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Ingessature col cartone a Reggio Calabria: due indagini per capire com'è andata

Nega l’azienda ospedaliera, negano gli operatori del Pronto Soccorso ed il primario; nega anche il responsabile del servizio 118 cittadino. Chi ha praticato ingessature di fortuna, utilizzando cartone, nel Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria? O forse i pazienti con gli arti ‘incartonati’ sono arrivati in ospedale già così? Qualche elemento di maggiore chiarezza emergerà dalla relazione che i carabinieri del Nas, inviati ieri nella struttura sanitaria, consegneranno al ministro della Salute, Giulia Grillo. Di concreto, al momento, ci sono le foto pubblicate dal giornale on line “Corriere della Calabria”, riprese da altri siti, locali e nazionali. Sul web circolano diverse immagini. Ritraggono il piede di un uomo fasciato con cartone e quello di una donna, immobilizzato con la stessa, rudimentale tecnica.

Scusatemi, se potrebbero fare battute a non finire, ma non riesco. In #Calabria c’è un’emergenza #civiltà, c’è un degrado infinito ed un’assenza iillimitata di rispetto nei confronti delle persone.
Aiutateci, per favore, la trincea è qui. https://t.co/DKZcYz5FwS

— Nicola Morra (@NicolaMorra63) 30 luglio 2018

La direzione generale dell’azienda, sollecitata dal presidente della Regione, Mario Oliverio, ha avviato un’inchiesta interna. Il direttore, Frank Benedetto, a cose fatte, parla di notizia “fondamentalmente strumentalizzata”, ma ammette che dalle verifiche interne emergono almeno due casi  sospetti. Il primo riguarda un uomo giunto nella mattinata del 28 luglio al Pronto Soccorso dell’ospedale “già immobilizzato sul luogo dell’incidente con cartone”, dunque non in ospedale.  Il secondo caso risalirebbe alla giornata del 30 luglio. “Riguarda una donna – scrive il direttore generale – soccorsa sul luogo dell’incidente dal 118 dell’ ASP territoriale, laddove gli stessi operatori avevano applicato un tutore con anima di metallo (non radiotrasparente)”, cioè incompatibile con le necessarie radiografie a cui la paziente infortunata doveva essere sottoposta.

Ma i gessi li hanno rubati gli immigrati, o governi precedenti nazionali/regionali, tagli alla sanità, sprechi e speculazione?

Italiani, non facciamoci fregare! Pretendiamo un trattamento da paese civile!https://t.co/DhVtZMwWLk

— Potere al Popolo (@potere_alpopolo) 1 agosto 2018

Giunta al Pronto Soccorso, spiega Benedetto “la paziente è stata classificata con codice verde e visitata alle 7:16. Considerato che l’ambulanza del 118 aveva necessità di rispondere ad un’altra chiamata urgente, il tutore – si legge nella relazione –  è stato rimosso dagli stessi operatori del 118 e sostituito con una fasciatura provvisoria con la quale la paziente è stata inviata in radiologia con immobilizzazione temporanea con cotone di germania e “cartone”, quindi radiotrasparente”.

Leggi anche l’articolo sul Post

La spiegazione è molto tecnica e non chiarisce chi ha praticato la medicazione di fortuna. Possono essere stati gli operatori del 118? L’Agi contatta il responsabile della struttura, Domenico Caglioti, e la smentita è secca e ironica al tempo stesso: “Il personale del servizio 118 non va a raccogliere pezzi di cartone nei cassonetti dell’immondizia per immobilizzare i pazienti, né avrebbe sulle ambulanze lo spazio fisico per trasportarli. Usiamo immobilizzatori, fissi o monouso, professionali ed omologati”. 

Reggio Calabria, in ospedale mancano i gessi: pazienti medicati con il cartone [news aggiornata alle 20:27] https://t.co/CrYNHOfyr5

— la Repubblica (@repubblica) 30 luglio 2018

Quanto alle notizie sull’attività a tempo ridotto della Uoc di Ortopedia (chiude alle 20, è stato riferito alla stampa), “non è per nulla vero”, viene specificato nella relazione come riporta Il Sole 24 Ore. “È vero l’esatto contrario, che l’Unità di Ortopedia è operativa 24 ore e dispone di 30 posti letto di ricovero, con 2 dirigenti medici reperibili per le urgenze nelle ore notturne”. Il direttore sanitario, che è medico cardiologo, si sente profondamente mortificato da come sono stati riferiti i fatti: “Abbiamo aperto la cardiochirugia – spiega Benedetto al Sole – che ora opera a pieno regime, la chirurgia robotica, quella toracica, rinnovato il pronto soccorso che oggi è di 1700 metri quadrati e i tempi di attesa sono nella media nazionale, l’ortopedia realizza 1200 interventi l’anno, il presidio di oncoematologia è passato da 90 a 150 preparazioni giornaliere. Serviamo un bacino di 500 mila utenti. A chi serviva tutto questo inutile clamore?”.

Franco Pacenza, Consigliere regionale delegato alla Sanità (la Calabria è commissariata e non ha un assessore al ramo), parla di “fatto gravissimo” e promette che eventuali responsabilità saranno accertate e sanzionate. Il commissario per il rientro dal deficit sanitario, Massimo Scura, sotto accusa per i tagli ai budget delle aziende sanitarie ed ospedaliere, a sua volta interpellato, si trincera dietro un “no comment”, ma si impegna a informarsi. La politica continua intanto a polemizzare con scambi di accuse dai diversi fronti. In attesa del pronunciamento del Nas e dell’ispezione richiesta da più parti al ministro.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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