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IOR, i dati bancari vanno a Roma

n_cd2d6be1ddedc88bac1978f8fc609718La Corte dei reclami penali di Bellinzona autorizza la trasmissione di documenti ai magistrati italiani.

BELLINZONA – La Procura di Roma ha vinto il braccio di ferro con lo IOR (l’Istituto per le Opere di Religione del Vaticano) su una richiesta di assistenza giudiziaria inoltrata dieci mesi fa alle autorità svizzere. In questi giorni una serie di dati bancari relativi ad un conto intestato allo stesso IOR in un istituto di Zurigo sono stati inviati ai magistrati italiani, nell’ambito di un’inchiesta per riciclaggio di denaro. Il sospetto è che su questo conto sarebbero transitati, allo scopo di ostacolarne l’identificazione, soldi di provenienza illecita (360 mila euro) appartenenti a un imprenditore italiano condannato la scorsa primavera per una storia di mazzette.Nel braccio di ferro giudiziario c’è anche un’appendice ticinese, perché la decisione di intimare alla banca zurighese la trasmissione a Roma di una serie di documenti era stata presa, su rogatoria internazionale, dal Ministero pubblico ticinese tramite il PG John Noseda. La vertenza è stata chiusa dalla Corte dei reclami penali, che ha respinto in gran parte un ricorso dello IOR contro la decisione di autorizzare la trasmissione di determinati dati.

La banca vaticana, patrocinata dall’avvocato Paolo Bernasconi, fra le altre cose aveva invocato contro la richiesta di assistenza giudiziaria l’immunità della Santa Sede. Ma la Corte, presieduta dal giudice Stephan Blättler, ha respinto questa tesi. Il conto, si legge nella sentenza, non appartiene a un’ambasciata o alla Nunziatura apostolica, né l’inchiesta è diretta contro persone che beneficiano dello statuto diplomatico in Svizzera. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, in presenza di averi liquidi depositati presso un istituto bancario a nome di uno Stato estero, l’assenza di una destinazione precisa di tali beni permette di ammettere la validità del sequestro ordinato in Svizzera. «In mancanza di una destinazione certa, concreta e riconoscibile, a scopi concreti di utilità pubblica, gli averi bancari statali sono presunti essere utilizzati a fini commerciali, a meno che lo Stato estero non dimostri che, determinate somme o titoli siano stati espressamente destinati a scopi pubblici». Ebbene, scrivono i giudici, in assenza di una precisa e certa destinazione degli averi depositati sul conto dello IOR, questi vanno considerati sottratti all’immunità.

Al tempo stesso, spiegano, non può nemmeno essere seguita la tesi dei ricorrenti secondo cui lo Stato italiano, tramite la rogatoria, avrebbe violato i Patti lateranensi del 1929 concluso con la Santa Sede. La Corte infine conferma quasi su tutta la linea la decisione ticinese. Ritiene che le misure prese grazie a quest’ultima «sono potenzialmente utili alla procedura estera» nella ricostruzione dei flussi di denaro e che da parte del Ministero pubblico non c’è stato un eccesso ed abuso del potere di apprezzamento.

Accolto un punto

Gli inquirenti italiani avevano chiesto informazioni di dettaglio su una serie di operazioni avvenute nel 2006-2007 (tra le quali la sospetta transazione di 360 mila euro) e anche su altri movimenti del conto intestato allo IOR. La Corte dei reclami penali ha dato il nullaosta alla trasmissione dei documenti e degli estratti conto dal 1. gennaio 2006 al 3 dicembre 2007. Sulle operazioni eseguite dopo questa data però ha dato ragione ai ricorrenti. Ai magistrati italiani non verranno trasmessi i documenti bancari relativi al periodo fra il 27 giugno del 2012 ed il 10 giugno del 2014. «Non si comprende la scelta di consegnare atti relativi ad un periodo posteriore e del tutto estranei ai fatti incriminati. Per questi ultimi l’utilità potenziale va pertanto negata e il ricorso va parzialmente accolto».

Interpellato dalla NZZ, Bernasconi ha ribadito che l’unico scopo del ricorso era di tutelare il segreto bancario di una serie di clienti che non hanno nulla a che fare con l’inchiesta in questione. Questo concetto era già stato affermato l’ottobre scorso. L’avvocato luganese aveva dichiarato al Corriere del Ticino che in un procedimento penale non si possono chiedere informazioni su tutto, ma solo su ciò che ha un legame con l’inchiesta. «Devono insomma rimanere protetti i conti dei clienti che non sono coinvolti in procedimenti penali».

http://www.cdt.ch/svizzera/cronaca/123956/ior-i-dati-bancari-vanno-a-roma.html

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