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#iostoconmagdi. Nonostante Magdi

magdi-Marco Margrita- Secondo il Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Magdi Cristiano Allam va sottoposto a procedimento disciplinare.

 Gli viene contestato di “aver pubblicato nel periodo compreso tra il 22 aprile e il 5 dicembre 2011 sul quotidiano Il Giornale articoli caratterizzati da islamofobia, in contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione italiana all’articolo 19 1° comma e dalla Carta dei doveri del giornalista; in ciò “violando l’obbligo di esercitare la professione con dignità e decoro”.

Con questi scritti il giornalista (allora anche eurodeputato) “non avrebbe rispettato la propria reputazione e compromesso la dignità dell’Ordine professionale, non rafforzando il rapporto di fiducia tra la stampa e i lettori”.

All’origine del provvedimento è un ricorso presentato dall’ l’associazione Media&diritto (che si occupa dei rapporti tra difesa dell’immagine e comunicazione, ndr), patrocinata legalmente dall’avvocato Luca Bauccio, difensore tra l’altro dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia.  Presentato nel 2012, in un primo tempo archiviato dall’Ordine del Lazio, è stato accolto dal Nazionale cui si era appellata l’organizzazione.

Magdi Cristiano Allam, con posizioni spesso non condivisibili ma sempre partendo da dati di realtà, è sicuramente un animato (pure animoso, forse) censore dell’islam.

 Tra i giudizi che gli sono contestati (nove in tutto), per dire: “l’Islam ci assedia: abbiamo il dovere di difendere la nostra cultura. Subiamo ogni giorno gli abusi dei predicatori d’odio che si annidano in quasi tutte le 900 moschee italiane” (26 aprile 2011). La conversione al cristianesimo, con tanto di battesimo in San Pietro amministrato da Papa Benedetto XVI, è già stata “superata” dal diretto interessato, che è sempre apparso più un “cristianista”. Per usare la felice formula con cui Rémi Brague indica quanti difendono il valore del cristianesimo e il suo ruolo positivo nella storia solo in senso identitarista e ideologico, come barriera a difesa dall’altro.

Questa decisione dell’ordine ha scatenato la reazione di un’ampia parte della “rive droite” della rete, all’insegna dell’hastag #iostoconmagdi . Chi scrive – nonostante Magdi, verrebbe da dire – aggiunge il proprio #iostoconmagdi.

L’Ordine dei Giornalisti, che è uno strumento di libertà per i giornalisti contro l’arbitrio degli editori, non può aprire la strada alla legittimazione di fumosi reati d’opinione. Lo abbiamo già tristemente sperimentato con la vicenda legata alla sedicente omofobia (con tanto di “linee guida” e minacce di radiazione per chi osasse, che so, scrivere che “è matrimonio solo quello tra uomo e donna”).

Non si può sostenere che esercitare il diritto di opinione commentando fatti di cronaca (spesso meritoriamente dandogli il risalto che il pavido “giornalista collettivo” si guarda ben dal dare) sia una violazione dell’etica professionale.

Si deve poter parlare liberamente dell’Islam, che ha più di un aspetto critico. Non servono sinedri che giudichino la “correttezza politica” delle opinioni.

Ha ragione il direttore de “La Bussola Quotidiana” Riccardo Cascioli quando scrive che ” il pericolo più grave per il nostro paese, per l’Europa, non viene neanche dal fondamentalismo islamico per quanto minaccioso esso sia. Il pericolo mortale è in questo nulla che esprime la nostra (non) cultura, questo odio di noi stessi che ci porta ad avere paura di tutto e di tutti, questa tendenza al suicidio culturale che spalanca le porte a qualsiasi invasore e favorisce e incentiva qualsiasi violenza. Si comincia con il non parlare del Natale a scuola per rispetto delle minoranze e si finisce con l’applaudire alle decapitazioni degli infedeli e con l’approvazione della sharia in Europa. È ciò a cui stiamo assistendo”.

Non si può, quindi, non stare con Magdi Allam. Le opinioni si discutono, non si censurano.

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