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Investimenti e tempura sulla tavola di Renzi e Xi

di Fabrizio Alfano AgiChina

Roma – La cena tra il premier Matteo Renzi e il presidente cinese Xi Jinping in un resort di Pula, nei pressi di Cagliari, eè sata riservata a pochi invitati. Oltre alle mogli dei due leader, a tavola si sono seduti per parte italiana il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, l’ambasciatore a Pechino, Ettore Francesco Sequi, e il consigliere diplomatico di Renzi, Maria Angela Zappia, ai quali hanno fatto da controparte gli omologhi cinesi.
Ai commensali è stato servito un menu a base di pesce: noce di capasanta su zuppetta di cavolfiore, tempura di calamari e crostacei con verdure, paccheri di Gragnano con carciofi e gamberi, nodi di sogliola. Per desset, una mousse di pistacchio, cioccolato e mandorle.

Ma perché questa semplice cena è così importante per le relazioni tra Italia e Cina? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

I PRECEDENTI

Per Xi è la prima volta in Italia da quando ha assunto la carica, anche se proprio durante l’incontro con Renzi alla West Lake State Guesthouse di Hangzhou, nella Cina orientale, aveva ricordato la partecipazione alle celebrazioni per i 150 anni dall’Unità d’Italia, il 17 marzo 2011, a Roma, in qualità di vice presidente cinese. Renzi, invece, si è recato in Cina già due volte dall’inizio del mandato: nel giugno 2014, dove ha incontrato sia il presidente cinese che il primo ministro, Li Keqiang, e a settembre scorso, per partecipare al summit dei capi di Stato e dei primi ministri dei Paesi membri del G20 di Hangzhou.

PERCHE’ CAGLIARI

Il posto scelto è l’hotel Forte Village di Santa Margherita di Pula, approfittando dello scalo tecnico del presidente cinese in viaggio verso il Perù, ma anche per evitare tutte le pastoie organizzative che una tappa a Roma avrebbe imposto e che avrebbe trasformato quella che ha tutta l’intezione di essere una bilaterale informale in una visita di Stato. La visita in Sardegna è iniziata con un tour delle rovine di Nora.

CHI PARTECIPA ALLA CENA

I commensali sono 10, massimo 12 tra cui, per la parte italiana, oltre al premier Renzi, la moglie Agnese una delegazione di Palazzo Chigi. Da parte cinese, oltre al presidente Xi Jinping, dovrebbero partecipare alcune tra le massime cariche del governo cinese (ministri e consiglieri di Stato) che viaggiano insieme al presidente. 

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I TEMI A TAVOLA

Non sono previste firme di accordi commerciali con imprese locali, tantomeno firme di accordi istituzionali. Xi e Renzi parleranno di “rapporti bilaterali e cooperazione tra Italia e Cina”. Ma ci sono anche temi tabù e altri che potrebbero essere affrontati

  • Referendum: chi si aspetta da parte del presidente cinese un endorsement alla riforma costituzionale – Renzi è in Sardegna per una serie di incontri istituzionali e impegni pubblici per sostenere il Sì – rimarrà probabilmente deluso: difficilmente la Cina si pronuncia ufficialmente sulle vicende politiche interne degli altri Paesi, in linea con il principio di non ingerenza. 
  • Economia: ancora insoddisfacente è la situazione dell’interscambio commerciale, ferma a 38 miliardi di euro, una cifra pari a quella dell’interscambio con la Spagna,

  • Cultura: Renzi ha sottolineato che i due Paesi “condividono la stessa sfida: essere orgogliosi del passato e costruire il futuro”. Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha incontrato il suo omologo cinese, Luo Shugang, e ha dato vita al forum culturale Italia-Cina: Roma e Pechino hanno siglato un accordo complessivo che prende in considerazione arte, musica, cinema, archeologia, design e turismo. 

  • Ricerca: il G20 Sti (Scienza, Tecnologia e Innovazione) di inizio novembre a Yanqi Lake, a nord di Pechino, ha rinnovato il rapporto bilaterale tra Italia e Cina in campo scientifico e tecnologico. Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, ha incontrato il suo omologo cinese, Wan Gang, a poche settimane dal precedente incontro in Italia, durante il quale il ministro cinese ha visitato Torino, Bergamo e Napoli e ha partecipato al forum sull’innovazione italo-cinese. Le tecnologie dell’innovazione sono state al centro anche di uno dei più recenti accordi firmati tra Italia e Cina, durante la visita del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli, quello tra il gruppo italiano dell’innovazione, Digital Lighthouse, e il network cinese, China Radio International, tramite la controllata Chinaplus Technologies. I due gruppi hanno siglato un memorandum d’intesa a Pechino che copre i settori della realizzazione di contenuti, dello sviluppo di software e applicazioni per dispositivi mobili e della produzione di dati da sviluppare commercialmente sia sui mercati italiano e cinese, che a livello internazionale.
  • Turismo: in luglio è stato inaugurato il nuovo volo diretto quadri-settimanale dell’Alitalia Roma-Pechino. L’attrazione del turismo cinese in Italia è stata al centro di due visite, quest’anno, del sotto-segretario al Turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Dorina Bianchi, nei giorni scorsi a Shanghai per promuovere l’Italia come destinazione del turismo cinese. Nel 2015 1,3 milioni di turisti cinesi hanno visitato l’Italia.
  • Gli investimenti: è dello scorso anno l’acquisizione di Pirelli da parte del gigante della chimica di Stato cinese, China National Chemical, mentre quest’anno è stato soprattutto il calcio il maggiore protagonista degli investimenti cinesi in Italia. Da giugno scorso l’Inter è in mani cinesi, e più precisamente in quelle di Zhang Jindong, presidente del gigante dell’elettronica Suning, mentre è in dirittura d’arrivo l’acquisizione dell’altro club milanese, il Milan: il closing dell’accordo per il passaggio del 99,93% della proprietà dalle mani di Silvio Berlusconi a quelle del consorzio cinese guidato da Li Han e Li Yonghong è prevista nei prossimi giorni. La Cina continua essere interessata anche agli apparati industriali e alle piccole e medie imprese italiane che producono innovazione: a giugno scorso era passato nelle mani del fondo sino-europeo Agic Corporation il gruppo di robotica Gimatic, per una cifra stimata tra i 100 e i 150 milioni di euro. La fame di innovazione avrebbe preso di mira anche un altro gruppo italiano, Comau, di proprietà di Fiat Chrysler. Secondo le indiscrezioni trapelate il mese scorso, Shanghai Electric, che dal 2104 detiene una quota del 40% in Ansaldo Energia, la statale cinese Sinomach e lo Shanghai Institute of Mechanical and Electrical Engineering sarebbero tra i gruppi pronti a rilevare il gruppo di robotica. 

  • L’industria pesante: Leonardo-Finmeccanica si è aggiudicata a inizio novembre un contratto con la Instrimpex cinese (National Instruments Import and Export Corporation) per quattro radar di controllo del traffico aereo, mentre la scorsa estate Fincantieri ha raggiunto l’accordo con Cssc (China State Shipbuilding Corporation) per lo sviluppo in joint-venture di navi da crociera per il mercato cinese. Aumentano anche le imprese italiane in Cina: settimana scorsa è stato inaugurato il primo stabilimento nel gigante asiatico del gruppo Pelliconi, azienda di livello internazionale nel segmento industriale dei tappi  delle chiusure per bottiglie e per contenitori alimentari. Il nuovo impianto sorge a Suzhou, città della Cina orientale dove si concentra il più ampio distretto industriale italiano al di fuori dei confini dell’Unione Europea.

 

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