TwitterFacebookGoogle+

Ingannati i cristiani per 2000 anni: Gesù era sacerdote del culto di Osiride

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Abbiamo visto nei precedenti articoli che Gesù era romano da parte di Giuseppe, di discendenza davidica da parte del nonno Simone Boeto e tolemaica da parte della regina Cleopatra, dalla cui relazione con Simone nacque “Maria Vergine”. Simone Boeto, era sacerdote del culto di Iside ad Alessandria d’Egitto, come ci riferisce lo scrittore ebreo G. Flavio, sappiamo da Celso e altri padri della chiesa che Gesù passò la sua infanzia in Egitto, dove apprese i culti misterici Osiriaci ed Isiaci. Ecco le prove che Gesù era un sacerdote del culto di Osiride, ad ennesima conferma di tutte le prove fin qui portate.

Giovanni 8,44 (Gesù, riferendosi ai Giudei) “(…) voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro.”

Come spiegare quest’ultimo versetto dove Gesù dice agli ebrei che stanno adorando in Yahweh il diavolo? I protoebrei erano gli invasori Hyksos che invasero l’Egitto nel 1750 a.C., adoratori del dio Ba’al. Per caratteristiche era simile al dio Seth degli egizi che scelsero quindi come loro dio una volta entrati in Egitto per affinità elettive. Difatti il dio fenicio Baal lo ritroviamo in un testo proveniente da Ugarit con l’epiteto di “Cavaliere delle nubi”, lo stesso epiteto che ritroviamo in Salmi 68: 5 attribuito al dio biblico Yahweh, ed entrambi avevano la stessa paredra o consorte in Aserah. Quindi Gesù sta dicendo agli ebrei che stanno adorando in Yahweh il saytan, o in aramaico avversario di Osiride, ovvero Seth, il fratello che smembrò in 14 parti il suo corpo, e Gesù che era iniziato al culto di Osiride-Iside-Horus, in quel versetto del vangelo di Giovanni sta svelando la verità ai lettori dei vangeli: gli ebrei sono adoratori del nostro avversario Osiride. Per questo gli ebrei furono accusati della morte di Gesù da chi costruì i vangeli. In un testo sacro dei mandei, lHawan Gawaita, Gesù viene definito con queste parole: «Egli travisò le parole della luce e le cambiò in tenebre, convertì coloro che erano miei e alterò tutti i culti», mentre il vangelo dei Mandei dice: «Non credere (a Gesù), perché pratica la stregoneria e l’inganno».

I Mandei attendono l’avvento di una figura, Anosh-Uthra (Enoch), che «accuserà Cristo il romano, il mentitore, figlio di una donna che non è dalla luce» e «smaschererà Cristo il romano come mentitore; egli sarà legato dalle mani dei giudei, i suoi devoti lo legheranno e il suo corpo sarà trucidato».

I Mandei continuano a sopravvivere in Iraq come setta gnostica eterodossa dei Nazorei, che parla dialetto aramaico. Setta perseguitata dagli ebrei che usavano il voto di nazireato,

La setta dei Nazorei che ha poi dato origine ai Mandei, si definiscono ancora oggi Nasurai. Le persecuzioni degli ebrei iniziarono già nella seconda metà del I secolo e questo portò questa setta gnostica ad abbandonare la Palestina. La setta dei Nazorei veniva chiamata anche setta dei nazareni, mai nominata nei vangeli, dove viene fatta oggetto di contraffazione attraverso la città di Nazareth. che non ricorre mai nell’AT e di cui non vi è nessuna attestazione se non secoli dopo Cristo, escludendo i vangeli. Gesù inizialmente veniva chiamato “Chrestos”, ed i cristiani venivano indifferentemente chiamati sia christiani che chrestiani come dimostrato da Lampe in Christians at Rome in the First Two Centuries, P. Lampe 2003, e come attestato da altri storici come Van Voorst, in  Jesus Outside the New Testament: An Introduction to the Ancient Evidence, 2000 Eerdmans Publishing pagg. 33-35, dando prova di come la denominazione Chrestos fosse ancora in uso nel II secolo. Il Codex sinaiticus,  risalente al IV secolo, attesta quei termini, in tutte e tre i casi, come “chrestianoi”, ed anche Svetonio quando parlò dell’incendio di Roma menziona i seguaci di un certo Chrestos riferendosi alle persecuzioni di Nerone, in “Vita dei Cesari”. Stessa cosa per Tacito in Annali, XV,44 parla della setta dei Chrestiani fondata da Cristo crocifisso sotto Tiberio. In Siria un’iscrizione del 318 d.C., riporta la dedica al “Signore e Salvatore Gesù il Chrestòs”, e nei testi manichei, Mani si definisce “Apostolo di Gesù Chrestos”. (Gardner, Lieu  manichean texts, pag 167). Christos (= unto) è la parola greca per l’ebraico mashiach, ed era il titolo impiegato da coloro che pensavano che Gesù fosse il Messia venuto a liberare Israele, ma Chrestòs (dal greco chraomai) è invece un termine inerente le iniziazioni ai misteri pagani orfici ed eleusini, che serviva ad indicare la distruzione della natura inferiore, il raggiungimento dello stato di immortalità individuale. La nostra scoperta ci ha fatto vedere che Gesù, oltre che di sangue romano, era anche egiziano, tanto che la regina Cleopatra era sua nonna. Ora nei culti misterici egizi, Osiride era un un-nefer (“sempre fiorente”), parola che in greco, come ad esempio fa Plutarco, viene tradotto appunto con “Chrestòs”. Il recente ritrovamento in Egitto della tazza con l’iscrizione greca ΔIA XPHCTOY O ΓOICTAIC, ovvero: ΔΙΑ ΧΡΗΣΤΟΥ Ο ΓΟΙΣΤΑΙΣ, ovvero: dia chrestou o goistais, conferma che Gesù era un iniziato al culto di Osiride, di cui conosceva i segreti misterici attraverso i rituali magici di cui era esperta la nonna Cleopatra, il padre Giuseppe e la madre Maria. Attraverso l’ellenismo, da Alessandro Magno a Tolomeo I che importò il culto di Serapide ad Alessandria, il termine passò a designare l’adepto realizzato anche di altri misteri (egizi, caldei ecc.), che ci fa vedere in Gesù una linea di trasmissione iniziatica di tipo misterico, appartenente al mondo sincretico ellenistico-egiziano. Nel 10 d.C. Filone parla di theochrestos “Dio-ha dichiarato,” o uno che viene dichiarato da Dio, e di Logia theochresta “detti consegnati da Dio” – il che dimostra che ha scritto in un momento quando né i cristiani né Chréstiani si conoscevano ancora sotto questi nomi, ma ancora si chiamavano Nazareni. La teologia cristiana ha scelto e decretato che il nome Christos dovrebbe essere preso come derivato da Chrio, Chriso, “unto con profumati unguenti o olio.” Ricordiamo l’unzione di Gesù, da parte di sua madre Maria a Betania. Questa parola ha assunto nel tempo significati molto diversi. Fu utilizzata da Omero per lo sfregamento del corpo con dell’olio dopo il bagno (Iliade 23, 186; anche in Od., 4, 252). Chrestes significa sacerdote e profeta, e Gesù fu sacerdote del culto di Osiride in Egitto, dove fu iniziato a tutti i culti misterici come ci fa sapere Celso:

« Spinto dalla miseria andò in Egitto a lavorare a mercede, ed avendo quindi appreso alcune di quelle discipline occulte per cui gli Egizi son celebri, tornò dai suoi tutto fiero per le arti apprese, e si proclamò da solo Dio a motivo di esse » (Alethès lógos, I, 28)

L’intento di Celso era quello di cercare di screditare Gesù agli occhi dei cristiani, facendolo apparire per un uomo povero a cui aprirono l’accesso per imparare i culti misterici egizi che solamente i sacerdoti conoscevano. Mai un uomo povero ed ebreo marginale avrebbe potuto avere accesso a tali segreti che venivano custoditi gelosamente dai sacerdoti. Ma Alessandro Eli e Cleopatra, erano nonno e nonna di Gesù. Cleopatra morì prima che Gesù nascesse, ma Alessandro Eli era a Menfi in veste di faraone, come abbiamo già visto, nel vangelo arabo dell’infanzia, quando Maria, Giuseppe e Gesù fuggirono da Erode in Egitto.

Il nome Christos è quindi pre-cristiano, tanto che lo possiamo ritrovare nella profezia della Sibilla di Erythrea, la profetessa dell’antichità classica che presiedeva l’oracolo di Apollo ad Erythrae, una città della Ionia opposta a Chios, che è stata costruita da Neleo, figlio di Codro. Ma essa non fu la sola profetessa, e ci fu più di una Sibilla di Erythrae, come ci da prova Erofile. dicendo che le profezie sono stati importate dalla Caldea, una nazione nella parte meridionale di Babilonia. Inoltre ci fa sapere che ad aver scritto questa la storia caldea, fu la figlia di Beroso, ossia Erymanthe. e ricordiamo che Hananel l’egiziano, nonno di Simone Boeto, era discendente degli ebrei espulsi da Babilonia sotto Ciro il Grande.
Questa Sibilla Eritrea appare anche nei dipinti di Michelangelo, e di tanti altri pittori e scultori che gli dedicarono statue e mosaici famosi, in quanto ella era la profetessa della Redenzione. La parola acrostica, cioè un’espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase, fu per la prima volta applicata nelle profezie della Sibilla Eritrea, scritte su foglie e disposte in modo che, le lettere iniziali delle foglie costituivano una parola. Nella profezia della Sibilla di Erythrea si legge esplicitamente:

Iesous CHREISTOS Theou HUIOS Stauros Soter “.

Per il profano, questa serie di nomi sono senza senso, ma contengono una profezia vera, riferendosi non solo a Gesù, inoltre è un versetto del Catechismo Mistico dell’iniziato. Questa profezia si riferisce alla venuta sulla Terra dello Spirito della Verità (Christos), dopo di che ci sarà l’avvento dell’Età dell’Oro. il versetto si riferisce alla necessità , di giungere ad una Condizione Benedetta di purificazione interiore ottenuta attraverso la Teopneustia, cioè la rivelazione spirata da un dio o un essere divino. e la teofania, per passare attraverso la crocifissione della carne o della materia. Leggendo le parole, e cambiandone la posizione, esse diventano:

“Iesous Chreistos theou yios Soter stauros “

Ovvero “Iesus, Christos, Dio, Figlio, Salvatore, Croce,” una profezia pagana, non cristiana, che si riferisce ad una condizione ascetica.
La parola “ Chrestos “, compare inoltre nel 470 a.C., in Eschilo (Cho. 901) dove leggiamo gli oracoli di pythochresta “pronunciate da un Dio Pizia”. Nel 460 a.C in Pindaro (pp. 4-10), le parole [oikistera chresen] significano: “l’oracolo lo proclamò il colonizzatore”, cioè Chrestos. Questo termine fu cosi applicato a ogni discepolo riconosciuto da un Maestro, come anche ad ogni uomo buono.

Continuando ad andare avanti nel tempo, nel 420 a.C. ci imbattiamo in Euripide (Ion. 1320) (Eurip. Ion, 1218) che usa la parola Pythochrestos, singolare nominativo di un aggettivo derivato da chrao.

Sempre nello stesso anno in Erodoto, la parola Chreon è spiegata come quello che dichiara un oracolo, e Sofocle, Phil. 437.

350 a.C: Platone (in Phaed. 264 B) “ Chrestos ei Hoti hegei “: “Tu sei un eccellente a pensare…”

333 a.C.: Demostene dice sul Chreste (330, 27), che essa significa semplicemente ” brava persona”.

De Corona, 313, dichiara che i candidati per l’apertura dei misteri greci sono state unte con l’olio.

300a.C.: a.C nei classici Pagani ha espresso più di una idea dal verbo “chraomai ” consultare un oracolo”; Ma significa anche “fatale”, condannato da un oracolo, nel senso di una vittima sacrificale al suo decreto, o “la Parola” come chresterion, non è solo “la sede di un oracolo” ma anche “un’offerta all’oracolo.” Chrestes è uno che espone e spiega gli oracoli, “un profeta, un indovino;” e chresterios è uno che appartiene, o è al servizio di un oracolo, un dio, o un “Maestro”.
10 d.C.: Philo Judaeus parla di theochrestos “Dio ha dichiarato,” o uno che sia dichiarato da Dio, e di logia theochresta “detti consegnate da Dio”, dimostrazione che scrisse in un momento quando né Cristiani, né Chrestians erano ancora noti sotto questi nomi, ma ancora si chiamavano i Nazareni.
90 d.C.: la parola CHRÈON è data da Plutarco (Nich. 14.) come “destino”, “necessità”.
Plutarco (V. Focione), si chiede come un collega sordo e sottoacculturato come Focione potrebbe essere soprannominato Chrestos.
L’ iscrizione Chrestos PROTOS THESSALOS LARISSAIOS PELASGIOTES ETON IH significa “Chrestos il primo di Tessalonica da Larissa, Pelasgiote 18 anni eroe “. La parola Chrestos si trova sugli epitaffi di quasi tutta l’antica Larissia, ma è sempre preceduto da un nome proprio.
134 d.C.: Adriano a Serviano (citato da Giles, ii P86): “L’Egitto, che si raccomandò con me, il mio carissimo Serviano, l’ho trovato ad essere interamente volubile e incoerente, e continuamente si diffondeva su da ogni respiro di fama. Gli adoratori di Serapide sono chiamati ‘cristiani’, e coloro che sono dedicati al dio Serapide, si chiamano “ Vescovi di Cristo.
La notevole differenza tra le due parole chrao “consulenza, o di ottenere risposta da un dio o da un oracolo” e chrio “strofinare, per ungere” (da cui il nome Christos), non ha impedito l’approvazione ecclesiastica coniata dall’espressione di Filone Theochrestos di tale termine, dall’altra espressione Theochristo “unto da Dio”. Si sostitui tranquillamente la “i” alla “e”, facendo diventare Chresto Christoa. Nella fraseologia esoterica dei Templi ” Chrestos ” è una parola che, come il participio Chrestheis, è formata sotto la stessa regola, e trasmette il senso stesso dal verbo Chraomai: “a consultare un dio”. I nomi Iesus nelle loro diverse forme, come Iasius, Iasion, Jason e Iasus, erano molto comuni nell’antica Grecia, specialmente tra i discendenti di Jasius, cioè i Jasidi. Le parole enigmatiche nel libro dei Sibillini possono essere lette solo ed esclusivamente in luce delle loro legittime parole o significati, e che nulla hanno a che fare con una profezia cristiana. La dottrina segreta insegna che le prime due parole CHREISTOS Iesous , significa semplicemente ” figlio di Iaso, un Chrestos “, o servo di un Dio oracolare. Infatti IASO in dialetto ionico si scrive IESO e Iesous l’espressione nella sua forma arcaica, appunto Iesous, e significa semplicemente ” il figlio di Iaso o Ieso, il guaritore”.
Ma Gesù sacerdote dei culti misterici egizi, ci fa capire il motivo per cui gli ebrei non solo non volevano riconoscerlo ma anche perchè lo volevano morto da Pilato, e arrivarono poi a scrivere la Yeshu Toledoth dove raccontano la storia di una Maria adultera, o il Gesù Mago perseguitato e condannato dal Sinedrio, quindi lapidato e poi “appeso a un legno” a Lydda “per aver praticato la stregoneria e per aver sedotto e condotto Israele sulla cattiva strada”, come riporta il Talmud Babilonese (Sanhedrin, 43.a, 67.a).

<<Si insegna: Alla vigilia di Pesach appesero Yeshu e il banditore proclamò in giro per quaranta giorni che “(Yeshu) verrà lapidato per aver praticato la stregoneria e per aver sedotto e condotto Israele sulla cattiva strada. Chiunque sappia qualcosa per assolverlo venga avanti e lo esoneri.” Ma nessuno presentò nulla per esonerarlo e lo appesero alla vigilia di Pesach. Ulla disse: Si deve forse pensare che dovremmo cercare delle prove che lo esonerino? Egli era un adescatore e Dio disse: “Tu non dargli retta, non ascoltarlo; il tuo occhio non lo compianga; non risparmiarlo, non coprire la sua colpa” (Deuteronomio, 13.9). Yeshu era differente perché era intimo col governo>>  

SANHEDRIN, 43.a

Gesù era intimo col governo di Roma, altra conferma del fatto che era romano e che la parola intimo sia un espediente letterario per coprire la sua parentela con gli imperatori, cosa che gli permetteva di praticare rituali misterici egizi tranquillamente in Israele, come l’episodio della “resurrezione” di Lazzaro presente nel vangelo segreto di Marco e nel vangelo di Giovanni. Un rituale misterico-isideo, tra i più diffusi all’epoca in Egitto, e dai nazareni, strettamente legati ai terapeuti del lago Mareotis, presso Alessandria. Secoli prima della nascita di Gesù, dei e re egizi si resero protagonisti di episodi identici a quelli che il Nuovo Testamento, come raccontatoci dallo storico greco Plutarco, che raccontò del dio Osiride ucciso di venerdì e resuscitò tre giorni dopo. Anche nei Testi delle piramidi, scritti sulle mura di molti monumenti risalenti alla quinta dinastia (2465-2323 a.C.), si menziona il « terzo giorno » come il momento nel quale il corpo del faraone, trasformatosi in Osiride, resuscita prima di intraprendere il suo viaggio verso le stelle. Inoltre sia Osiride che Gesù furono assassinati da persone a loro molto vicine che li tradirono, Seth per Osiride, che era suo fratello, Giuda per Gesù, che ritroviamo sempre come fratello, figlio di Maria e Giuseppe. Inoltre sia Iside che Maria Maddalena, che abbiamo visto essere la madre di Gesù, furono le prime a certificare il loro ritorno in vita. Osiride era chiamato un-nefer, la cui traduzione in greco era appunto Chrestos, mentre Iside era Chrest. Gesù Chrestos o Christis era Gesù Osiride, un sacerdote del culto di Osiride. Giustino Martire, nella sua prima Apologia, chiama i suoi correligionari Chréstiani. “E ‘solo attraverso l’ignoranza che gli uomini si chiamano cristiani invece di Chréstiani”, dice Lattanzio (lib. IV., Cap. Vii.) Il chi-rho o marchio ‘chrestomathy’ è stato utilizzato per designare qualcosa di ‘”buono”, fino a quando non è stato ripreso dal cristianesimo, cambiandolo per rappresentare Christos o unto. In diversi casi nei tempi antichi, la figura di “Gesù Cristo” è anche chiamato “Gesù il Chrest” o “Gesù Buon,” questi due epiteti, “Christos” e “Chrestos,” molto simili tra loro e spesso è stato confuso da primi padri della Chiesa. In Boeckh Corp. Iscr. (2:. 245, n 2300) appare un’iscrizione trovata sull’isola greca di Delos che legge ΙΣΙΔΙ ΧΡΗΣΤΗ o “Isis Chreste”:

Chrestos è una parola greca che era popolare come un epiteto o epitaffi in vari siti funerari egiziani come ad Alessandria. Le Camere egiziane di bontà, NFR o Nefer, significa “piacevole”, “bella”, “buono”, “eccellente” e “gentile”, per questo Osiride era chiamato Chrestos, ed è designato dal geroglifico della croce (trachea) con un cuore in fondo (F35). È interessante notare che questo simbolo, che si presenta come il sacro cuore di Gesù, appare sopra “Case della Bontà” egiziani o “Case di Chrest” che sono identiche alle chiese cristiane.

Chi Rho è un simbolo utilizzato sia per Cristo che per chrest. La combinazione delle lettere greche χρ o “chi-rho” denotano una varietà di termini, tra cui “l’oro” (χρυσός), “unto” (χριστός) e “buono” (χρηστός). Così, nel determinare l’uso della parola χρηστός Chrestos abbiamo bisogno di una comparazione di studi del chi-rho, abbreviazione impiegata sulle monete, scudi e altro per secoli prima dell’era comune. Osserviamo la moneta di Tolomeo III, con chi-rho come simbolo tra le gambe dell’aquila di queste monete pre-cristiane. Ora riusciamo a capire il motivo per cui l’imperatore Adriano diceva che i cristiani erano gli adoratori del culto di Serapide/Osiride, importato da Tolomeo I ad Alessandria d’Egitto. Inoltre, il simbolo di chi-rho è stato “usato anche da scribi greci pagani per indicare, a margine, un passaggio di particolare pregio o rilevante.

I seguaci di Iside venivano esortati a essere monogami e a rispettare la sacralità della famiglia come fa la chiesa cristiana oggi. Le commemorazioni più importanti in Egitto sono state prese dalla chiesa cristiana mantenendo gli stessi giorni, la nascita di Horus il 25 Dicembre e, dodici giorni più tardi, l’epifania il 6 gennaio, quando veniva ricordata la nascita del figlio Aion. Al tempo di Gesù molti culti misterici praticavano riti in cui gli iniziati “nascevano di nuovo”; Marvin W. Meyer in “The ancient Mysteries” dice: “Normalmente, nelle celebrazioni rituali, i mistai (ovvero gli iniziati) dividevano cibo e bevande e a volte potevano partecipare della divinità durante una cena sacramentale analoga all’Eucarestia cristiana.

Tratto dal libro in prossima uscita Cristo il Romano.

Alessandro De Angelis scrittore, ricercatore storico delle religioni

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.