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Industria del legno da primato Ue su risparmio energetico

(AGI) – Roma, 6 apr. – L’industria italiana del mobile vanta performance ambientali da primato in Europa. Lo rivela la ricerca “Il made in Italy abita il futuro” di FederlegnoArredo e Fondazione Symbola, secondo cui gli imprenditori del settore hanno investito piu’ degli altri sulla green economy e in ricerca e sviluppo. Sul fronte dei consumi di energia elettrica, usano 30 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) ogni milione di euro prodotto, contro le 68 della media dei Paesi Ue, le 39 del Regno Unito, le 56 della Francia, le 63 della Germania, le 101 della Spagna. Idem dicasi per le emissioni climalteranti: con 39 tonnellate di CO2 equivalente per milione di euro prodotto, le imprese del legno arredo italiane fanno meglio di quelle tedesche (50), francesi (52), britanniche (93) e spagnole (124). Anche nella riduzione dei rifiuti il mobile made in Italy fa segnare performance importanti: sono 15,5 le tonnellate di rifiuti generate per milione di euro prodotto, meglio delle imprese tedesche (15,8), meno bene di quelle spagnole (7), francesi (10), britanniche (13). Il 31% delle imprese del settore, (contro il 24,5% delle aziende nel complesso) tra il 2008 e il 2015 hanno investito in prodotti e tecnologie in grado di assicurare risparmio energetico e minor impatto ambientale. Non solo, ma le imprese italiane dell’industria del mobile sono leader in Europa negli investimenti in R&S, che spesso sono anche investimenti green, con 56,4 milioni di euro precedono quelle inglesi (44,6), tedesche (39,9) e francesi (17,5).
Secondo l’indagine, investire green e’ una scelta che paga: il 23,4% delle imprese del legno arredo che hanno fatto investimenti verdi (anni 2012- 2014) ha registrato un aumento del fatturato, contro il 17,6% del imprese non eco-investitrici. Con uno spread di +5,8 punti percentuali a favore delle prime. Il 37,2% delle imprese del settore che ha fatto investimenti in sostenibilita’ ha esportato i suoi prodotti, a fronte del 22,4% delle altre (14,8 punti percentuali di spread). Il 23,1% delle imprese del settore eco investitrici ha fatto assunzioni, contro il 10,1% delle altre. Gli investimenti green spingono anche l’innovazione: hanno sviluppato nuovi prodotti o servizi, infatti, il 30,4% delle imprese che hanno effettuato eco-investimenti, solo il 18,0% delle altre (+12,4 punti percentuali). Completa il quadro anche l’incidenza delle professioni green nel settore, che passano dal 12,7% della forza lavoro complessivamente impiegata nel 2011 al 18,9% del 2014 (+6,2 punti percentuali in 3 anni). Un dato superiore rispetto all’intero sistema economico, dove nel 2014 l’incidenza delle professioni green sul totale degli occupati e’ del 13,2%. C’e’ anche tutto questo dietro al fatto che l’industria italiana del Legno Arredo e’ seconda al mondo solo alla Cina per surplus commerciale, e, nonostante il deficit strutturale di materie prime, genera un valore aggiunto (4,9 miliardi di euro) di gran lunga superiore a quello di molti Paesi naturalmente ricchi di materie prime legnose (come Francia 2,3 miliardi di euro, Spagna 1,8 miliardi, Svezia 900 milioni). “L’indagine – sottolinea Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo – evidenzia un valore intrinseco che ci sprona a essere ancora piu’ decisi nel perseguire quella ricerca della qualita’ che a oggi ha contribuito a imporci sui mercati di tutto il mondo anche in momento difficili. Qualita’ che passa attraverso la grande cura del dettaglio e, soprattutto, l’attenzione a processi produttivi sostenibili e virtuosi. Per le nostre imprese l’economia circolare (‘produci, consuma, recupera’ ndr) e’ gia’ una realta’, ma dobbiamo fare di piu’ puntando a diventare il settore di riferimento per l’Italia e il resto del mondo”. “Grazie alla sua tradizione e alla capacita’ di innovare senza perdere la propria anima – commenta il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci – l’industria italiana del legno arredo ha iniziato a cogliere, e mi auguro sia in grado di farlo sempre piu’, le opportunita’ della green economy e dell’economia circolare. Gia’ oggi l’Italia e’ prima in Europa nel recupero dei materiali e risparmiamo circa 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, evitando 55 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. E’ questo il campo della nuova sfida che attende il made in Italy, la chiave che potrebbe garantire un rinnovamento all’altezza dei tempi”. (AGI)
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