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Internet: ecco come Trump potrebbe cambiarlo e cosa è in gioco

di Matteo Buffolo

Venezia – Donald Trump manda in fibrillazione anche la Rete. Dopo la sua elezione, infatti, c’è il timore che possano esserci passi indietro sulla neutralità di Internet, il principio per cui è vietato ai provider di creare ‘corsie preferenziali’.

Perché potrebbe finire l’era delle bufale

A livello globale, sono possibili contraccolpi sulla governance dell’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’organismo No profit californiano che ha, fra le sue funzioni principali, quella di assegnare gli indirizzi Ip. La supervisione di questo ente, dallo scorso primo ottobre, è stata ufficialmente ceduta dagli Stati Uniti a favore di un approccio ‘multi stakeholder’, che prevede l’apporto di molti attori diversi, per rimarcare che la Rete non deve essere controllata dai governi

La linea Trump

Su questo tema Trump ha preso in passato posizioni dure. Nel 2014, infatti, attaccò dal suo account Twitter le scelte di Obama in favore della neutralità della Rete. Sulla governance di Internet il 21 settembre scorso, in piena campagna elettorale, sul sito della campagna dell’allora candidato repubblicano è stata pubblicata una nota secondo cui “gli Stati Uniti non dovrebbero cedere il controllo di Internet all’Onu e alla comunità internazionale”.

Zurkenberg, il mondo non si disconnetta

“Gli Stati Uniti hanno creato, sviluppato e fatto espandere Internet nel mondo. La loro supervisione lo ha mantenuto libero, aperto e senza censure governative, un fondamentale valore americano che trova radice nel diritto di libertà di parola che c’è nella nostra Costituzione”, ha scritto a settembre sul sito della campagna di Trump Stephen Miller, direttore della politica nazionale. “La libertà di Internet”, aggiungeva, “è ora a rischio con l’intenzione di Obama di cedere il controllo a interessi internazionali, compresi quelli di Paesi come Cina e Russia, che hanno una lunga storia di tentativi di imporre una censura online. Il Congresso deve agire, o la libertà di Internet sarà andata per sempre”.

Vista dall’Italia

Il tema è stato dibattuto all’Internet Governance Forum svoltosi a Venezia il 14 e il 15 novembre che ha preparato la posizione italiana in vista del Forum mondiale in programma dal 6 al 9 dicembre a Guadalajara, in Messico. “Indietro non si torna, i repubblicani sono arrivati tardi per bloccare questo processo, anche se hanno tentato di tutto per impedire che ciò si facesse”, spiega Stefano Trumpy, presidente del ‘capitolo’ italiano dell’Internet Society ed ex membro del Governmental Advisory Committee di Icann come delegato del nostro governo dal maggio 1999 alla fine del 2014. “Dal primo ottobre – continua – il passaggio è ormai in vigore e, anche se la vicenda è stata interpretata come una mossa di arretramento del governo statunitense è prevalso un principio di internazionalizzazione dove nessun Paese comanda“.

“L’esito delle recenti elezioni americane – è la riflessione del sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli, che per il governo segue tutte le partite legate alle telecomunicazioni – dovrebbe farci riconsiderare in positivo il valore dei risultati conseguiti in questi anni. Non so quali strade imboccherà il nuovo presidente degli Stati Uniti: su questo dovremo attendere. So però che l’obiettivo che abbiamo conseguito sull’Icann è di portata storica”.

“La nuova governance – aggiunge Trumpy – vedrà rappresentati Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, con un aggancio tenue ai governi” e sarà un organismo in cui “l’Europa avrà una sua voce” ma in cui al tempo stesso “non avrebbe senso che i vari Stati dell’Ue agiscano per conto proprio”. Sull’importanza di questo passaggio si è soffermato anche uno dei padri di Internet, Vint Cerf. “è molto importante, perché lo sviluppo delle politiche dovrebbe essere preso con il parere di tutti gli attori interessati. Quando si è raggiunto il consenso, sperando che questo sia possibile, può essere implementata anche da un gruppo più piccolo, ma prima tutti gli interessati dovrebbero avere la possibilità di dire il loro punto di vista”, ha detto in un messaggio inviato all’Igf di Venezia.

La lettera delle grandi lobby di Internet

Che la questione sia al centro dell’agenda americana è testimoniato anche dalla lettera che ‘The Internet Association’ – un gruppo di lobby che a Washington rappresenta 40 imprese fra cui giganti del web come Google, Facebook e Amazon – ha mandato a Trump il 14 novembre scorso, tracciando una roadmap che affronta temi come brevetti, politiche commerciali, difesa della ‘sharing economy’ ma anche neutralità della Rete e governance di Internet. La ‘net neutrality’, spiega la lettera, è “un principio che sostiene un Internet libero e aperto, un posto dove le imprese possono competere”. Sulla governance di Internet, invece, la posizione dei questi grandi gruppi è che “non dovrebbe essere soggetta all’influenza di alcun soggetto o gruppo di soggetti, inclusi i governi nazionali”, ma che sia invece importante “mantenere un ben bilanciato modello multi stakeholder, con pesi e contrappesi, che prevenga la balcanizzazione” della Rete. 

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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