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Intervista di ENZO MARZO con “left”: SULLA CULTURA LAICA: «L’UNICO BIGOTTO È ERRI DE LUCA»

Di Donatella Coccoli –

«I partiti che si pongono come programma la laicità dello Stato? In Italia non ci sono, siamo al disastro. Dopo la destra storica che ebbe idee chiarissime in proposito, i moderati, che sono sempre stati bigotti, sono stati superati dalla politica intransigentemente clericale del cattocomunismo che va da Togliatti a Napolitano».

A delineare questo quadro fallimentare delle organizzazioni di stampo laico è uno che quel pensiero lo conosce bene, Enzo Marzo, direttore della rivista Critica liberale che tra l’altro ha dedicato l’ultimo numero proprio a “L’altra sinistra”, seguendo «il filo rosso che parte da Piero Gobetti e dai Fratelli Rosselli». Quello stesso filone culturale e politico che comprende anche Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, «ossia la sinistra liberale e democratica che non ha alcuna rappresentanza parlamentare». E anche i radicali che pure vengono da quello stesso ceppo, «negli ultimi decenni sono stati tutto e il contrario di tutto, e quindi anche il loro laicismo è stato a corrente alternata e subordinato alle scelte politiche. Non si poteva, per esempio, essere laici e berlusconiani», precisa Enzo Marzo. C’è da dire però che il vuoto di valori laici presente nella classe politica non si riscontra tra i cittadini, sempre più lontani dai precetti ecclesiastici, come del resto dimostra la ricerca che ogni anno conduce Critica liberale (vedi left n.36 ).
 
Il problema «è la terribile arretratezza delle classi dirigenti di quella che ha ancora il coraggio di chiamarsi sinistra. Paghiamo un prezzo intollerabile per logiche premoderne che vengono da lontano», continua Marzo. Dall’“avamposto” di Critica liberale – che esiste dal 1969, sulla scia non solo del pensiero liberale ma anche di quello azionista e liberalsocialista -, Marzo analizza lo stato di salute della cultura italiana. «Mentre l’informazione risente del conformismo politico ed è particolarmente obbediente al potere, la cultura in larga parte è laica», afferma il giornalista. «Gli scienziati peraltro non possono non esserlo, se sono veri uomini di scienza. Nel campo umanistico, l’unico vero bigotto mi sembra Erri de Luca, si è estinto il filone letterario cattolico, in Italia non ci sono scrittori alla Mauriac». Il cattocomunismo, tuttavia, «influenza, anzi domina, le politiche pubbliche», per esempio in un terreno così delicato come quello dell’istruzione. «Basti vedere la cosiddetta riforma Giannini della scuola che copia pedissequamente l’impostazione clericale e incostituzionale di Luigi Berlinguer. D’altronde sempre di più l’amministrazione centrale e periferica ricolma la Chiesa di finanziamenti a pioggia violando sfacciatamente la Costituzione».
 
Infine Renzi. Nel “cambiare verso” del premier si intravede qualcosa di laico? «La politica renziana non può essere definita né laica né anti laica. È il nulla. Solo una paccottiglia demagogica senza alcun indirizzo prona a tutti i compromessi con la destra berlusconiana. Il rottamatore si è messo a riaggiustare macchine fatiscenti. Per me è l’antitesi della sinistra liberale perché si fonda sul culto della persona, sulla retorica, sulla menzogna sistematica e sfacciata. L’Italia meriterebbe ben altro», conclude il direttore di Critica liberale.
[Left, n.37 del 27 settembre 2014, pag 28-29]
 

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