innovazione, competitività: cogliere tutte le opportunità della quarta rivoluzione industriale senza paure e in modo concreto. Sono state queste le linee guida del ministero dello Sviluppo Economico nei 5 anni di legislatura per rendere l’Italia un Paese più moderno e al passo con i cambiamenti tecnologici. Le principali azioni vanno da Industria 4.0 al piano straordinario del Made in Italy, dal varo della Strategia energetica nazionale (Sen) a quella per la banda ultralarga, fino a policy a sostegno delle startup e Pmi innovative.

I risultati del piano Industria 4.0

I numeri del piano Industria 4.0, presentato a settembre del 2016, parlano da soli: incentivi fiscali per 13 miliardi di euro, distribuiti in sette anni tra il 2018 e il 2024. Un aumento di spesa privata per un totale di 24 miliardi: +10 miliardi in innovazione già quest’anno (da 80 a 90 miliardi); +11,3 miliardi nel triennio 2017-2020 per la ricerca e lo sviluppo; +2,6 miliardi dei finanziamenti privati, soprattutto nell’early stage, mobilitati tra il 2017 e il 2020. Si tratta di misure che ogni azienda può attivare in modo automatico senza ricorrere a bandi o sportelli e, soprattutto, senza vincoli dimensionali, settoriali o territoriali, come ha sottolineato il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Gli incentivi confermati nella legge di bilancio 2018 includono un rinnovo dell’iperammortamento che prevede un incremento dell’aliquota al 250% per beni I4.0 e del superammortamento con un incremento dell’aliquota al 130%. Novità del piano Industria 4.0 sono gli incentivi a supporto degli investimenti sul capitale umano come il potenziamento del Istituti Tecnici Superiori e il Credito di Imposta al 40% per le spese di formazione del personale su tematiche 4.0. Infine detrazioni fiscali al 30% per investimenti fino a 1 milione di euro in startup e Pmi innovative.

Strategia per la banda ultralarga

Ancora a marzo 2015 il governo ha approvato la strategia italiana per la banda ultralarga per superare il cosiddetto ‘digital divide’. Si punta a coprire, entro il 2020, l’85% della popolazione con infrastrutture in grado di veicolare servizi a velocità oltre i 100Mbps garantendo al contempo al 100% dei cittadini l’accesso alla rete internet ad almeno 30Mbps. Le fonti di finanziamento sono: 5,3 miliardi di fondi pubblici; 3,5 miliardi provenienti dal Fondo sviluppo e coesione; 1,8 miliardi da fondi strutturali Ue (regionali e nazionali) 2014-2020.

Ambiziosi i capisaldi della Sen 2017, illustrata a ottobre 2017 a palazzo Chigi: carbone zero nel 2025 per la produzione di energia elettrica, riduzione della dipendenza energetica dall’estero e il raggiungimento di una quota del 28% di rinnovabili sui consumi complessivi al 2030 e del 55% su quelli elettrici. La Sen è un driver di politica industriale perché gli investimenti aggiuntivi complessivi previsti al 2030 ammontano a 175 miliardi al 2030: 30 miliardi per reti e infrastrutture gas ed elettrico, 35 miliardi per fonti rinnovabili e 110 miliardi per l’efficienza energetica. 

Piano straordinario per il Made in Italy

Altro intervento il Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti già previsto all’interno del decreto “Sblocca Italia”, approvato nel 2014 con l’allora ministro Federica Guidi. Nel triennio 2015-2017 il totale delle risorse per l’internazionalizzazione è stato pari a 524 milioni di euro, di cui 388 milioni di euro relativi alle tre annualità del Piano Straordinario per il Made in Italy. Infine da ultimo ma non meno importante la modifica alla normativa del golden power inserita all’interno del dl fiscale approvato a dicembre 2017: è prevista un’estensione (solo per operazioni da soggetti esterni all’Ue), dell’ambito di applicazione dei poteri speciali nel quadro della garanzia della sicurezza e ordine pubblico. E’ stata altresì allargata l’ipotesi sanzionatoria per il caso di mancata notifica.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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