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Ior e pedofilia battaglia ai prelati che resistono al cambiamento

(Paolo Rodari) Ancora una volta le parole del Papa non hanno bisogno di particolari esegesi. Sono chiare da sé.

Si riferiscono a mali di cui è infetta la Curia romana e per i quali egli ha sentito la necessità di chiedere «perdono » davanti ai dipendenti della Santa Sede ricevuti ieri in separata sede. Perdono «per le mancanze» sue e dei suoi collaboratori, «e anche per alcuni scandali che fanno tanto male». Le parole del Papa sono realistiche, mosse da un uomo di Chiesa non curiale, venuto da un Paese lontano e anche per questo capace di vedere ciò che non va in quel di Roma. E muovono direttamente dai tempi del conclave: al centro delle congregazioni generali che lo precedettero fu messo nero su bianco il problema di una Curia in parte malata, vittima di visioni piccine e schiave di logiche di potere. Chiunque sarebbe stato eletto avrebbe dovuto spurgare il bubbone.

Non si trattava semplicemente di Vatileaks, ma di problemi atavici di cui Vatileaks non fu che la coda estrema e più appariscente. Francesco, eletto al soglio di Pietro, ha fatto suo il mandato e ha iniziato a destrutturare, a spingere per un ritorno all’essenziale — la Chiesa «corpo mistico di Cristo» — oltre ogni altra logica. Ma il discorso di ieri mostra che il passato è ancora presente. Che i problemi, e soprattutto gli scandali, esistono ancora. Come esistono le resistenze di una Curia restia al cambiamento.

Di qui la volontà di abbandonare la consuetudine di un discorso prenatalizio dedicato ai bilanci di fine anno, per dire altro. Anzitutto stigmatizzare le «chiacchiere », le «mormorazioni» e i «pettegolezzi». Un male, quest’ultimo, che ha colpito l’inizio del pontificato di Francesco, quando su alcuni giornali uscirono accuse pesanti contro monsignor Battista Ricca, nominato “prelato” dello Ior dallo stesso Bergoglio. Secondo voci confluite su parte della stampa, Francesco era stato tenuto all’oscuro di presunti (e infondati) trascorsi scandalosi dello stesso Ricca. Tanto che, sempre secondo alcuni giornali, il Papa avrebbe presto rimosso il prelato. Cosa, invece, mai avvenuta. Le chiacchiere sono «una malattia grave», ha detto Francesco. Si diventa «come Satana», che «semina zizzania », quello stesso Satana citato anni fa da Paolo VI in un discorso evocato, non a caso, in una nota a margine del testo ufficiale di ieri. Per i padri conclavisti lo Ior era il primo punto dell’agenda del futuro Papa. Per Francesco esso è stato fonte di sofferenza.

Non c’è stato soltanto il caso dell’ex contabile dell’Apsa Nunzio Scarano, accusato di riciclaggio e falso. Ma anche quello altrettanto clamoroso dell’inchiesta aperta da parte della magistratura vaticana, con un’ipotesi di peculato per operazioni immobiliari, nei confronti dell’ex presidente Angelo Caloia, dell’ex direttore generale Lelio Scaletti e, per concorso, dell’avvocato Gabriele Liuzzo. Il tutto, soltanto pochi mesi dopo l’uscita della notizia dell’operazione che ha visto 15 milioni di euro dello Ior usati per finanziare la Lux Vide, società di produzione televisiva e cinematografica di Ettore Bernabei, amico del cardinale Tarcisio Bertone. Per arginare gli scandali, Francesco ha fatto lavorare per un anno il Consiglio dei nove cardinali che lo coadiuvano nel lavoro di riforma della Curia.

Il risultato è stata la creazione di una sorta di super ministero dell’economia affidato al cardinale George Pell, il porporato australiano che giusto a inizio dicembre aveva usato le colonne del Catholic Herald per denunciare «centinaia di milioni di euro di fondi nascosti in Vaticano». Fondi che, in realtà, altro non erano che soldi amministrati, come da prassi e dunque senza dolo, autonomamente dai vari dicasteri. Fra i cardinali americani (e non solo) presenti in conclave molto sentito era lo scandalo dei preti pedofili.

Francesco, come prima di lui papa Ratzinger, ha fatto molto. Ma il problema permane. E Bergoglio, che lo scorso novembre ha espulso un sacerdote argentino condannato a quattordici anni di carcere per abusi sessuali contro minorenni quando era parroco in una chiesa a nord di Buenos Aires, lo sa. La Curia romana è fatta di tanti sacerdoti onesti e capaci: «Fanno notizia solo quando cadono, ma ce ne sono tanti che volano», ha detto ieri il Papa. Altri, invece, vivono di privilegi come dimostrano «i nostri traslochi». In Curia sono svariati i monsignori — non soltanto il cardinale Bertone — che vivono in appartamenti di ampie metrature, come ce ne sono altri che, quando traslocano, non danno esempio di povertà francescana.

http://ilsismografo.blogspot.it/2014/12/vaticano-ior-e-pedofilia-battaglia-ai.html

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