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Ior, quei «conti misti a gestione confusa»

Sede iorNella nuova edizione del libro «Le mani della mafia» Calabrò spiega che i problemi della «banca vaticana» nei rapporti con l’Italia risalgono al vecchio caso Ambrosiano.

Andrea Tornielli – Città del Vaticano  –
I problemi più recenti dello Ior, come il blocco dei bancomat da parte della Banca d’Italia, potrebbero avere radici piuttosto antiche, che risalgono a uno dei casi più inquietanti della storia italiana, il crac dell’Ambrosiano.

Lo sostiene nella nuova edizione aggiornata del libro inchiesta «Le mani della Mafia» (edito da Chiarelettere, in uscita il 6 marzo), la giornalista del «Corriere della Sera» Maria Antonietta Calabrò. Il saggio, pubblicato per la prima volta nel 1991 contribuì a far riaprire le indagini sulla morte di Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. 

La giornalista nei nuovi capitoli aggiunti al precedente libro, afferma che dopo il crac dell’Ambrosiano i conti Ior aperti presso banche italiane, definiti «conti misti a gestione confusa», avrebbero continuato ad operare su sei banche, quelli della Banca di Roma di via della Conciliazione poi Unicredit, quelli dell’Ambrosiano Veneto poi trasformatosi in Banca Intesa e ancora Banca Intesa San Paolo, quelli della Banca del Fucino e di altri istituti.

Questi conti, secondo quanto emerso dalle indagini della magistratura italiana, non sono dei semplici depositi interbancari, ma avrebbero continuato a funzionare con modalità del tutto particolari. Per tutelare i propri clienti, l’Istituto per le opere di religione avrebbe usato queste banche sostenendo che quelli erano conti dello Ior, però le operazioni le faceva per conto di altri senza identificare il cliente per cui le effettuava. Insomma, una gestione confusa, che secondo la Banca d’Italia e la magistratura italiana, esporrebbe i conti Ior al rischio molto pesante del riciclaggio. A questo si deve l’inchiesta della magistratura italiana aperta nel 2010. E sempre per queste ragioni, sostiene Calabrò nel libro, tutta l’operatività dello Ior con l’Italia è stata bloccata nel 2013. All’inizio dell’anno scorso, infatti, vennero bloccati i pagamenti elettronici del bancomat vaticani, gestiti dalla filiale italiana di una banca tedesca.  

Nel libro si mette in luce l’importante e quanto mai necessario lavoro di adeguamento alle normative internazionali antiriciclaggio iniziato con Benedetto XVI. Un processo non sempre facile, e non senza ostacoli. L’anno scorso il caso di monsignor Nunzio Scarano ha gettato nuove ombre sull’istituto, dimostrando che il problema non era soltanto quello dei cosiddetti «conti laici», ma che operazioni poco trasparenti potevano avvenire grazie ad ecclesiastici e ai loro conti nella «banca vaticana». Come pure ha dimostrato che le normative antiriciclaggio servono poco se non ci sono uomini in grado di applicarle fino in fondo. E il repentino cambio di management allo Ior, voluto da Papa Francesco all’inizio dell’estate scorsa, lo dimostra.

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/calabro-ior-32474/

 

 

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